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 2012  gennaio 31 Martedì calendario

La seconda vita di Mondonico - Un mese fa Emiliano Mondonico disse che si sentiva pronto a tornare nel calcio anche se, come al solito, lo avrebbero cercato per risolvere una situazione disperata

La seconda vita di Mondonico - Un mese fa Emiliano Mondonico disse che si sentiva pronto a tornare nel calcio anche se, come al solito, lo avrebbero cercato per risolvere una situazione disperata. Detto e fatto. Ieri gli si è presentato il Novara, che quanto a disperazione si è messo in prima fila, e il Mondo torna ad allenare in serie A sette anni dopo i contrasti e l’esonero dalla Fiorentina ma soprattutto a sei mesi dalla seconda operazione per rimuovere il tumore allo stomaco. Giovedì riparte contro il Chievo. «Il tempo per lavorare non è molto» ammette mentre si prepara a cominciare ma è come se per lui il tempo fosse diventato ininfluente: succede a chi è passato attraverso un’avventura che poteva non concedergliene più. Mondonico non l’ha dimenticato e respira a pieni polmoni la libertà di considerare di nuovo il 4-4-2 uno schema per ingabbiare gli avversari e non il numero di un letto in ospedale. Mi mancava soltanto una cosa per risentirmi l’uomo che ero - confessa L’ho avuta». Esattamente un anno fa, era il 29 gennaio quando lo svelò giocando d’anticipo sulle indiscrezioni, gli diagnosticarono il cancro. Una massa letale gli aveva avvolto gli organi, gliene raschiarono via 5 chili e pareva abbastanza. Invece no. «La bestia», come la chiama lui, non si era arresa. Si ripresentò. La ricacciò via, con un filo in più di pessimismo. Ora i cattivi pensieri sono alle spalle. L’ultimo check up, a dicembre, è stato perfetto. Il prossimo sarà a marzo. Intanto eredita la panchina di Tesser, l’uomo del doppio salto acrobatico con cui i novaresi passarono dalla C alla A in due stagioni. Più che la riconoscenza potè la classifica disastrosa di una squadra baciata dalla presunzione: in estate si pensò che con la «rosa» della promozione dalla B, e persino dalla C, si potesse galleggiare in un campionato difficile, con pochi ritocchi a basso costo e la cessione dei migliori. Missione impossibile. Infatti il Novara, che pure ha una bella idea di gioco, oggi è ultimo con tre punti meno del Cesena. È la condizione ideale, o almeno è diventata la più usuale, per esaltare Mondonico che oggi si presenterà con il proprio entusiasmo contagioso. «Cosa porto? La mia voglia di vivere e non è poco», dice al telefono con una voce che non gli avevamo mai sentito. È il magnifico inizio di una storia che nel giugno scorso pareva non si potesse più scrivere. Mondo aveva appena aiutato l’Albinoleffe a salvarsi, lo attendeva di nuovo la camera operatoria. «Stavolta non so fare un pronostico - disse -. Pensavo di essere fuori pericolo dopo il primo intervento, invece ci sono ricaduto. Ho conosciuto un avversario particolare e non posso prendere impegni per un futuro che non so come sarà». Aveva gli occhi umidi. Cosa rara. Quando ne uscì, nella casa di Rivolta d’Adda mordeva il freno non potendolo più fare con le fette di salame. «Il calcio è la mia vita e l’ho capito più che mai quando ho temuto di perderlo». Non aveva più una squadra per la quale raccontare alla moglie la bugia di uscire per far lavare l’auto e intanto correre a impostare l’allenamento. Le comparsate in tv lo divertivano ma l’ossessione era tornare sulla panchina «dove la partita si vede meno bene che in tribuna ma si respira di più». La trattativa è stata rapida. Massimo De Salvo, il patron del Novara, l’aveva incontrato in uno studio televisivo. Mauro Pederzoli, il direttore sportivo, era passato invece per il Toro. Come lui. È bastato ad accendere l’idea. «Quando si molla, è tutto finito» dice a chi gli chiede se a 65 anni e con quanto ha passato fosse necessario rituffarsi nel mischione. «Ero stufo di lottare per sopravvivere e non per vivere. La cosa più bella è di tornare a fare ciò che ho sempre fatto». Per uno che ha passato le notti sveglio per vedere l’alba, «perché quando ti assalgono i pensieri, il nuovo giorno è il massimo del futuro che ti concedi», tentare il salvataggio del Novara sarà un impegno persino godibile. Il mestiere lo conosce come pochi, la voglia di vivere la porta lui. Se gli altri porteranno qualche giocatore più adeguato alla A, il Mondo si potrà divertire.