Notizie tratte da: Vanna Vannuccini # L’amore a settant’anni # Feltrinelli 2012 # pp. 128, 10 euro., 1 febbraio 2012
Notizie tratte da: Vanna Vannuccini, L’amore a settant’anni, Feltrinelli 2012, pp. 128, 10 euro
Notizie tratte da: Vanna Vannuccini, L’amore a settant’anni, Feltrinelli 2012, pp. 128, 10 euro.
• Le statistiche ci dicono che mentre calano i matrimoni tra i giovani, il loro numero è in aumento tra i settantenni. (p. 10)
• «Nessuna bellezza primaverile o estiva ha la grazia che ho visto su un volto autunnale» (John Donne, Elegia autunnale). (p. 11)
• […] Storie d’amore e di sesso in tarda età. Bisogna risalire almeno al Sei-Settecento per trovare degli esempi. Una Ninon de Lanclos ebbe amanti più giovani finché visse. E così Madame de Warens, tra i cui amori spicca un giovanissimo Jean-Jacques Rousseau. (p. 15)
• Con il Concilio di Trento la chiesa aveva fissato l’età sinodale delle perpetue - le donne che potevano stare nella casa di un prete come domestiche – a quarant’anni che allora era l’età della menopausa. Oltre quell’età non c’erano pericoli, ogni turbamento sessuale era impensabile. (p. 15)
• Uno degli aspetti più significativi degli innamoramenti in tarda età è quanto spesso l’amore fiorisca tra un uomo e una donna che si erano conosciuti - e forse anche amati - da giovani. […] Riallacciare un rapporto di gioventù è più facile, scrive la sessuologa Judith Wallerstein, perché con coloro che abbiamo conosciuto da giovani resta quella la che lei chiama la "doppia visione", che unisce l’immagine idealizzata della gioventù con la realtà dell’età attuale. Pur sapendo che sono venuti le rughe e gli acciacchi, che siamo vecchi abbastanza da scambiarci gli occhiali al ristorante per leggere il menu, ricordiamo ancora nitidamente come lei o lui fossero affascinanti la prima volta che li avevamo visti e c’eravamo innamorati, e questo ci permette di vederli ancora con gli occhi del primo incontro. In un’età in cui la bellezza fisica è in declino, una vecchia fiamma tende all’altro uno specchio diverso […]. (pp. 16-17)
• L’amore maturo, quando funziona, dice lo psicologo David Schnarch, significa che due persone possono aprire gli occhi quando fanno l’amore e hanno piacere a guardarsi. (p. 18)
• La riscoperta dell’attività sessuale in tarda età è certamente un aspetto della trasformazione in atto nel processo di invecchiamento. […] Non potrebbe questo fenomeno avere addirittura l’effetto opposto? Distruggere la tranquillità d’animo dei vecchi, aumentarne l’insoddisfazione, convincerli di essere privi di qualcosa di cui gli altri si deliziano?, riflette un amico dopo aver visto il film Settimo cielo. […] Siamo sicuri che gli ottantenni vogliano comportarsi come se avessero quarant’anni, e che non preferiscano starsene tranquilli, passeggiare in riva al mare, leggere? "Presto non sarà più permesso comportarsi da vecchi. Quello che sembra un’espansione di libertà finirà per diventare un obbligo: invece di una liberazione sarà causa di nuovo stress." […] Concorda un’amica. "Quando uno arriva a ottant’anni dovrebbe poter contare di non morire di malattie infantili o di pene d’amore. […]" (pp. 18-19)
• Un’altra [DONNA] ha commentato: "Dire ai vecchi che non devono più pensare al sesso e all’amore è lo stesso che dir loro che dopo una certa età non devono più farsi occhiali nuovi, tanto hanno già visto abbastanza". (p. 20)
• Le ricerche ci dicono - e i nostri colloqui hanno confermato - che in età matura il sesso è diverso rispetto agli anni giovanili. Le persone interrogate lo definiscono "migliore", […]. Nemmeno le rughe suscitano più imbarazzo. […] Le settantenni di oggi sembrano essersi liberate dello sguardo dell’uomo. […] Oggi questa generazione […] sa di avere un valore che va oltre le rughe e la cellulite. "Perché dovrei vergognarmi?" ci ha detto Diana. "Alla nostra età, il narcisismo è finito. L’amore maturo significa poter aprire gli occhi mentre lo facciamo e aver piacere a guardarsi. Nonsiamo adolescenti che idealizzano il corpo perfetto. Sappiamo che un essere così non esiste. Se scegliamo qualcuno è perché gli riconosciamo anche uno sguardo interiore. Combattiamo le battaglie di sempre, ma siamo noi a scegliere su quali trincee." (pp. 20-21)
• Walter Bortz, il maggior esperto americano sull’età e l’invecchiamento […]: "Molti rapporti scientifici confermano che se volete campare fino a cento anni, un ottimo modo per cominciare è avere una buona attività sessuale". (p. 22)
• [Racconto] LA MAGIA DEL NUOVO INIZIO. Mia figlia mi guarda allibita. Ha poco più di quarant’anni, è una donna in carriera, fa l’avvocato alla City, […]. Io invece una carriera vera e propria non l’ho avuta, nel senso che non ho mai svolto un lavoro preciso, ho fatto dei lavoretti per cui avevo una certa attitudine e che mi sono capitati un po’ per caso. […] La settimana scorsa mia figlia ha voluto che andassimo a colazione insieme, in una trattoria italiana […]. Mi ha subito rimproverato che marcavo troppo forti le sopracciglia con la matita marrone: "A che ti serve," mi ha detto, "se poi ti cadono le guance?". Proprio perché ho le guance cadenti, do risalto a quello che ho, le ho risposto. Quando s’invecchia, i tratti del viso non sono più ben delineati come da giovane, per quello li disegno. […] Lucy […] ha settantatre come me […] Quando t’innamori ti senti assolutamente giovane. Sei immerso nel presente, la gabbia che gli anni ti hanno costruito intorno si spezza. Smetti di porti domande sul futuro. A me è successa la stessa cosa, ma a mia figlia non riesco a spiegarlo perché non appena accenno ad Andrzej lei cambia discorso. È come il primo amore. Qualcosa di molto romantico, ti tremano le ginocchia. Letteralmente. Il sesso ti dà il piacere più forte che ti sembra di aver mai provato, ti viene la pelle d’oca anche se lui ti tocca un braccio. É come avere di nuovo quindici anni, la sola differenza è che sai che il tempo davanti a te è poco. A volte ci sembra che potremmo passare a letto l’intera giornata. Non parlo solo di sesso. La gente irrealisticamente pensa che il sesso debba essere qualcosa di grandioso. Se guardiamo all’orgasmo come alla misura del piacere, sbagliamo. Perché molte sono o le cose di cui una persona gode con il sesso, più importanti delle semplici acrobazie: la vicinanza, il calore. Andrzej è un uomo di spirito, è intelligente, stare insieme ci dà allegria. Quando vivi da sola l’allegria è la cosa che ti manca di più. Un’allegria spensierata, questo è il regalo che ci facciamo reciprocamente. […] L’avevo incontrato per caso, un giorno, dopo aver passato diverse ore a sgomberare la casa di un’amica che alla sua morte mi aveva nominato esecutrice testamentaria. […] a Londra. […] La casa dove aveva abitato era in una delle zone più desolate dell’East End. […] Non c’è un caffè o un ristorante nel raggio di chilometri. Il solo posto dove puoi bere qualcosa è un Mc Donald’s […] Anche Andrzej abita nell’East End […]. Si era già fermato al McDonald’s un paio di settimane prima […]. Era già lì quando entrai […]. Fu come se Cupido avesse lanciato una freccia. Non so trovare altre parole per dire come da un giorno all’altro si ritrovino le trepidazioni del primo amore. È come togliersi il cappotto pesante a primavera. […] Ti viene la pelle d’oca quando ti tocca per la prima volta. Vai agli appuntamenti con le scarpe leggere anche se piove. Cammini per strada e pensi: e se per caso lo incontrassi? […] Insieme ridiamo molto, qualche volta litighiamo anche, […]. Ma a questa età anche litigare è diverso. Da giovani il rancore dura a lungo, fai di tutto una questione di principio. Da vecchi non hai paura a dire in faccia quello che pensi, ma ti passa subito […]. Siamo vissuti troppo a lungo per non relativizzare e abbiamo fatto troppi errori per dare giudizi. Tutte queste emozioni, questi alti e bassi, questi sfoghi e queste rappacificazioni ti fanno sentire viva. […] Alla nostra età invece l’amore e qualcosa di vitale, qualcosa che tocca l’esistenza. Perché la vita finisce presto ed è più preziosa. (pp. 23-29)
• [Racconto] L’AMORE DELLA MIA GIOVENTU’. Phil e Sally […] per due anni avevano preso spesso quello stesso treno per andare a passare il fine settimana a New York. In quei due anni erano stati inseparabili, tanto innamorati da non riuscire a stare lontani. […] Ora però quel viaggio li avrebbe separati per molto tempo. […] Sally sarebbe partita per l’Europa. […] Phil non aveva fatto rimostranze. Forse lui, che aveva oltre dieci anni di più, avrebbe voluto costruire un rapporto durevole, magari anche farsi una famiglia, ma chi negli anni sessanta osava parlare di rapporti durevoli, di progetti di vita comune? […] Anni dopo Sally si era sposata, aveva avuto tre figli, due maschi e una femmina. Natalie era morta a ventidue anni. […] Phil lo aveva rivisto solo una volta, quando abitava in Illinois col marito e lui era capitato a Chicago per una conferenza. […] Poi non si erano più rivisti. […] Il telefono squillò una mattina di novembre poco prima delle otto. […] "Parlo con Sally?" "Sì, chi parla?" "Sono Phil." Ci fu una pausa. "Ti ricordi ancora di me?" "Phil! Certo che mi ricordo! Come stai?". Da un po’ di giorni si era iscritto a Facebook e come tutti i neofiti passava ore sul sito. Per caso aveva notato il profilo di un giovane che gli aveva ricordato il nome da sposata di Sally e subito aveva cercato il suo numero sull’elenco telefonico […]. Parlarono a lungo. Lui raccontò che quattro anni prima aveva perso la moglie, lei che viveva da sola dopo il divorzio, ormai da quasi vent’anni. "Dobbiamo assolutamente rivederci," disse lui alla fine. "Ottima idea, senz’altro," rispose Sally ma riattaccando pensò di aver detto una sciocchezza. Lui viveva a Philadelphia, lei in Colorado, […]. Seguirono altre telefonate e a Natale Phil annunciò che sarebbe andato in macchina in Texas a trovare uno dei figli, e che di lì sarebbe poi passato in Colorado a trovarla, […]. Arrivò il venerdì sera, con tre giorni di anticipo. Prese una camera in un albergo e telefonò subito. Sally era a cena da amici, […]. Lui avrebbe voluto incontrarla immediatamente, ma lei era stanca, propose di fare colazione insieme l’indomani mattina, […]. Alle nove meno dieci era davanti alla camera 205. Euforica. […] Bussò, Phil aprì la porta, si scambiarono un gran sorriso e si abbracciarono. […] Dopo colazione fecero un lungo giro in macchina. Era una bella giornata di gennaio, […]. Al ritorno in città decisero che avrebbero cenato insieme nel ristorantino preferito di Sally. Ma era ancora presto per la cena e si fermarono di nuovo all’albergo. Facciamo prima un sonnellino?, propose lui. Lei acconsentì. Si misero nudi a letto e non uscirono più. Chiacchierarono più che fare sesso, […]. Ricordarono quanto si fossero amati, chiedendosi perché non fossero rimasti insieme. Si sentivano fragili, già condannati dal tempo, ma quell’intimità inaspettatamente ritrovata li faceva sentire eterni, almeno per quella notte. […] La mattina fecero insieme la doccia, il conforto dei due corpi vicini la commosse. Lo portò a casa sua, voleva fargli vedere i luoghi della sua vita. Andarono fino al cimitero dov’era la tomba di Natalie. Sapeva che Phil poteva capirla perché anche per lui la tragedia più grande della vita era stata la perdita di un figlio di trentaquattro anni. Invecchiare, disse lui, ci dà un’emotività diversa; abbiamo bisogno di comprensione, di tenerezza. Il giorno in cui Phil partì per tornare a Philadelphia si alzarono presto per andare a recuperare la carta di credito che avevano dimenticato in un ristorante fuori città. […] Mentre guidava, Phil posò la mano sul suo ginocchio e Sally sentì come una scossa elettrica. Quel gesto la riportò di colpo ad anni lontani. Non poteva credere di riprovare la stessa passione di allora. Da Philadelphia Phil le telefonava ogni giorno. Le propose di raggiungerlo per fare insieme un viaggio sulla costa, fino a Key West. […] Partirono ai primi di marzo. Un viaggio inebriante, […]. Al ritorno in Colorado i figli […] l’hanno aiutata a impacchettare le cose da portare a Philadelphia. (pp. 31-36)
• «Invecchia con me. Il meglio deve ancora venire» (Robert Browning). (p. 37)
• [Racconto] MISS LOMBARDIA 1947 […] Liliana [MISS LOMBARDIA 1947] […] nel suo appartamento c’era stato un incendio. […] In quell’appartamento milanese era andata ad abitare da single. Dopo quarantotto anni di matrimonio, lei e il marito avevano deciso di comune accordo di vivere ognuno per conto proprio. La sua nuova vita a Milano le piaceva. Era circondata dalle sorelle, le cognate, i figli, i nipoti. Ma sentiva un vuoto, un senso di solitudine. Un giorno lesse sul "Corriere" la lettera di un lettore che cercava i vecchi compagni di liceo e le venne in mente di fare lo stesso. Scrisse al giornale che desiderava rintracciare gli alunni della Terza B, liceo Carducci, anno di maturità 1944. Telefonarono una decina, e in quattro o cinque arrivarono nel suo appartamento il giorno fissato. C’era anche lui, Armando Pasini, che aveva portato un magnifico mazzo di rose. Era un compagno di classe che lei non aveva mai notato in modo particolare: un tipo normale, né bello né brutto, né alto né basso, piuttosto bravo, ma non il primo della classe. Di lui ricordava bene solo gli occhi, perché erano uno azzurro e uno nero. […] Armando tirò subito fuori dal portafoglio un ritaglio di giornale. […] Ricordava episodi della vita di lei da ragazza ai tempi del liceo che lei stessa aveva dimenticato. Liliana invece non ricordava nemmeno di avergli rivolto direttamente la parola salvo una volta, durante una gita scolastica, […]. Chiacchierarono a lungo. Gli anni di liceo erano indimenticabili. […] Alla fine della chiacchierata decisero che si sarebbero rivisti presto. Ma arrivò l’estate, lei andò in Spagna […], lui sulla riviera ligure. Di lì le telefonava spesso, e questo la metteva in un certo stato di eccitazione, […]. Il desiderio di rivederlo cresceva come Ia panna quando la fai montare, diceva alla figlia. […] Al rientro dalle vacanze Armando venne a trovarla da solo. Lei aveva appena finito il restauro dell’appartamento dopo l’incendio, gli mostrò le stanze rimesse a posto. Questa deve essere ancora inaugurata, disse aprendo la porta della camera da letto dove gli operai avevano lavorato fino al giorno prima. Perché non lo facciamo subito?, propose lui. Da tre anni vivono insieme, […]. Ormai non sanno star più lontani […]. Lui ha tappezzato l’appartamento di gigantografie, di immagini di lei da ragazza: […]. Ormai hanno rispettivamente ottantasei e ottantaquattro anni. E un unico rammarico: "Se solo avessimo dieci anni di meno!". (pp. 37-41)
• «Il grande segreto condiviso da tutti i vecchi è che non si è cambiati in settanta o ottant’anni. Il corpo è cambiato, ma noi no. E questo naturalmente crea grande turbamento» (Doris Lessing). (p. 43)
• [Racconto] TROPPA FELICITA’. Siamo a Sperlonga, è l’agosto del 1959. Arriva al club Gentili un gruppetto di quattro studenti americani della USC, invitati da Tove, una ragazza americana che organizza tutti gli intrattenimenti del club, […]. Fu una settimana molto divertente per tutti. […] Finita l’estate, Tove tornò in America, si sposò ed ebbe due figlie […]. Molti anni dopo, Joe, uno dei quattro di Sperlonga, incontra Tove e Doug; insieme rievocano i giorni di quella felice estate e Joe chiede se hanno notizie […] in particolare di me, Caterina. […] Da un anno a questa parte ricevo in media tre o quattro email al giorno, sempre più affettuose e appassionate. Da principio ho risposto per gioco, poi mi sono anch’io lasciata prendere […]. Ho detto e scritto espressioni che mai avevo usato prima. Ho scherzato e riso come non mi succedeva da anni, tutti mi dicono che il mio aspetto è migliorato, […]. Malgrado gli acciacchi mi sento piena di vita, più giovane. Il guaio è che sono diventata email-dipendente e se per un giorno non ricevo messaggi, divento nervosa e impaziente, bisogna che lasci perdere perché sto diventando una vera cretina... Mi sento perfino gelosa di questo fantasma fatto di parole su uno schermo, che non conosco e che ha, come me, settantadue anni. Lo immagino con altre donne (!) che lo circuiscono, […]. Poi, appena ricevo un messaggio affettuoso, divertente, appassionato, ridivento allegra, spensierata, serena... una vera teenager! Da un po’ di tempo dalle email siamo passati alle telefonate, […]. Ora aspetto il momento ormai prossimo in cui ci incontreremo di persona. Ho una gran paura della reazione che avremo, vedendo come sono diventati i nostri corpi e i nostri visi, pieni di rughe. […] Riusciremo ad accettare, ad amare le nostre carenze fisiche, così come abbiamo imparato ad amare i nostri pregi intellettuali? (pp. 43-45)
• Email dell’americano Joe all’italiana Cati, settantaduenni: “[…] Sono le 4.12 di mattina a Roma e tu dormi ancora tranquilla, Cati, mia cara... Questa differenza di orario tra Roma e la California significa che uno di noi deve sempre augurare la buona notte all’altro. Ma penso che l’alba sia... sia il momento migliore (lo pensi anche tu?).., così ti lascerò dormire ancora per qualche ora... ti guarderò soltanto... sorridendo... e poi ti dirò "buon giorno" con tenerezza. E poi...? Il mio amore, Joe”. (p. 49)
• Email dell’americano Joe all’italiana Cati, settantaduenni: “Che Dio ti benedica e tanti lunghi forti caldi umidi baci. Ti voglio baciare tutta, Cati. Joe”. (p. 50)
• Perché l’età è un’opportunità non minore della giovinezza / sebbene in altri modi / e quando il crepuscolo scompare / il cielo è pieno di stelle, / invisibili alla luce del giorno. (Henry Wadsworth Longfellow). (p. 57)
• […] Internet resta una grande risorsa. […] Sempre più persone, giovani e anziane, si cercano in rete […] e anche per le donne ormai è […] socialmente accettabile. Certo sono ancora poche quelle che confessano di cercare, se non dopo un incontro felice: non perché l’uso di internet appaia indecoroso ma perché nessuno ammette volentieri di essere alla ricerca di un partner. Per le donne resta più difficile che per gli uomini trovare un compagno, sia perché vivono più a lungo e sono due terzi del totale degli anziani, sia perché gli uomini spesso scelgono donne più giovani, […]. (p. 58)
• Secondo uno studio commissionato da Match.com, internet è ormai al secondo posto nelle possibilità di incontri (al primo la scuola o il posto di lavoro). (p. 58)
• In Germania nel 2009 su 17 milioni di persone di età superiore a sessantotto anni se ne sono sposate 12.500 via internet. Il più vecchio a novantanove anni, la più vecchia a novantasei. E l’anno scorso, su 2,7 milioni di nuove coppie, una su tre si era conosciuta in rete. In Italia i settantenni che usano internet sono solo due milioni e mezzo, una cifra molto più bassa della media europea, perciò anche la ricerca del compagno o della compagna via web ha dimensioni più ridotte; […]. A Monaco una signora quarantenne, madre di due figli, dopo aver perso il lavoro di consulente informatica con la crisi del 2008, ha creato un sito di grande successo, Netzwerker 50+, per aiutare i settantenni in rete. Esistono anche siti riservati agli ultraottantenni. […] Questi siti specializzati riescono a mettere insieme in poco tempo persone che hanno gusti simili, biografie compatibili, fasce di età analoghe e modi affini di vedere il mondo. […] Un esempio: l’algoritmo usato da Match.com prende in considerazione 1500 variabili, che, messe a confronto con le variabili di altre persone, creano una serie di cosiddette "interazioni". Qualcosa di simile a Netflix, un sito che con un processo analogo scopre quali film ti piaceranno (la sola differenza in questo caso è che tu non devi piacere al film). (pp. 58-60)
• Per Woody Allen internet sarebbe stata utilissima. Negli anni settanta il suo protagonista Babcock cerca una "prostituta intellettuale" per discutere con lei di Proust, di Eliot, di Yeats. Dice che, pur considerandosi un uomo felicemente sposato, la moglie non gli dà quegli stimoli intellettuali di cui ha bisogno, "una cosa che purtroppo non sapevo, quando ci siamo sposati". […] Siti specializzati, come Lib-dating delle biblioteche belghe, promuovono incontri nelle sale di lettura allietati da un buon bicchiere di vino rosso. Match.com ha creato per i bibliofili un link speciale con Penguin Books. Per iscriversi a questi siti non c’è nemmeno bisogno di rivelare l’età o il peso, come chiedono altri siti specializzati. Basta scrivere il nome dell’autore preferito, dando la motivazione della propria scelta. […] (pp. 60-61)
• Sta cadendo un altro tabù, quello della donna più vecchia del maschio. Le ricerche rivelano che sempre più uomini giovani cercano donne mature. In un rapporto del "British Medical Journal" sono riportate email come: "Sono un maschio di quarantasette anni e ho una storia con una donna di settantasei! Devo dire che è il più bel momento della mia vita!!! Il sesso mi piace, e lo facciamo tutti i giorni mattina e sera. Ci baciamo, i suoi seni non sono più quelli di un tempo ma chi se ne importa; sto così bene! Con la mia ex moglie non potevo far sesso più di una volta la settimana e comunque era sempre stanca!" (scrive un tal Randy, il 19 febbraio 2010). (pp. 61-62)
• Cercando un riscontro, nell’ottobre del 2010 ho messo un annuncio su un sito web tedesco: "Settantenne amante della vita, finanziariamente indipendente, cerca uomo vitale per fare conoscenza e trascorrere ore piacevoli". In pochi giorni sono arrivate oltre duecento risposte. Citeremo qui solo quelle inviate da uomini molto giovani: "Ho ventisei anni e non ho problemi a incontrare ragazze della mia età. Ma sono incredibilmente attratto dalle donne mature. Ce ne sono alcune nel mio ufficio e non posso evitare di fare delle fantasie su di loro. C’è qualcosa in una donna educata, intelligente, colta e matura che mi fa impazzire. Sbaglio?". E ancora: "Spero che non mi risponda che sono troppo giovane perché lei voglia fare sesso con me. Ho venticinque anni. Se mi dice di sì disattivo subito il mio indirizzo email e non mi faccio più trovare da nessun’altra". […] La spiegazione data dai sessuologi è che i rapporti con donne coetanee sono spesso brevi e insoddisfacenti perché le ragazze hanno aspettative troppo alte e i maschi soffrono di ansia da prestazione. Le donne mature, invece, sono meno esigenti e più tolleranti; per loro la relazione con un uomo giovane è una formidabile compensazione alla ferita narcisistica di invecchiare. (pp. 62-63)
• La mitologia greca ci ha tramandato la storia di Tiresia, l’indovino che per volere degli dèi fu tramutato in una donna, e per sette anni, prima di ritornare uomo, provò tutti i piaceri riservati a una donna. Fu a lui perciò che si rivolsero Giove e Giunone per risolvere una questione sulla quale avevano finito per litigare: precisamente chi provasse maggiore piacere nel rapporto sessuale, se l’uomo o la donna. Nessuno poteva saperlo meglio. Il responso di Tiresia fu che il piacere sessuale si compone di dieci parti: di queste, nove le prova la donna e una soltanto l’uomo. Giunone, infuriata perché Tiresia aveva rivelato un segreto che avrebbe dovuto restare nascosto agli uomini, per punizione lo fece accecare. Fu allora che Giove, per rendergli meno dolorosa la cecità, gli diede il dono di prevedere il futuro; nonché di vivere per sette generazioni. (p. 63)
• I vecchi si sono abituati […] a non parlare della loro sessualità. Ma da un’indagine di lungo periodo dell’Università di Göteborg, iniziata nel 2001 interrogando […] coppie che oggi sono alla soglia degli ottant’anni, risulta che il comportamento sessuale è enormemente cambiato negli ultimi decenni del Novecento. Nel 1971 solo il 47 per cento degli uomini e il 12 per cento delle donne confessava di avere una vita sessuale e di questi solo il 10 per cento aveva un rapporto sessuale una volta alla settimana. Oggi un terzo degli interrogati dice di fare sesso con il partner almeno una volta alla settimana e la percentuale di chi ha una vita sessuale attiva è salita al 70 per cento per gli uomini e al 40 per cento per le donne. E non si tratta di compiere un dovere coniugale. L’83 per cento delle donne dice di avere di regola un orgasmo, e sono rare quelle che affermano di avere problemi nel rapporto sessuale. Anche le difficoltà di erezione dell’uomo sono diminuite, e non solo per merito del Viagra. (p. 64)
• Il tema di come si vive dopo i settant’anni diventa oggetto di uno studio scientifico con una ricerca dell’Accademia tedesca delle scienze che ha dato risultati sorprendenti. Più di cinquecento tra uomini e donne dai settanta ai cento anni […] hanno smentito molti pregiudizi sulla vecchiaia. I settantenni non si sentono più infelici o meno soddisfatti di quanto lo siano stati in gioventù, nonostante le perdite, i dolori e le difficoltà della vita. […] Solo negli anni immediatamente prima della morte il piacere della vita cala a causa dei crescenti limiti all’autonomia, […]. Ma in generale almeno fino agli ottantacinque, la salute e la situazione economica dei "giovani anziani" sono molto migliori di quanto non s’immagini. Viene smentito, almeno per quanto riguarda la Germania, il cliché del vecchio povero solo e malato. Soltanto il 3 per cento è povero, meno del 10 vive in una casa di riposo per vecchi, il 60 per cento vive da solo in casa propria, e di questo 60 per cento tre quarti sono donne. […] Mancano ricerche delle stesse dimensioni per l’Italia ma quelle che esistono confermano che è in aumento la percentuale delle persone anziane che considera la sessualità una componente importante della vita anche da vecchi, e pensa che potrebbe innamorarsi se incontrasse la persona giusta. Secondo un’indagine Censis-"Salute la Repubblica" del 2009 di questa opinione continuano però a essere in Italia molto più gli uomini delle donne (64 rispetto al 44,6 per cento). La percezione di sé come più giovani rispetto all’età anagrafica - dai tredici ai quindici anni in meno della propria età - è aumentata anche in Italia. E più le persone si sentono giovani, più a lungo vivono. (pp. 65-66)
• [Racconto] TUTTI VOGLIONO MRS ROBINSON. Elfriede era disperata. Da quando, a settantanove anni, aveva chiuso la sua bella libreria nei dintorni di Vienna soffriva d’insonnia. […] Alla fine andò da un medico. Ne scelse uno che non conosceva in un paese un po’ distante dal suo, perché doveva confessare una cosa che la imbarazzava. Voleva dei sonniferi, gli disse. Il solo rimedio che la liberava dall’insonnia, balbettò, era... insomma... se "mi toccavo". Il dottore […] poteva darle delle pillole, ma una cura molto più efficace per l’insonnia è... il sesso, le disse. "Ma sono vecchia! Ho ottant’anni!" esclamò lei. "Certo non è più giovanissima. Ma ci sono uomini a cui piace il contatto sessuale con donne della sua età." "E mi scusi, come lo trovo un uomo come quelli che dice lei?" Il dottore le prescrisse qualche innocuo rimedio alle erbe e glielo diede insistendo: "[…] Metta un annuncio sul giornale". Elfriede è una donna piacente […]. È stata sposata due volte e ha avuto tre figli. Nella sua vita però il sesso era sempre stato un disastro. Il primo marito era spesso via per lavoro, quando era a casa faceva l’amore di rado e molto male. Le veniva in mente quel commento attribuito all’imperatrice Maria Teresa, che aveva detto: "Peccato che nel frattempo non si possa almeno lavorare a maglia". Aveva avuto una storia con un loro amico, un ballerino sposato. Ed era stata l’unica in cui aveva provato piacere a fare l’amore; forse la sola volta nella vita in cui aveva avuto qualcosa di simile a un orgasmo. Ma il marito lo venne a sapere e divorziò. Si sposò di nuovo, ma il secondo marito si rivelò un alcolista che si mostrò più ubriaco, più sozzo e più rude, cosa che le impediva di fare sesso con lui. Divorziarono e negli ultimi quarant’anni Elfriede non aveva mai dormito con un uomo, nemmeno una volta. I medicinali prescritti dal medico si rivelarono inefficaci. Non restava che l’inserzione. Elfriede […] trovò il coraggio, mise un annuncio sul giornale riducendo la sua età di dieci anni, e aspettò. Nel giro di pochi giorni ricevette una caterva di lettere, e anche quando mise un annuncio con la sua età vera le lettere continuarono ad arrivare. A centinaia. Le vagliò attentamente, buttando quelle oscene, […] e telefonò a quelli che le avevano scritto le lettere più interessanti. Nei primi quattro mesi una cinquantina di uomini si presentò nel suo piccolo appartamento di Laxenburg, un borgo fuori Vienna. […] Chi per qualche ragione non le piaceva, trovava il modo di licenziarlo con cortesia. Con gli altri cominciò una vita sessuale diversa da quanto lei - o la maggior parte delle donne della sua età - avesse mai sperimentato. Avevano dai ventisette ai sessant’anni. Alcuni deludenti, altri magnifici. La maggior parte giovani. Cominciò quasi subito a eliminare quelli sopra i cinquanta - hanno problemi di erezione, dice. Li vedeva in genere per non più di una volta, dopo i due matrimoni andati così male non aveva nessuna intenzione di iniziare un rapporto di coppia. […] Una volta, contro ogni sua decisione, si accorse di essersi innamorata. Lui era un uomo sposato di quarant’anni che si chiamava Gerald, […] che le diede cose "a cui solo ora scopro che avrei sempre avuto diritto, e che i miei mariti mi avevano tenuto nascoste. Mi diede questo senso incredibile che tutto andava bene e andrà bene e che se qualcosa non andava in quel momento sarebbe andata bene dopo". Ma era decisa a non lasciarsi coinvolgere. "Dovevo proteggermi. Anche le pene d’amore sarebbero state una perdita di tempo. Oramai ero troppo vecchia per permettermele." Così per combattere il coinvolgimento prese tre amanti fissi oltre a Gerald, uomini che le piacevano e che era contenta di vedere di tanto in tanto. […] Elfriede si era trasformata. Tutte le sue inibizioni erano svanite. "Quando la mattina mi lavavo i denti mi guardavo allo specchio. Sembra ridicolo dirlo, ma mi sentivo negli anni migliori. Ero vecchia e me lo vedevo in faccia. Mentre prima mi era successo di guardarmi per caso in una vetrina o in uno specchio e di non riconoscermi, ora mi trovavo attraente. Mi vedevo come una donna viva, curiosa. Avevo qualcosa che piaceva agli uomini." […] Forse la scoperta più sorprendente era che il dottore aveva avuto ragione: molti uomini sono attratti dalle donne più vecchie. […] Lei ne è sicura, e nega che si tratti di perversione. "È un’inclinazione, non una perversione," insiste. (pp. 69-73)
• «Il cuore non ha rughe» (Madame de Sévigné) (p. 75)
• [Racconto] DUE FILARI DI LINO. […] Veroli, nella campagna ciociara, […]. Domenica […] Ottant’anni […]. [DA GIOVANE] Una mattina, faceva caldo, lei era andata al torrente a lavare i panni, le si avvicinò Peppinello. […] Da allora si fece vivo ogni giorno, […]. Un corteggiamento assiduo. Dopo qualche mese era incinta. Peppinello era sposato. […] La gente del paese si voltava dall’altra parte quando lei passava. Peppinello non lasciò mai la casa e la moglie. Ma insieme fecero sette figli. Passarono gli anni. […] Ma i compaesani non la perdonarono mai. […] Solo il vecchio monsignore […] la prese a benvolere. Li chiamò entrambi, Peppinello e Domenica (la moglie di lui intanto era morta), a fare i guardiani della vecchia dimora. Lei lavorava in casa, Peppinello si occupava del giardino […]. Arrivato a settant’anni, Peppinello morì. […] Il monsignore morì, […]. Lei si rattristava all’idea che si sarebbe trovata a vivere da sola in quella casa enorme […]. Un giorno, mentre tornava a casa dalla solita passeggiata in campagna […], si accorse che qualcuno la stava seguendo. Si fermò a prendere fiato sulla panchina […] e l’uomo la raggiunse. Sono Bruno, le disse. Lui aveva la sua stessa età, e qualche volta da ragazza l’aveva guardato - era un bel giovane bruno, magro, con gli occhi, che ridevano. Ma dopo la sua fuga con Peppinello era andato a vivere al Nord, e non l’aveva più visto. Erano passati cinquant’anni. Chiacchierarono a lungo. […] Cominciò ad andare a trovarla ogni giorno. Quando stava per arrivare, Domenica chiedeva alla signora di dirgli che era in giardino. Si nascondeva dietro qualche cespuglio. Le piaceva guardarlo, senza che lui lo sapesse, mentre la cercava affannosamente. E che risate si facevano quando alla fine si lasciava scovare! Era come se dentro di lei si fosse riacceso un fuoco. E anche dentro di lui. Si sentiva giovane. Le sembrava incredibile, da vecchia, di provare gli stessi sentimenti amorosi che aveva provato a vent’anni. […] Domenica era diventata un’altra. Si pettinava con cura. Non metteva più i soliti abiti scuri, portava vestagliette leggere, camicette e golfini di colori vivaci. Aveva sempre il sorriso sulle labbra, mostrava orgogliosa i pochi denti che le restavano. Bruno le chiese di sposarlo. Le sembrò di salire al settimo cielo. Non era mai stata così felice. […] Il paese reagì con durezza, alcuni si fecero carico di chiamare dal Nord il fratello di Bruno, che era sacerdote. I figli si coalizzarono compatti contro di lei. Si ritrovarono tutti insieme al paese, era la prima volta, nessuno di loro era mai tornato a trovarla, nemmeno quando si era ammalata ed era finita in ospedale. Le dissero che non volevano diventare lo zimbello del paese. Quando arrivò a Veroli il sacerdote, fratello maggiore di Bruno, le cose avevano già preso il loro corso. Lui disse a Bruno che era una pazzia e se lo riportò a Milano. Quando raccontò la sua storia, Domenica aveva ormai ottant’anni. Vestiva di nuovo di scuro ed era piena d’acciacchi. (pp. 75-80)
• «La grande questione alla quale non riesco a dare una risposta dopo trent’anni di studio dell’animo femminile è: che cosa vuole una donna?» (Sigmund Freud). (p. 81)
• […] da tempo immemorabile le donne sono state dipendenti dai mariti finanziariamente, socialmente, legalmente e in ogni altro modo. Chi non si sposava era relegato ai margini della società, […]. Il matrimonio era una svolta cruciale nella vita di una donna, […]. Anche sulla sessualità ci sono state raccontate molte bugie. Le ricerche rivelano che le donne erano spesso sessualmente semianalfabete e che milioni di loro non hanno mai provato il piacere sessuale nel matrimonio o avuto un’idea di che cosa fosse un orgasmo. Ancora nel primo Novecento, del resto, il corredo di una ragazza italiana di buona famiglia includeva il lenzuolo di nozze che mostrava la scritta ricamata: "Non lo fo’ per piacer mio, ma per dar dei figli a Dio". (pp. 81-84)
• Un’altra sorpresa aspetta una donna quando s’innamora a settant’anni, ed è che tra uomini e donne della sua età la sessualità è viva e vegeta. […] Gli studi sulla vita sessuale dei settantenni sono agli inizi e si concentrano semmai su quelli che hanno problemi, non su quelli che non ne hanno. […] Le indagini esistenti […] ci dicono che i settantenni sessualmente attivi sono molto più numerosi di venti o trent’anni fa. Enormemente aumentato è tra loro il numero delle donne, […]. (pp. 86-87)
• Alcuni anni fa la casa farmaceutica Pfizer, dopo che il Viagra aveva rimosso il maggiore impedimento alla sessualità in vecchiaia per almeno cinquanta milioni di uomini, pensò di testare le pillole blu sulle donne. Il principio attivo del Viagra è una sostanza che provoca un maggiore afflusso di sangue nei genitali e sulle tremila donne sulle quali il Viagra fu testato il risultato non fu dissimile da quello provocato sugli uomini: l’irrorazione sanguigna aumentava anche per le donne nei punti decisivi. Ma le loro reazioni erano molto diverse. Sebbene le mucose si gonfiassero e secretassero un liquido, facessero cioè quello che normalmente viene considerato la prova del piacere sessuale, questo non procurava alle donne né eccitazione né godimento. Anzi, spesso nemmeno si accorgevano del cambiamento fisico che avveniva in loro. In altre parole una donna può mostrare tutti i segni dell’eccitazione senza sentirsi eccitata: […]. Dopo un po’ di tempo la società farmaceutica abbandonò l’esperimento. Le donne hanno bisogno di intimità, di segnali emotivi, la chimica relazionale deve funzionare, venne spiegato: le difficoltà di eccitazione della donna sono molto più complesse di una disfunzione dell’erezione. […] Il sesso […] per la scienza, che lo considera prima di tutto un’attività del cervello. Soprattutto per le donne, è stato dimostrato che il desiderio in loro è una questione di testa, che poco ha a che fare con la corporeità: […]. (pp. 89-90)
• [Racconto] SAREBBE STATA UNA VITA SPRECATA. […] Ancora non mi pare vero di aver avuto la fortuna di incontrare Riccardo. Non riesco a crederci. Ricordo ogni momento, ogni dettaglio del giorno in cui lo incontrai - o meglio reincontrai, perché tanti anni prima c’eravamo conosciuti all’università. Lui studiava medicina, io mi sarei diplomata infermiera. […] Mi venne improvvisamente voglia di uscire, […]. Mi vestii, mi pettinai con cura, mi misi il rossetto. Camminai fino al Naviglio e mi fermai a comprare un giornale e a bere un caffè. […] Uscii dal bar […] e quasi andai a sbattere contro un signore ben vestito, alto, che si scostò per farmi passare. Sentii la sua voce che già ero per strada. Elisa! Ma tu non sei Elisa? Mi girai e lo riconobbi subito. Era Riccardo. Da anni non ci vedevamo. Ne erano passati almeno venti dall’ultima volta che ci eravamo incontrati per caso per strada, […]. Era sempre un bell’uomo, i capelli grigi ma folti, gli occhi azzurri. Mi tese le mani […] e mi trascinò di nuovo dentro il bar. […] Io non so perché stavo sulle spine, [….] ero a disagio, come se avessi un presentimento: come se quell’incontro, quella mattina, dovesse cambiare qualcosa nella mia vita. […] Riccardo […] era diventato primario all’ospedale di Niguarda. Ora è in pensione, ma lavora tre giorni alla settimana in un ambulatorio privato. Quella mattina stessa finimmo a letto. […] Non avevo mai fatto l’amore così, per me fu una rivelazione. Provai emozioni mai conosciute. E incredibilmente - io che ho sempre paura al mare di mostrare le braccia avvizzite o le cosce flaccide - non mi sentivo a disagio col mio corpo. Bisogna dire che in effetti mi sono mantenuta bene, […]: il seno tiene, certo non posso dire lo stesso della pancia. E ci sono i chili in più, ma a quelli mi sono rassegnata. Ora che stiamo insieme da due anni ogni tanto ne parlo apertamente con Riccardo. Lui ha settantun anni, solo due più di me, ma a quest’età un uomo, se vuole, può trovare perfino una ventenne. Riccardo ride quando glielo dico. Una ventenne sarebbe più levigata - risponde -, e poi? Di che cosa parlerei con una ventenne? Che capirebbe lei di me? Il modo in cui ride sui miei dubbi mi dà molta sicurezza... E dire che è proprio la sicurezza di me che mi è sempre mancata. […]. (pp. 93-97)
• [Racconto] UOMINI, DONNE E FANTASIE. "Lei ha un corpo bellissimo." Nonostante il dolore alla cervicale che le impediva di girare rapidamente la testa, Livia gli rivolse uno sguardo severo, […]. Quando arrivi a settant’anni, il rapporto con i medici diventa sempre più fastidioso. […] Quando poteva, sceglieva medici donne. Ma osteopati donne non ne conosceva. […] Così ora si trovava lì, sdraiata sul lettino, con solo gli slip […]. È un bel ragazzo giovane, potrebbe essere suo figlio. Occhi luminosi, sorriso tenero. Viene dall’Europa dell’Est, […]. Abbassa la luce. Poi le solleva la gamba destra col piede flesso fino a formare una elle, con delicatezza la distende di nuovo, la flette ancora spingendogliela verso il petto, preme la mano sulla pancia, fa ruotare la gamba intorno all’anca. Stessa procedura per la gamba sinistra, […]. Le prende le mani e, quando stira le dita, Livia caccia un piccolo grido. Gli spiega che poco tempo prima si è fratturata il metacarpo, una frattura scomposta, ora una minuscola lastrina di titanio le fa un male terribile quando qualcuno le stringe troppo forte la mano. Lui prende la mano, la porta alle labbra e gliela la bacia. "Come ci dicevano da bambini, un bacio toglie il dolore," sorride. […] Alla seduta successiva, lo stupore aumenta. Era difficile distinguere tra una pressione e una carezza. […] Da anni ormai non pensava più’ al sesso. Sapeva che la giovinezza è il primo attributo della bellezza; […]. Dopo alcune storie d’amore dolorose […] alla sessualità non aveva più pensato. Quando le si presentava un’occasione evitava, o rinviava: meglio portarsi a letto un buon libro che l’uomo sbagliato. Quella sera non riuscì a prendere sonno. […] Quei movimenti gentili e distratti sulla sua schiena le circolavano nella testa […]. ll semplice contatto con quell’estraneo aveva fatto riaffiorare aspetti di sé dimenticati da anni. […] Per onestà con se stessa, interruppe le visite quando il dolore alla cervicale passò. Ma durante un viaggio di lavoro, […] cadde in un piccolo fossato e si ruppe una costola. Al ritorno telefonò per un appuntamento. L’osteopata l’accolse come una vecchia amica. O un’amante. […] Seduta sul lettino, alzò il braccio sinistro per mostrargli il gonfiore nel punto in cui era avvenuta la frattura e sentì che come per caso le sue dita sfioravano i suoi seni esattamente al centro. Arrivate al capezzolo, avevano avvertito la sua eccitazione e non si erano più mosse. Lui le sorrise: anche qui c’è un gonfiore, spiegò. Fu dopo che si baciarono per la prima volta. Il giorno dopo le telefonò. Mormorò che era col motorino sotto casa sua e sarebbe passato a portarle un antidolorifico per la costola rotta. Arrivò con un minuscolo mazzo di fiori. Quando uscì, […] lei [….] aveva il cuore in subbuglio. […] gli incontri continuarono. […] Nei giorni in cui fissava un appuntamento non riusciva a lavorare per tutta la giornata. Si sentiva avvolta nel fluido dell’attrazione sessuale: […]. Perché il sesso è così importante?, si chiedeva. Perché dà la sensazione di una sublime unicità, aveva scritto Martin Walser riferendosi al suo libro Un uomo che ama, […]. Il piacere ha per scopo solo se stesso, ma è uno scopo meraviglioso, aveva scritto Walser; la mancanza di sesso, invece, paralizza e depersonalizza. (pp. 109-113)
• […] Ai primi del Novecento in Italia l’aspettativa di vita per le donne era di quarantotto anni e per gli uomini di quarantacinque; oggi è rispettivamente di 85,1 e 79,3. E noi non siamo nemmeno al primo posto, saldamente occupato nel mondo dai giapponesi, […]: in Europa il primato spetta ai francesi, […]. La verità è che tutti vogliono invecchiare ma nessuno vuol essere vecchio, anche se i vecchi non sono mai stati così bene e in buona salute come oggi. […] Se nei secoli passati con l’età gli uomini acquistavano uno status speciale di saggezza, che oggi con l’avvento nevrotizzante del Viagra hanno forse irrimediabilmente perduto, la donna anziana un posto al sole non l’ha mai avuto. Solo lentamente alla sua immagine è stata data qualche connotazione positiva. […] Guardiamo invece […] al grande romanzo sentimentale che dal Settecento in poi ha plasmato la figura della donna nell’immaginario collettivo. […] Le donne che invecchiavano peggio e più precocemente erano quelle che rifiutavano di assumersi i doveri di moglie e di madre. La sola redenzione possibile alla perdita della seduzione era infatti per la donna la creazione di una famiglia […]. (pp. 119-120)
• […] Il romanzo di Marguerite Duras, dove non solo si parla di sessualità femminile, ma più specificamente di rapporti sessuali tra una donna matura e un uomo molto più giovane: "Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, amavo meno il suo viso di donna giovane che quello di ora, devastato" (L’amante, Feltrinelli, Milano 1985). (p. 122)
• Ovidio: «Cosa turpe l’amore senile» (Amores 1, 9, 4). (p. 123)
• […] La germanista Hannelore Schlaffer che nel suo libro Das Alter. Ein Traum von Jugend (La vecchiaia. Un sogno di gioventù) (Suhrkamp, Frankfurt am Main 2003) scrive: "La vecchiaia in realtà non esiste perché quando uno è vecchio e felice può considerarsi giovane". (p. 124)