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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

AGUS: IL MIO MONDO SOTTOSOPRA

Intervistare Milena Agus assomiglia sempre a un’avventura dello spirito. Avere a che fare con lei significa entrare nella terra del candore e dell’imprevisto, perché Milena non ama le interviste, ma non lo fa per posa o per snobismo. La sua fatica è autentica e tangibile. All’inizio cerca inesorabilmente di svicolare, di rimandare, poi una volta che la convinci si apre con l’innocenza di una bambina. La sua è di certo una fatica legata all’esistere, al vivere in mezzo alla gente, eppure Milena Agus la gente la ama spassionatamente, e lo si capisce leggendo dai suoi libri.
Anche questo nuovo Sottosopra (nottetempo, 170 pagine, 14,50 euro; l’autrice lo presenterà oggi alle 18 alla Feltrinelli, Galleria Sordi, con Barbara Alberti e Marino Sinibaldi) è un libro pieno di gente «sfortunata e meno amata», come lei stessa ha definito i suoi personaggi preferiti. Un romanzo assolato e pieno di incanto, fatto di piccole storie strambe che rimangono a lungo nella mente e nel cuore del lettore. Tutto si svolge nel palazzo di Sottosopra, nel centro di Cagliari, dove ogni è alla rovescia - ’nu mundu a fundu in susu – dove la vecchiaia è il momento migliore per innamorarsi e i ricchi si scambiano le abitazioni con i poveri. Alice, che racconta la storia, è quello che si chiama una ragazzina «danneggiata», che troverà uno stravagante surrogato della famiglia che non ha più negli abitanti «matti» del palazzo: Annina, una donna delle pulizie buona di cuore e innamorata dell’amore, Mr Johnson, un violista ebreo-americano geniale e sgangherato e Giovannino, il nipote, bambino saggio figlio di due omosessuali. «Scrivere è una tana che mi porto sempre dietro», ha dichiarato Agus qualche anno fa nel suo saggio Perché scrivere. «Non sono una vera scrittrice, ma solo una che scrive libri».
Dopo 5 romanzi e centinaia di migliaia di copie vendute, Milena Agus è diventata una scrittrice?
«No, non ancora. Scrittrice è una parola pesante, e cinque libri non sono tanti. La mia vita è altro: l’insegnamento, la casa, curare mia madre che è malata. Scrivo perché sennò sto male fisicamente, scrivo per spostarmi in un’altra dimensione e per non prendere tranquillanti. Ad esempio, ora sono ancora con i personaggi di Sottosopra, anche loro non mi chiedono più nulla... sono andati in giro per il mondo. E a me dispiace».
Non ha mai pensato di scrivere sequel per tenerli un po’ con sé?
«No, non sono capace, per me quando un libro è finito, il suo destino è segnato. Tendo a lasciare i personaggi nel momento in cui qualcosa va bene per loro. Come Carlotta nella Contessa di ricotta o come Annina in Sottosopra, e preferisco non sapere cosa succede dopo e lasciare i finali aperti come ho fatto per questo nuovo libro, perché così posso immaginare tanti finali diversi nella mia fantasia, come nella vita».
Alice, la giovane e fragile narratrice del suo nuovo romanzo, vuole fare la scrittrice ed è lei che racconta la storia del palazzo di Sottosopra, è un romanzo nel romanzo?
«Oh sì, e lei come me è un’indecisa e non sa come finire la storia. Sa solo che vuol dare una esistenza migliore ad Annina, una donna delle pulizie buona di cuore e ancora innamorata dell’amore anche se ha 65 anni. Alice glielo dice chiaramente: Annina io voglio scrivere un romanzo per te!».
Alice come Alice nel Paese delle meraviglie, è un omaggio?
«Il mio mondo a fundu in susu è un omaggio a Carroll, è un mondo alla rovescia dove i bambini più educati sono quelli che si sono educati da soli, i padri migliori sono omosessuali e le signore stronze sono generose. E soprattutto i signori ricchi e belli si mettono con le donne povere e vecchiotte».In Sottosopra c’è una definizione che lei usa per Mr Johnson che si addice bene alla dote principale della sua scrittura: «Una semplicità d’arrivo, frutto di passaggi complicati».
«Questo è un complimento bellissimo. La semplicità d’arrivo di Mr Johnson è quella dell’artista ideale, quello a cui il successo non interessa: lui è un violinista bravissimo ma smette di suonare in pubblico perché preferisce la vita ritirata. Un vero artista cerca l’empatia e ha solo quello come movente. Ma gli artisti così sono rari, anche perché fin che uno ha successo gli viene perdonato tutto, ma quando non ce l’ha le cose cambiano».
Realtà e immaginazione, vita e romanzo: questo è anche un libro su quanto la fantasia possa migliorare l’esistenza.«La letteratura può salvarci, perché ci dà la possibilità di vivere vite alternative alla nostra, possibilità che ha sia il lettore che lo scrittore. Il grande fascino della lettura e della scrittura secondo me stanno in questo: non essere imprigionati in una sola vita».