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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

L’ufficio di via Castiglioni, nel cuore antico di Bologna è maestoso come gli affreschi rinascimentali che esaltano le pareti

L’ufficio di via Castiglioni, nel cuore antico di Bologna è maestoso come gli affreschi rinascimentali che esaltano le pareti. Piero Gnudi, 73 anni, ministro dello sport e del Turismo nel governo Monti, ha l’aria seria e al tempo stesso gioviale di ogni Gran Bolognese. E’ in sella da poco più di due mesi e si è già trovato faccia a faccia problemi che sono la sintesi del nostro Paese, dalla tragedia della Costa Concordia, alla scelta (venerdì la decisione) sull’Olimpiade di Roma 2020. Ma basta un accenno al ciclismo, il «suo» ciclismo perché si parta con un sorriso. «E’ una passione che viene da lontano, dall’epoca di Coppi e Bartali. Io ero bartaliano, e ricordo come se fosse adesso quel giorno di luglio del 1948. Bologna, la rossa, era molto più che in fermento per l’attentato a Togliatti, e gli umori della piazza all’improvviso si trasformarono in gioia per il successo di Gino a Briancon, sulle Alpi, nella tappa regina del Tour de France. Bartali rivinse la maglia gialla 10 anni dopo il primo successo». Rimase sempre bartaliano? «Certo! Difficile capire perché si fa il tifo per questo o per quell’altro. Succede così anche per il calcio. Poi è più facile cambiare religione che fede sportiva... Quella però di Coppi e Bartali fu un’epoca irripetibile, come l’era di Tomba per lo sci. Da allora ho sempre seguito il ciclismo senza più innamorarmi di un campione. O forse sì... di Pantani, l’unico che dava emozioni assolute. Nel calcio sono per il Bologna, ma senza fanatismi. Ero per quella grande squadra che "tremare il mondo fa"». Lei è uno sportivo praticante. «Mi piace sciare e andare in bici. Uscivo con Romano Prodi e un gruppo di fedelissimi, facevamo anche una nostra gara da Bologna a Ravenna: 105 chilometri con arrivo in volata. Una volta ho vinto e due volte sono arrivato secondo. Sì, sono un velocista... Prodi, invece è molto forte in salita» Verrà a seguire una tappa del prossimo Giro d’Italia? «Molto volentieri. Qual è la tappa più bella? Le ultime edizioni sono state molto interessanti. Che spettacolo due anni fa sullo Zoncolan... Io sono per le grandi montagne, per la corsa dura e sotto il profilo dei percorsi il Giro è meglio del Tour». E agli Europei di calcio o all’Olimpiade di Londra ci sarà? «Per gli Europei non ho ancora deciso. A Londra ci sarò sicuramente. Non vorrei perdere le gare di atletica leggera, 100 metri in particolare, quello è per il cuore dell’Olimpiade». A proposito di Giochi. E’ di grande attualità la decisione del governo su Roma 2020. Lei cosa ne pensa?. «La decisione dovrebbe essere presa nel prossimo consiglio dei ministri. L’Olimpiade è il sogno di ogni ministro dello sport, ma dobbiamo anche considerare il momento di grave difficoltà economica internazionale. Non semplicemente un problema del sistema Italia. È la congiuntura finanziaria a farci riflettere. Solo quella». La Spagna non naviga in acque più tranquille eppure l’appoggio alla candidatura di Madrid non è mancata. «La Spagna ha un debito pubblico meno pesante del nostro». Non crede che un no venga letto come un atto di sfiducia nella ripresa del Paese? «In questo momento posso soltanto dire che le ragioni del sì sono tante e credibili, ma lo sono anche quelle del no». Lei è ottimista? «Sono un uomo di sport e mi rimetto allo spirito di squadra». Dopo oltre 2 mesi da ministro, come vede lo sport italiano? «Più o meno come me lo aspettavo. Quello che mi interessa non è tanto lo sport professionistico, quando l’attività di base. Voglio diventare il ministro della pratica sportiva. Ho intenzione di spendere quel poco che abbiamo in portafoglio in quella direzione. Penso alle scuole: una su quattro non ha la palestra... E penso al ritorno dei Giochi della Gioventù per i quali ho già un discorso avviato con il ministero dell’istruzione e al rilancio dei CUS. Lo sport è un percorso straordinario di crescita per i nostri ragazzi ed è la via migliore per l’integrazione degli immigrati». Questo però contrasta con l’attuale legislazione sugli stranieri. «Sto concordando con i Ministri Cancellieri e Riccardi un percorso più breve per consentire l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di giovani che si sono contraddistinti per meriti e capacità sportive. Condivido peraltro le iniziative parlamentari già presentate da esponenti di diverse forze politiche. L’ emendamento è già stato ribattezzato come "legge Balotelli"» Pensando agli anni che verranno, come vede l’organizzazione dello sport italiano. È per l’autonomia del Coni o per un sistema alla francese con la gestione diretta del governo? «Il nostro modello attuale funziona e prima di cambiare ci penserei tre volte... I modelli dipendono dalla qualità delle persone che li fanno funzionare e Petrucci mi pare che stia facendo bene» E il finanziamento del Coni? I 470 milioni di euro, scesi a 430 e ora a 408… «Lo so, ci vogliono più soldi, ma i soldi non ci sono o sono pochi e per i prossimi anni non potranno certamente aumentare... Si può però pensare di spenderli ancora meglio». Si discute molto della riforma del calcio professionistico. Sull’enorme numero delle squadre, sulle tre leghe... Lei cosa ne pensa? «Non sono questioni che riguardano il governo. Credo che certe questioni siano piuttosto di competenza del Coni e delle federazioni». A proposito della Lega Calcio c’è chi chiede di arrivare al più presto alla sostituzione del dimissionario presidente Beretta. «Beretta è sempre più impegnato nel suo nuovo ruolo ma è anche il miglior presidente che la Lega possa avere perché è una persona di grande equilibrio. Uno migliore, in giro, non c’è... Decisione non facile». Ieri si è incontrato con la commissione bicamerale che da oltre due anni deve prendere una decisione sulla Legge per gli stadi. A che punto siamo? «Non facciamo nomi, ma c’è qualcuno che chiede sempre di più... e chi troppo vuole nulla stringe. Sotto il profilo delle infrastrutture, non solo sportive, il nostro Paese è fermo da 20 anni... e i nuovi stadi farebbero da volano agli investimenti» Lei ha avuto parole dure per lo scandalo scommesse. «E’ un’offesa per le migliaia e migliaia di persone che sacrificano gratuitamente il loro tempo libero per diffondere i valori dello sport. Ci vuole il pungo duro, anzi durissimo».