Claudio Plazzotta, ItaliaOggi 31/01/2012, 31 gennaio 2012
Il Foglio ha bisogno di più digitale – Lo scorso 26 gennaio è stato costituito il nuovo consiglio di amministrazione della Foglio edizioni, la editrice del quotidiano Il Foglio che poi concede la testata in affitto alla società cooperativa Il Foglio quotidiano
Il Foglio ha bisogno di più digitale – Lo scorso 26 gennaio è stato costituito il nuovo consiglio di amministrazione della Foglio edizioni, la editrice del quotidiano Il Foglio che poi concede la testata in affitto alla società cooperativa Il Foglio quotidiano. Presidente della Foglio edizioni è Cristiano Sartori, mentre i nuovi consiglieri sono Gianni Di Giore (ex direttore generale de Il Giornale e di Libero) e Alessia Berlusconi (la figlia di Paolo). Il cda, e in particolar modo l’esperto Di Giore, dovrà affiancare con buoni consigli il direttore generale del Foglio quotidiano, Michele Buracchio, costretto ad affrontare la grave crisi che colpisce tutta la carta stampata, e Il Foglio in particolare. E che il momento sia delicato lo si evince pure dall’editoriale di ieri del direttore, Giuliano Ferrara, che attacca con il poco augurante incipit «se domani il Foglio chiudesse i battenti». Il quotidiano di Ferrara, comunque, non chiude. Aumenterà il prezzo di copertina (probabilmente a 1,50 euro), punterà a sviluppare l’online, e cercherà una ulteriore razionalizzazione dei costi dopo aver sospeso la distribuzione cartacea in Sicilia e Sardegna (come già descritto da ItaliaOggi del 24 gennaio scorso). Il tema all’ordine del giorno è, ovviamente, lo squilibrio di bilancio anche nei conti del 2011, che potrebbe trasformarsi in un buco ancor più importante nel 2012. Il direttore Ferrara, nel suo editoriale, parla di partner della società editoriale «che hanno pagato un modesto deficit nei primi due anni (il Foglio è nato nel 1996, ndr)... e che negli anni successivi ci hanno sostenuto in sostanziale pareggio». Eccola lì la formula consueta, quel giro di parole che serve sempre a mascherare una perdita. Sostanziale pareggio non c’è mai stato, visto che la cooperativa, negli ultimi sei esercizi, ha sempre chiuso in rosso. Certo, un rosso modesto. Ma questo grazie al sostegno che arrivava dalla Foglio edizioni, ovvero dalla reale casa editrice del Foglio, che, solo negli esercizi tra il 2005 e il 2010, ha accumulato 3 milioni di euro di perdite. E altre centinaia di migliaia di euro di rosso nel 2011. Uscita Veronica Lario, l’azionariato della Foglio edizioni, ora, è suddiviso in questo modo: 38% alla Pbf (Paolo Berlusconi finanziaria), 27% al gruppo Zuncheddu, 15% a Denis Verdini (ma la quota è stata sequestrata dal tribunale di Firenze per le vicende giudiziarie del politico del Pdl), 10% a Michele Colasanto e 10% a Ferrara. Bisognerà dare una spinta ai ricavi, attraverso operazioni di sviluppo del business dell’online. Certo, sarà difficile pensare di raggiungere non dico i fasti del 2006 e del 2008, quando il fatturato del Foglio toccò i 10 milioni di euro, ma neppure quelli del 2010, a quota 8,4 milioni. Infatti i ricavi da vendite in edicola, abbonamenti e pubblicità (la concessionaria è Mondadori) sono destinati comunque a contrarsi (erano a quota 4,9 mln di euro nel 2010). Per non parlare dei contributi pubblici, che lo stesso Buracchio ha sottolineato essere «un terzo del passato». Nel 2010 Il Foglio aveva contabilizzato 3,4 milioni di euro di contributi pubblici. Chiaro che con una prospettiva di fatturato 2012 attorno ai 6 milioni di euro, sarà soprattutto la struttura di costi del Foglio a doversi adeguare, poiché i soci non hanno nessuna voglia di staccare altri assegni milionari per ripianare le perdite del think tank ferrariano.