Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 31 Martedì calendario

Vi spiace se rimango a sedere qui? Non credo di essere in grado di alzarmi…». Dieci ore dopo aver steso Nadal nella più lunga finale di un torneo dello Slam, 5 ore e 53 minuti, Novak Djokovic avrebbe ancora bisogno di un letto

Vi spiace se rimango a sedere qui? Non credo di essere in grado di alzarmi…». Dieci ore dopo aver steso Nadal nella più lunga finale di un torneo dello Slam, 5 ore e 53 minuti, Novak Djokovic avrebbe ancora bisogno di un letto. I serbi sono famosi per i loro party scatenati, ma Nole scuote la testa: «Sono arrivato in hotel alle cinque meno un quarto di mattina, e non avevo un grammo di energia per festeggiare, anche se non sono riuscito a dormire fino alle 8. La mia fidanzata dormiva già da un pezzo, io ho letto un po’ e poi mi sono messo a guardare gli highlight della partita: da non crederci, vero? Però va bene così. Un conto è quello che senti tu sul campo, un conto quello che vedono gli spettatori. Ora posso dirlo: è stato un gran bel match». Molti si chiedono come lei abbia fatto a recuperare dopo i cinque set con Murray, con un giorno di riposo in meno rispetto a Nadal, e vincere lo stesso una maratona del genere... «Andando al giardino botanico. Ho passato un sacco di tempo al parco, perché amo la natura. E poi sonno, stretching, massaggi». Ha vinto tre Slam di fila: quest’anno riuscirà a vincerli tutti e quattro, compreso il Roland Garros che ancora le manca, e chiudere il Grande Slam? O Nadal, almeno sulla terra, rimane più forte? «Il Grande Slam è l’obiettivo più alto che puoi chiedere a te stesso. Dipende da quanto ci credi. Nell’ultimo anno e mezzo ho avuto momenti straordinari, sto giocando il miglior tennis di sempre, e l’anno scorso sulla terra sono riuscito a battere Rafa, anche a Roma. Parigi è alla mia portata, allo Slam ci sto pensando, non è un segreto. Ma la strada è lunga». E gli impegni sono tanti: la Coppa Davis, gli Slam, le Olimpiadi... «Gli Slam sono la mia priorità. È una questione di programmazione, devi studiare le “onde” del tuo rendimento in base agli obiettivi. Seguirò la strategia delle onde anche quest’anno, anche se per me sarà difficile sacrificare qualche torneo. Non giocherò in Davis, ma forse tornerò a Montecarlo». Quando ha capito che era diventato l’uomo da battere? «Dopo gli Us Open dello scorso anno. In nove mesi ho vinto tre Slam e perso appena un paio di match. Anche in passato mi concentravo soprattutto sugli Slam, per due o tre anni sono stato il n.3, ma quando arrivavo ai turni decisivi non riuscivo mai a dare il meglio, a giocare il mio tennis di serie A. Specialmente contro Federer e Nadal: perché non avevo la loro forza mentale. Ora credo più in me, so cosa devo fare nei grandi match. Ho imparato da Rafa e Roger a mantenere la calma e tirare i colpi migliori al momento giusto. Sono stati loro a insegnarmi come batterli, come vincere gli Slam». Domenica notte, in campo, si è reso conto del livello che ha raggiunto? «Ci sono momenti in cui ti sembra di giocare senza sforzo. Tutti i grandi tennisti conoscono la sensazione, noi diciamo “essere nella Zona”. Senti di non avere altra scelta che giocare al massimo. E ci riesci». La fede ha qualcosa a che fare con la sua forza interiore? Lei è molto religioso, il patriarca Ireneo l’ha insignito della più alta onorificenza della Chiesa Ortodossa serba, la croce di San Sava, e anche prima del torneo è andato a messa. «È il premio più importante che ho ricevuto. Da atleta e da persona religiosa non so spiegare quanto sia importante per me la fiducia che mi trasmette il Sinodo. I miei successi sono frutto di un duro lavoro, della fiducia in me stesso, e dell’amore verso i miei cari e verso Dio». Ha vinto dappertutto: qual è la sua superficie migliore? «Il cemento, è lì che ho ottenuto i miei successi più importanti. In Serbia sono cresciuto sulla terra, ma dall’anno scorso ho iniziato a pensare che la mia seconda superficie preferita sia l’erba...». Qualcuno dice che il suo è un tennis da videogame. D’accordo? «Lo prendo come un complimento. Mi sono già scusato con Rod Laver perché non gioco mai serve&volley, ma contro tipi come Murray o Nadal non c’è tempo e modo di farlo, rispondono in maniera pazzesca. Mi spiace gente, ma il nostro è un tennis da fondocampo».