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 2012  gennaio 29 Domenica calendario

E l’allarme ‘ndrangheta rimbalza da Nord a Sud – Il Paese visto dall’osservatorio dei Palazzi di Giustizia ricorda quei film di fantascienza dove, giorno dopo giorno, nella cittadella sperduta nel deserto americano, arrivano gli alieni che si mimetizzano tra la popolazione fino a quando escono allo scoperto per sferrare l’attacco finale per la conquista della città

E l’allarme ‘ndrangheta rimbalza da Nord a Sud – Il Paese visto dall’osservatorio dei Palazzi di Giustizia ricorda quei film di fantascienza dove, giorno dopo giorno, nella cittadella sperduta nel deserto americano, arrivano gli alieni che si mimetizzano tra la popolazione fino a quando escono allo scoperto per sferrare l’attacco finale per la conquista della città. Ecco, l’Italia che emerge dalle relazioni all’inaugurazione dell’anno giudiziario ricorda quei film. Siamo alla scoperta che la colonizzazione è avvenuta, che in intere regioni del Nord le mafie sono ben radicate. L’appello è del procuratore generale di Bologna, Emilio Le Donne: «Non si commetta l’errore di ritenere che gli interessi mafiosi siano altrove. Lancio un appello agli imprenditori perché è illusiore credere che fare affari con la mafia possa essere conveniente». L’Emilia occupata dai Casalesi, dai catanesi, dai calabresi. Dice sempre Le Donne: «Le organizzazioni mafiose sono presenti in gran parte della regione. Dobbiamo fare i conti con la tracotanza delle cosche che non hanno avuto alcun timore di inviare in epoca molto recente messaggi intimidatori a pm e giudici bolognesi e a giornalisti». Il dramma è che oggi, in tempi di crisi anche di liquidità, sono le mafie le vere casseforti che dispongono di immense liquidità in grado di comprare, investire, dare lavoro. Lancia l’allarme il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena: «Anche le regioni d’Italia del Nord non possono considerarsi immuni dal virus mafioso. Non si può nascondere il fatto che le indagini hanno portato alla luce svariati contatti di esponenti dell’associazione con politici locali ma anche nazionali». E ha precisato, Maddalena, che questi contatti avvengono soprattutto «nei momenti elettorali». Prescrizione, lentezza dei processi, arretrati insopportabili nel settore civile, e poi la corruzione e la concussione che dilagano, l’insufficienza degli organici, il buon clima che si respira tra politica e magistratura che fa ben sperare per le riforme. E poi il bavaglio degli avvocati che se la prendono con le liberalizzazioni del governo Monti. Tutto questo ieri è emerso chiaramente. Ma quello che davvero lascia stupefatti è la fotografia della pervasività e del dilagare delle mafie, (soprattutto quella calabrese), che, nonostante le retate, le confische dei beni continuano ad esplorano nuove praterie. Il presidente della Corte d’appello dell’Aquila, Giuseppe Falcone, a proposito della ricostruzione del post terremoto è stato esplicito: «La criminalità organizzata ha provato a infiltrarsi. Sono stati avviati 44 procedimenti penali con 577 indagati». Il nord conquistato dalla ‘ndrangheta? E nella sua capitale sociale, Reggio Calabria, cosa succede? Il presidente della Corte d’appello Finocchiaro mette in risalto gli indubitabili successi nella lotta alla ‘ndrangheta, segnalando l’aumento «del 21% dei procedimenti iscritti per associazione mafiosa». Ma, ha aggiunto Finocchiaro, «stiamo parlando di una regione, la Calabria, dove l’indice di densità criminale è stato stimato al 27% della popolazione». Traduzione: un calabrese su tre entra in contatto con la ‘ndrangheta. E’ impressionante. Del resto, il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, non fa mistero che dalle indagini emerge che «in paesi con 10.000 abitanti, gli affiliati alla ‘ndrangheta sono circa 400». Quattro mafiosi su cento abitanti. Chiosa il procuratore generale Salvatore Di Landro: «Si avverte sempre la presenza massiccia e soffocante della ‘ndrangheta in ogni angolo della provincia». Anche nel Lazio, anche a Roma la presenza criminale si fa sentire. Il presidente della Corte d’Appello, Giorgio Santacroce sostiene che le organizzazioni mafiose «sono sempre più radicate con articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali accumulati illecitamente e per l’investimento in rilevanti attività commerciali e imprenditoriali, soprattutto nel campo della ristorazione, dell’abbigliamento e delle concessionarie d’auto». Per il presidente della Corte d’appello di Napoli, Antonio Bonaiuto - nonostante che abbia sottolineando i successi dell’Antimafia (l’ultimo, l’arresto del boss dei Casalesi Michele Zagaria) - «nelle amministrazioni dei territori infiltrati dalla camorra, nulla risulta cambiato rispetto al passato».