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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

COLLEZIONI VENEZIA. BRONZI, LEGNI E TERRECOTTE DEL PALAZZO - C’ è

la storia della collezione delle statue in legno, il cui nucleo principale fu raccolto dai ricchissimi e mondani coniugi Wurts, provenienti da Filadelfia, nei loro numerosi viaggi attraverso l’ Europa sul finire dell’ Ottocento. Quella delle terrecotte, selezionate dal tenore Evangelista Gorga ai primi del Novecento e ammassate, insieme a strumenti musicali, fossili, armi antiche e giocattoli, in dieci appartamenti comunicanti presi in affitto in un palazzo di via Cola di Rienzo, finché, nel 1929, non gli furono poste sotto sequestro amministrativo. C’ è la vicenda dei 110 bronzetti raccolti dall’ antiquario romano Alfredo Barsanti, che intorno agli anni Venti li teneva nel suo studio a via Sistina, in cinque ampie vetrine protette da pesanti tende, che venivano sollevate solo per gli intenditori. E quella dei 113 bronzetti che il diplomatico Giacinto Auriti riunì setacciando antiquari tra Stati Uniti, Spagna, Romania, Austria, Giappone. Queste collezioni sono poi confluite nel museo di Palazzo Venezia; alcune esposte, altre collocate nei depositi. Soltanto gli addetti ai lavori conoscevano la ricchezza della raccolta. Ora una vasta operazione di ricerca, pilotata dalla soprintendente del Polo museale romano Rossella Vodret, ha permesso di ricostruire la storia del Palazzo e delle sue collezioni di antichità. Ma anche di formulare nuove ipotesi di attribuzione, di precisare le aree geografiche di provenienza e di stabilire con esattezza il periodo in cui furono prodotti molti capolavori della scultura lignea italiana ed europea da artisti come Riccio, Sansovino, Bernini e Algardi. Per quasi due anni, dal primo gennaio 2009 al 31 agosto 2010, una schiera di storici dell’ arte, archeologi, storici, archivisti, informatici, fotografi, restauratori e tecnici vari ha passato al vaglio gli archivi del Palazzo per catalogare e approfondire lo studio di tutte le sculture che vi sono contenute. Il risultato del lavoro è confluito in quattro volumi editi da Gangemi. Nel primo si ripercorrono, attraverso l’ esame di documenti d’ archivio che coprono l’ arco di quattrocento anni, dal 1502 al 1916, le vicende politiche, diplomatiche e architettoniche dell’ edificio. Si parte dal 1455, quando il veneziano Pietro Barbo, divenuto in seguito papa Paolo II, comincia la costruzione dell’ edificio «protetto come un fortilizio e risplendente come un gioiello». Il Palazzo di San Marco - come si chiamava all’ epoca - viene poi donato da Pio IV alla Serenissima come ringraziamento per l’ appoggio dato dagli ambasciatori veneziani ai legati pontifici durante il Concilio di Trento. Nel 1797 fu trasferito all’ impero d’ Austria e nel 1908 l’ adiacente Palazzetto fu smontato e ricostruito nell’ attuale sito per far posto al monumento di Vittorio Emanuele II. Si arriva al 1916, quando tutto il complesso passa allo Stato italiano. Nei successivi tre volumi si affronta lo studio delle sculture conservate nel museo: 642 pezzi tra opere in legno, bronzo, terracotta, molte delle quali sono state restaurate. Nel numero sono incluse le statue collocate all’ esterno del Palazzo, come quella di Madama Lucrezia, davanti all’ ingresso di piazza San Marco e annoverata tra le «statue parlanti» della città. In realtà, come hanno accertato anche le più recenti indagini, il colossale busto femminile appartiene alla divinità egiziana Iside, riconoscibile dal nodo, detto appunto isiaco, che chiude lo scialle. I romani l’ hanno sempre considerata con affetto, convinti che la figura ritraesse Lucrezia di Alagno, bellissima fanciulla amata da Alfonso V di Aragona, che però era sposato con Maria di Castiglia. Lucrezia chiese invano al pontefice Callisto III di sciogliere il matrimonio del re per diventare la sua sposa legittima.
Lauretta Colonnelli