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 2012  gennaio 29 Domenica calendario

LA SALITA SUL TETTO DEL MONDO PER CANCELLARE LA VIA DI MAESTRI

Il Cerro Torre, la montagna più difficile, ma anche più chiacchierata del mondo, torna a fare discutere. Nel giro di pochi giorni la contestatissima via del Compressore, aperta da Cesare Maestri nel 1970 con ampio ricorso ai mezzi artificiali, è stata percorsa due volte senza utilizzare i chiodi a pressione. L’impresa è riuscita prima, il 16 gennaio, all’americano Hayden Kennedy e al canadese Jason Kruk, poi è stata ripetuta il 20 e 21 gennaio dall’austriaco David Lama accompagnato da Peter Ortner. Ma durante la discesa i due americani hanno rimosso oltre un centinaio dei vecchi chiodi di Maestri, che sono stati subito sequestrati dalla polizia argentina.
La polemica si sta facendo rovente per molte ragioni. Per alcuni i primi scalatori che hanno salito la via del Compressore by fair means sono dei liberatori, per altri hanno distrutto una pagina di storia e di fatto oggi la via del Compressore non esiste più. A chi ritiene che la scalata da carpentiere di Maestri sia stata una profanazione del «grido di pietra», come il Torre è stato autorevolmente definito da Reinhold Messner e da Werner Herzog, si contrappone chi invoca le attenuanti di un periodo storico in cui l’artificiale imperversava in tutto il mondo. Che senso ha cancellare del tutto arbitrariamente un episodio del passato in nome dei valori del presente?
Negli anni Cinquanta il Cerro Torre, che nessuno era ancora riuscito a scalare, era già balzato sulla ribalta dell’alpinismo internazionale. Maestri e Bonatti, divisi in due distinte cordate fecero due tentativi infruttuosi. Nel 1959 Maestri tornò sulla montagna insieme all’austriaco Toni Egger. Dopo una settimana l’alpinista trentino fu trovato in stato confusionale. Disse di avere raggiunto la cima, ma in discesa Egger era precipitato con la macchina fotografica che avrebbe potuto provare l’impresa. Travolto dalle polemiche, Maestri tornò sulla vetta patagonica nel 1970, portando con sé un trapano e un grosso compressore. Forando il bel granito del Torre, piantò 400 chiodi, ma non superò il fungo di ghiaccio terminale, che secondo lui non avrebbe fatto veramente parte della montagna. In discesa, con un gesto che gli avrebbe attirato molte critiche, ruppe alcuni chiodi e lasciò il compressore appeso sotto la vetta della montagna. La prima scalata venne ufficialmente portata a termine dai Ragni di Lecco nel 1974. Nel 2005 Ermanno Salvaterra, che fino ad allora aveva difeso Maestri, ripercorse la via del 1959, raggiungendo la vetta. Ma dichiarò di non avere trovato alcuna traccia del presunto passaggio di Maestri e di Egger. Inutile dire che la polemica tornò a divampare.
Nel corso degli ultimi anni si è spesso discusso sulla possibilità di togliere i chiodi dalla via del Compressore. Nel 2007 però un’assemblea di alpinisti aveva votato per mantenere la via così com’era. Finora tuttavia nessuno era ancora passato alle vie di fatto. Forte di avere usato nella sua scalata cinque, invece di quattrocento chiodi, Jason Kruk ha così difeso la schiodatura, che sta facendo il giro del mondo: «L’azione di Maestri è stata una totale atrocità. Il suo uso di chiodi e macchinari pesanti è stato un oltraggio, anche per il suo tempo. La parete Sud Est si poteva tentare by fair means anche negli anni Settanta, lui ha rubato quella salita al futuro. Il Cerro Torre, una montagna così perfettamente verticale su ogni suo lato, è una cartolina di quello che l’alpinismo è. Non dovrebbero esserci vie facili verso la cima. Il fatto che ci fosse un’incensata "via ferrata" che portava in vetta offendeva profondamente una comunità mondiale di devoti alpinisti. Se il Cerro Torre fosse stato più accessibile, qualcun altro avrebbe tagliato i chiodi di Maestri molto tempo fa, riportando la montagna alla sua precedente grandezza. Chi ha commesso violenza contro il Torre? Maestri, mettendo i chiodi, o noi togliendoli?».
La successiva salita in libera di David Lama è avvenuta senza poter contare neppure sulle protezioni dei chiodi di Maestri, rendendo l’impresa ancora più impegnativa di quella dei due americani. Ma il giovane climber austriaco aveva un suo imbarazzante scheletro nell’armadio del Torre, in quanto un anno fa era salito con una troupe cinematografica di Red Bull per filmare la scalata della via del Compressore e per rimuovere i chiodi a sua volta lasciati nel corso di un precedente tentativo, che avevano suscitato un’altra accesa contestazione. Insomma sulla più famosa montagna patagonica le tempeste che infuriano non sono solo quelle atmosferiche.
Franco Brevini