Stefano Montefiori, Corriere della Sera 27/01/2012, 27 gennaio 2012
HOLLANDE: SESSANTA PROMESSE E SONO TUTTE DI SINISTRA —
Alla Casa del metallurgico — e la scelta del luogo, sia pure riconvertito, non sembra casuale — il candidato socialista François Hollande ha presentato ieri i 60 punti del programma in base al quale chiede il voto dei francesi per l’Eliseo. Una serie di misure prudenti, che tengono conto della crisi, che non vogliono spaventare i mercati, ma comunque 60 proposte di sinistra. L’uomo che durante le primarie sembrava troppo di centro per convincere i militanti, torna adesso, nel momento dell’emergenza, alla tradizione socialdemocratica.
Il candidato del Ps, che durante i primi mesi della sua lunghissima campagna elettorale riluttava a definirsi «socialista», si rende protagonista di una decisa svolta a sinistra già preannunciata dal discorso del Bourget, domenica scorsa, quando scandì «il mio nemico non ha un nome e un cognome, il mio nemico è il mondo della finanza».
In un momento in cui «rigore» e «tagli alle spese» sono le parole d’ordine in tutta Europa, Hollande vuole alzare le tasse per i redditi più alti, restaurare il servizio pubblico, creare posti di lavoro per i giovani, accordare un ruolo più importante alla contrattazione sindacale, dare in carico allo Stato la responsabilità chiara di dirigere la politica industriale del Paese, rivendicando apertamente che non possono essere le classi popolari e la classe media a sopportare il peso dei sacrifici. Un’impostazione, almeno nelle intenzioni e nell’atteggiamento, simile a quello del primo Mitterrand pre-svolta liberale, e persino più a sinistra del governo Jospin che varò le 35 ore ma dette il via libera alle privatizzazione e abbassò le tasse.
«Non sto promettendo niente che io non possa mantenere nell’arco dei cinque anni del mandato», ha precisato Hollande, enunciando poi — con maggiore vaghezza — i quattro principi che sovrintenderanno alla sua azione: lucidità, volontà, giustizia e chiarezza.
In serata, il favorito nella corsa all’Eliseo ha difeso poi la sue scelte in diretta tv sul canale pubblico France 2, annunciando che se sarà eletto il suo primo viaggio all’estero da presidente sarà a Berlino, per incontrare Angela Merkel e convincerla a modificare l’accordo europeo trovato prima di Natale a Bruxelles «che rende inutile ogni sacrificio perché non rilancia la crescita».
Il momento clou della trasmissione è stato il duello con Alain Juppé, numero due del governo, chiamato a contraddire Hollande al posto del presidente in carica Nicolas Sarkozy, non ancora ufficialmente candidato. Juppé gode in questo fase politica di enorme stima e il partito Ump confidava in lui per «dare una lezione da statista» a Hollande, giudicato poco esperto perché mai stato ministro. Non è andata così. Hollande è apparso sicuro di sé, forse troppo, tanto che Juppé, noto per la sicurezza di sé, lo ha accusato di arroganza. «Su questo tema ognuno dovrebbe fare un esame di coscienza», ha risposto Hollande. Juppé: «Io l’ho fatto da tempo». Hollande: «Attento alle ricadute». Nella sostanza, Juppé non è riuscito a mettere seriamente in difficoltà Hollande, e nella forma neppure. Domenica, Sarkozy si giocherà il tutto per tutto con un nuovo intervento tv.
Stefano Montefiori