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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

2 articoli - L’ITALIA SALE AL TERZO POSTO PER NUMERO DI CASI PENDENTI — Osservato speciale della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’Italia segna un record negativo per numero di casi pendenti e sale dal quinto al terzo posto su 47 Paesi (i membri del Consiglio d’Europa, che hanno ratificato la Convenzione istitutiva del tribunale): peggio di noi, solo Russia e Turchia

2 articoli - L’ITALIA SALE AL TERZO POSTO PER NUMERO DI CASI PENDENTI — Osservato speciale della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’Italia segna un record negativo per numero di casi pendenti e sale dal quinto al terzo posto su 47 Paesi (i membri del Consiglio d’Europa, che hanno ratificato la Convenzione istitutiva del tribunale): peggio di noi, solo Russia e Turchia. Secondo il rapporto annuale presentato ieri a Strasburgo, al 31 dicembre 2011 su circa 151.600 casi in attesa di essere esaminati, quelli contro l’Italia risultano 13.750, pari al 9,1% del totale; ricorsi quasi raddoppiati negli ultimi tre anni. Russia e Turchia occupano rispettivamente il 26,6% e il 10,5% della torta; quarta classificata la Romania. La causa principale del cattivo piazzamento italiano resta l’eccessiva durata dei processi (mai risolta dalla legge Pinto), all’origine di 8 mila casi pendenti che arrivano al ritmo di 300 al mese. Il tema è stato discusso con il presidente della Corte costituzionale Alfonso Quaranta, accolto ieri a Strasburgo dal presidente del tribunale internazionale Nicolas Bratza, che a maggio sottoporrà il dossier al capo dello Stato Giorgio Napolitano. Altri temi sensibili per l’Italia, espropriazioni e condizioni nelle carceri. Chiunque può denunciare alla Corte la violazione di un diritto fondamentale: il ricorso contro uno Stato può essere presentato da un individuo o da un altro Paese, la condanna è vincolante (34 quelle dell’Italia nell’ultimo anno). Il sovraccarico della Corte è un problema cronico, sollevato anche dal premier britannico David Cameron intervenuto mercoledì presso il Consiglio d’Europa sulle riforme necessarie per agevolare l’azione dei giudici — e in ultima analisi ridimensionarne il ruolo. «Sembrano perdere importanza ma i diritti umani non sono un lusso — ha detto ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario il britannico Bratza —. Dobbiamo vigilare affinché la Corte continui a svolgere il suo ruolo, con l’aiuto degli Stati». Maria Serena Natale IN AUMENTO RAPINE, FURTI E BANCAROTTE: «L’EFFETTO DELLA CRISI» — Se la giurisdizione «è una risorsa limitata, delicata, costosa e preziosa» — per usare le parole del primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo — in tempo di crisi economica tutto si complica. Perché la tendenza all’illegalità diffusa alimentata da questa «crisi di sistema senza precedenti» — dai reati di strada a quelli dei colletti bianchi — fa aguzzare l’ingegno a tutti i livelli. E, anzi, avverte il procuratore generale Vitaliano Esposito, l’azione fuori della legge mette in moto tre «moltiplicatori» molto pericolosi e difficili da fronteggiare: «Per la diffusione della criminalità organizzata, per l’ampiezza della corruzione e della evasione fiscale, per l’esistenza di una economia criminale, parallela a quella legale... Per cui l’inefficienza del sistema giustizia, con le sue scarse risorse, si riflette sulla progettualità economica come fattore depressivo». Ecco allora che a pagina 72 della mastodontica relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2011, emerge il dato «sull’ascesa del numero dei procedimenti concernenti i furti in appartamento». A Milano, poi, sono in aumento i procedimenti per rapina, da 311 a 382, e per estorsione, da 178 a 206; a Torino i procedimenti per rapina sono passati da 945 a 993, a Genova da 393 a 477 mentre a Cagliari tutti i reati contro il patrimonio sono triplicati. Questi dati, tuttavia, non indicano il numero reale dei reati compiuti (basta pensare alla quantità di denunce contro ignoti, e alle notizie di reato mai denunciate) ma come sempre fanno emergere la «punta dell’iceberg». Eppure, ci sono altri settori dove la cruda statistica giudiziaria è altrettanto allarmante: «Si registra un significativo aumento dei reati di bancarotta in diversi distretti... così come risultano in aumento i reati contro la Pubblica amministrazione e in particolare quelli di peculato e, in misura minore, di corruzione». Vanno così le cose, rileva ancora il presidente Lupo, a Catanzaro, Roma, Firenze, Venezia, Messina, Torino, Napoli, Palermo». E così, quando lo Stato diventa più severo risulta apprezzabile l’aumento dei procedimenti per reati aventi oggetto l’indebita percezione di contributi o finanziamenti pubblici...». Mentre i reati tributari sono in «sensibile variazione» soprattutto a Genova e a Brescia. Infine, segnala la Cassazione a proposito dell’illegalità diffusa ai tempi della crisi economica, «la pratica dei condoni» ha finito con «l’alimentare indebite aspettative che incoraggiano la scelta di strade illecite». E di seguito, sottolinea il presidente della Corte di Cassazione, «appare indubbio come l’abusivismo finisca per alimentare l’evasione fiscale, lo sfruttamento di cittadini extracomunitari, l’inosservanza delle disposizioni sulla sicurezza dei lavoratori, i reati di falso e quelli contro al pubblica amministrazione». D. Mart.