Federico Fubini, Corriere della Sera 27/01/2012, 27 gennaio 2012
SOROS: BRAVI
«MARIO&MARIO» ORA BOND GARANTITI DALL’EUROPA — Tutti in Italia conoscono George Soros come l’uomo che affondò la lira. Nel ’92 il suo hedge fund, già allora fra i più grandi al mondo, puntò sulla debolezza del Paese e contribuì all’implosione del sistema monetario europeo. Ora invece Soros ha da poco investito 1,9 miliardi di dollari in Btp con la liquidazione di MF Capital, il fondo fallito di John Corzine. Ma è da prima che Soros si batte per risolvere la crisi dell’euro: la sua ultima proposta, ispirata da Tommaso Padoa-Schioppa, è che la Banca centrale europea compri titoli di Stato ma i fondi salvataggi creati dai governi, l’Efsf e l’Esm, la indennizzino in caso di perdite.
Angela Merkel a Davos ha detto che la Germania non contribuirà più di oggi. È deluso?
«Non ha detto molto, è vero – riconosce Soros in una pausa dei lavori del World Economic Forum – ma chi lo fa a Davos? Piuttosto, c’è qualcos’altro che mi interessa di più capire».
Di cosa si tratta?
«Vorrei sapere come viene presa in Italia la mia proposta, ispirata da Padoa-Schioppa, di garantire la Bce con i fondi salvataggi. Mario Monti sta lavorando bene e chiede alla Germania di trovare un modo di compensare gli sforzi che gli italiani fanno, in modo che se ne vedano i benefici. E il mio piano offre la possibilità di risparmi significativi in tempi rapidi».
Può spiegare come funziona?
«È semplice. Tramite la Bce l’Italia si finanzierebbe pagando almeno il 3% meno di oggi. Ma non sarebbe finanziamento monetario del deficit, che è proibito in Europa, perché eventuali perdite sarebbero garantite dall’Efsf e dall’Esm. Cioè dai governi».
Perché allora questa idea non si è ancora imposta?
«È frustrante vedere come abitudini burocratiche possono impedire una soluzione che farebbe una grossa differenza. Potrebbe rafforzare di molto la posizione di Monti. Ma sono convinto che non ci si arriverà a meno che non ci siano richieste pubbliche in questo senso».
Monti mette già pressione su Angela Merkel in molti fronti. Dovrebbe aggiungere anche questo?
«Monti è accolto dalla cancelliera come uno degli architetti d’Europa. L’Italia è di nuovo benvenuta nelle cerchie europee e ormai l’intero sistema è imperniato non solo sulla Germania e la Francia, ma anche su di voi. L’interesse di Monti è chiaro: se si potesse finanziare all’1%, la sua posizione si rafforzerebbe molto all’interno del Paese».
In realtà la Bce sta aiutando: la sua liquidità illimitata viene usata dalle banche per comprare titoli di Stato.
«È vero, ma così il calo dei tassi è molto minore e gli spread restano alti. L’economia per ora non ne beneficia».
Come valuta l’operato di Mario Draghi alla Bce?
«Ha fatto un lavoro brillante. Attraverso i prestiti illimitati alle banche, che poi comprano titoli di Stato, usa il sistema dei pagamenti europeo per sostenere l’Italia. E lo fa senza scontrarsi con la Bundesbank, né suscitare risentimento nell’opinione pubblica tedesca. Ma è una soluzione meno efficiente di quella che propongo io».
Teme ancora che l’area-euro vada in pezzi?
«Devo essere onesto. Per come vanno le cose, l’euro potrebbe finire per disintegrarsi. Le istituzioni finanziarie stanno diventando sempre più nazionali, perché ormai comprano solo bond del proprio Paese con i fondi offerti dalla Bce. Il mercato finanziario dell’area-euro si segmenta sempre di più, e ciò potrebbe portare a una rottura dell’euro fra tre o magari cinque anni».
La Germania non avverte lo stesso senso di pericolo imminente. Come lo spiega?
«I tedeschi hanno beneficiato della domanda dei Paesi emergenti, ma anche questo può cambiare. In futuro la Cina spenderà molto meno in infrastrutture, dunque l’export tedesco non è al riparo dalla crisi. Ma una Germania in frenata può rivelarsi ancora meno disposta ad aiutare gli altri Paesi. Per questo dobbiamo usare al meglio i fondi salvataggi da subito: garantendo gli acquisti di bond della Bce».
Federico Fubini