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 2012  gennaio 28 Sabato calendario

In virtù della così detta dottrina Mitterrand, nei primi anni 80 decine di terroristi italiani si rifugiarono in Francia, ottenendo il diritto di asilo

In virtù della così detta dottrina Mitterrand, nei primi anni 80 decine di terroristi italiani si rifugiarono in Francia, ottenendo il diritto di asilo. Ciò fu possibile in quanto la Francia dette una interpretazione politica del terrorismo che veniva giustificata sulla base delle forti tensioni sociali presenti nel nostro Paese, mentre assunse una posizione molto meno tollerante nei confronti del terrorismo interno di Action Directe. Quali sono state a suo avviso le reali motivazioni che portarono François Mitterrand a elaborare la sua dottrina? Stefano Bartolomei ste.bartolomei@tiscali.it Caro Bartolomei, Q uando si candidò alla presidenza della Repubblica francese nel 1981, Mitterrand fu eletto con quello che lo storico François Furet definì allora «il programma più bolscevico d’Europa». Marc Lazar, il politologo francese che ha dedicato molti studi all’Italia, sostiene giustamente che la definizione di Furet era esagerata. Ma vi sono circostanze in cui le esagerazioni possono contribuire alla comprensione di un problema. Il primo governo creato da Mitterrand dopo la vittoria fu composto con una rappresentanza comunista e un programma economico ostentatamente dirigista. La reazione degli ambienti economici fu ostile. Il franco perdette valore e fu svalutato, alcune categorie economiche (commercianti, artigiani, piccoli e medi imprenditori) organizzarono manifestazioni di protesta, parecchi capitali fuggirono all’estero. Con il suo discorso alla nazione del dicembre 1982, Mitterrand fu costretto ad annunciare un cambiamento di rotta. Corresse la sua politica economica e allentò gradualmente i legami con il Partito comunista sino a formare governi che ebbero con Laurent Fabius e soprattutto Michel Rocard un profilo chiaramente socialdemocratico. Ma non volle mai perdere il consenso di quella intellighenzia progressista, se non addirittura «gauchiste», che aveva un’ascendenza sessantottina. L’accoglienza riservata ai terroristi italiani rispondeva per l’appunto a questa esigenza. Mitterrand sapeva che molti intellettuali francesi simpatizzavano con la strategia eversiva del partito armato. Non sostenevano Action Directe anche e soprattutto perché era anarchica, vale a dire seguace di una corrente rivoluzionaria che i marxisti hanno sempre guardato dall’alto in basso. Ma erano convinti che le Brigate rosse e altre formazioni terroristiche italiane avessero una coerente strategia rivoluzionaria, giustificata ai loro occhi dai caratteri «reazionari» del nostro sistema politico. Non credo che Mitterrand condividesse la loro analisi. Ma era troppo spregiudicatamente realista per rinunciare all’aura di leader della sinistra francese che aleggiava intorno alla sua persona. Le ricordo tuttavia, caro Bartolomei, che Mitterrand offrì asilo sul territorio francese soltanto a quei terroristi italiani che non avevano «le mani macchiate di sangue». Coloro che hanno difeso Battisti invocando il «lodo Mitterrand» hanno certamente tradito lo spirito della sua decisione.