Angela Vitaliano, il Fatto Quotidiano 27/1/2012, 27 gennaio 2012
VITA DA CECCHINO: 255 OBIETTIVI ELIMINATI “ERANO TUTTI CATTIVI”
Sono convinto che ogni persona che ho ucciso fosse profondamente cattiva”. Lo ha creduto ben 255 volte, Chris Kyle, il soldato di origini texane, a cui è stato riconosciuto il “merito” di aver battuto tutti i ricordi di nemici abbattuti. Nel suo libro, American Sniper, Chris, in Iraq dal 2003 al 2009, nel corpo speciale dei Navy Seals, quelli che hanno ucciso Osama Bin Laden, descrive gli uomini e le donne caduti sotto la mira precisa dei suoi colpi, come selvaggi senza mostrare alcun segno di dubbio né, tanto meno, pentimento. Il suo primo bersaglio, come racconta, fu una donna, che portava in braccio un bambino, e si stava lentamente, e apparentemente in maniera innocua, avvicinando a un gruppo di soldati. “Osservandola nel mirino - ricorda Chris - mi accorsi che aveva in mano una mina pronta a esplodere. E non ebbi molto tempo per decidere fra la sua vita e quella dei miei compagni che dovevo difendere”. Da quel momento, Kyle non smise mai di essere ciò per cui era stato addestrato: un cecchino, paziente, freddo, calmo. Il corso di addestramento di un cecchino del corpo dei Marines è, di fatto, un’ impresa non alla portata di tutti tanto che la percentuale di “fallimenti” si attesta sul 60%. Cifra altissima se si tiene presente che solo per accedere alle selezioni è richiesta una lunga lista di prerequisiti tra i quali maturità e buon senso. Kyle, che nella “vita precedente” viveva come cowboy ad Odessa nel Texas, diventò presto famoso fra gli iracheni con il soprannome di “The Devil”, tanto che su di lui venne fissata una taglia di 20mila dollari. Pur avendo impugnato la sua prima pistola a soli 8 anni, regalo del padre, un diacono, Chris, intervistato dalla Bbc, non ha saputo di esser bravo fino a quel primo colpo sparato con precisione. Sembra, secondo uno studio israeliano, che il rapporto fra il cecchino e le sue vittime sarebbe diverso da quello degli altri militari. Le lunghe attese e l’osservazione a volte prolungata e ossessiva dell’obiettivo, creano una certa “intimità” fra il tiratore scelto e quello che raramente viene definito “target” ma piuttosto “guerriero” o, più semplicemente, “essere umano”.
L’ASSENZA di dubbi o di incertezze deriva dalla convinzione che “quell’essere umano” è pronto, nel suo ruolo di guerriero, a uccidere degli innocenti che vanno, per questo tutelati. Il limite di queste affermazioni può emergere una volta tornati alla vita “normale”, quando cioé l’idea di aver, di fatto, assassinato tante persone a sangue freddo potrebbe diventare meno confortevole. Non nel caso di Kyle, che seppur ritiratosi dalla vita militare, non ha spazio per ripensamenti. Probabilmente dalla sua gioca il fatto di esser cresciuto in Texas, dove pistole e pena di morte hanno numeri pari a quelli degli hamburger di MacDonald. Non a caso, il sito Dalla sblog.com , nel render nota la storia del “valoroso figlio del Texas”, racconta di un presunto senso di delusione dell’ex Marine per il fatto che il presidente Obama non gli abbia reso gli onori del caso.