Vittorio Malagutti, il Fatto Quotidiano 27/1/2012;, 27 gennaio 2012
CALTAGIRONE SCENDE DAL MONTE DI DIFFICOLTÀ
Tra bilanci in sofferenza, azioni depresse e terremoti politici, attorno al Monte dei Paschi c’è un gran pericolo di frane. Per questo Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista della banca di Siena dopo la locale fondazione, ha pensato bene di togliersi di mezzo. L’imprenditore romano, costruttore, cementiere ed editore (tra l’altro del Messaggero) ha annunciato ieri che lascerà la poltrona di vicepresidente del consiglio di amministrazione di Mps. Nel frattempo ha già liquidato buona parte del suo pacchetto di titoli, che fino a poche settimane fa pesava per il 4,7 per cento del capitale. La ritirata potrebbe costargli cara. Almeno 200 milioni di perdite su 400 milioni investiti. Colpa del forte calo delle quotazione del Monte in Borsa: oltre il 60 per cento in un anno.
CALTAGIRONE, forte di un patrimonio personale valutato svariati miliardi di euro, è in grado di assorbire il colpo senza grossi problemi. Anche se va segnalato che le perdite andranno a pesare in gran parte sui bilanci delle sue società quotate in Borsa, a cominciare dalla Caltagirone spa che può contare su centinaia di piccoli azionisti. Adesso tra gli addetti ai lavori c’è chi scommette che una volta sceso dal Monte il costruttore romano potrebbe puntare su un’altra grande banca. Ieri sera circolava l’ipotesi Unicredit, che in effetti è a caccia di nuovi soci italiani di peso che compensino il parziale disimpegno di alcune fondazioni.
Le fonti ufficiali liquidano le indiscrezioni con un no comment, anche se in effetti Caltagirone potrebbe aver comprato un pacchetto vicino all’1 per cento di Unicredit in occasione dell’aumento di capitale della banca milanese che si è concluso pochi giorni fa. Anche su questo nessuna conferma. E allora per il momento conviene concentrarsi sui fatti concreti. Uno in particolare: l’uscita di Caltagirone conferma che la corazzata Monte dei Paschi ormai naviga a vista. Per far fronte alle richieste delle autorità creditizie europee, la banca senese deve trovare al più presto 3,2 miliardi da aggiungere al patrimonio. Un nuovo aumento di capitale dopo quello da 2 miliardi lanciato appena la scorsa estate avrebbe l’effetto di innescare un vero terremoto azionario, perché la Fondazione Monte dei Paschi, che ha debiti per quasi un miliardo, non sarebbe in grado di partecipare all’operazione. L’ente senese, di fatto controllato dal Comune a guida Pd, sarà comunque con ogni probabilità costretto a cedere almeno il 15 per cento scendendo così al 33-34 per cento dall’attuale 49 per cento.
PER LA CITTÀ Siena questo sarebbe un colpo pesantissimo, ma ormai i margini di manovra sembrano ridotti. Di recente sono tornate a circolare le in discrezioni che parlano di un possibile intervento pubblico nel capitale dell’istituto, forse attraverso la Cassa depositi e prestiti. Si vedrà. Intanto al vertice della banca è già cominciata la resa dei conti. Il direttore generale Antonio Vigni due settimane fa è stato sostituito da un Fabrizio Viola, proveniente dalla Popolare dell’Emilia.
Traballa anche la poltrona del presidente Giuseppe Mussari, che con la prossima assemblea di aprile potrebbe fare le valigie, anche se il diretto interessato sta manovrando per spuntare la riconferma. In questo quadro più che mai in movimento adesso arrivano anche le dimissioni di Caltagirone, a sua volta molto legato a Mussari.
L’ormai ex vicepresidente secondo alcuni osservatori sarebbe potuto diventare un puntello importante nei futuri assetti azionari della banca. E invece niente. Mps dovrà bussare ad altre porte. A ben guardare quelle del costruttore romano possono apparire come dimissioni a metà, visto che poche settimane fa era stato temporaneamente sospeso dall’incarico per via della condanna a tre anni e sei mesi di reclusione al termine del processo di primo grado per la vicenda della scalata a Bnl dei furbetti (anno 2005). All’orizzonte si profilava anche una nuova insidia. Una norma varata dal governo a dicembre dispone l’incompatibilità tra cariche di consigliere in gruppi finanziari potenzialmente concorrenti. E Caltagirone è anche vicepresidente di Generali. Così adesso lasciata la poltrona di Siena, non avrà più problemi a Trieste.