Marigia Mangano, Il Sole 24 Ore 27/1/2012;, 27 gennaio 2012
PIAZZA CORDUSIO CHIUDE L’AUMENTO
La maxi ricapitalizzazione di UniCredit viaggia verso il tutto esaurito, mentre spuntano altri imprenditori nel capitale della banca, con il risultato che i nuovi assetti proprietari sembrano destinati a imporsi sempre di più nella governance in via di definizione.
Alla vigilia dell’ultimo giorno per l’esercizio dei diritti di opzione legati all’aumento, il titolo di piazza Cordusio ha continuato a salire, seppur in modo più cauto rispetto alle sedute precedenti. Le azioni hanno archiviato la seduta in rialzo dello 0,58 per cento attestandosi a un prezzo di riferimento di 3,82 euro. Tecnicamente i giochi si faranno oggi, dato che gli investitori istituzionali aspetteranno fino all’ultimo giorno prima di decidere se esercitare i diritti oppure no. Detto questo, tra le banche d’affari del consorzio l’attesa è di adesioni nella fascia alta, dunque vicino al 98%, con una struttura del capitale che vedrà, post aumento, investitori istituzionali intorno al 40-42%, retail intorno al 20-22%, e soci stabili vicini al 36-38%.
L’operazione ha peraltro avuto un riscontro positivo specie nel mondo degli imprenditori. Secondo le ultime indiscrezioni Francesco Gaetano Caltagirone avrebbe investito nella ricapitalizzazione di UniCredit una parte dei proventi incassati dalla dismissione delle quote in Mps avvenuta in queste settimane. Secondo alcune fonti l’impegno sarebbe riferito a un pacchetto tra lo 0,5% e l’1% del capitale di piazza Cordusio, mentre sarebbero destituite di fondamento le voci che indicavano l’investimento vicino al 2% del capitale. Il gruppo Caltagirone, interpellato in merito all’operazione, non ha voluto commentare.
L’ingresso dell’imprenditore romano nel libro soci della banca arricchisce ulteriormente il gruppo di azionisti privati vecchi e nuovi. Oltre a Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, che è orientato a ritoccare la quota dello 0,5%, figurano Maramotti, che va verso la diluizione all’1% e la famiglia Pesenti, scesa intorno allo 0,3%. Si sono poi aggiunti Diego Della Valle, patron di Tod’s, che avrebbe costruito una posizione sotto il 2% del capitale (alcuni indicano circa l’1%) e i De Agostini, che hanno esercitato i diritti relativi ai cashes per lo 0,11%. Più consistenti le manovre dei fondi, con Capital Research che ha raddoppiato la quota al 5,4% e Blackrock fermo al 3,1%. Il fronte arabo invece conta la discesa di Central Bank of Lybia (2,9%) e Lia (1,8%) e la posizione (ancora da chiarire) di Aabar che dovrebbe attestarsi intorno al 5% del capitale.
Un interesse diffuso, dunque, che spesso si è scontrato con difficoltà tecniche nel reperire nuovi capitali da impegnare nella ricapitalizzazione, come successo nel caso di alcune fondazioni. Cariverona è infatti scesa dal 4,2% al 3,1% mentre qualcuno tra gli enti minori ha dovuto accettare la diluizione (Manodori si diluirà allo 0,5%, Bds allo 0,3%). Il risultato è che il fronte delle fondazioni è destinato a diluirsi intorno all’11-12%. La scommessa adesso è come, alla luce dei movimenti nell’azionariato, potrebbero cambiare gli equilibri con l’assemblea di aprile quadro scadranno board e vertici. Un primo passo verso i futuri assetti ci sono già stati martedì scorso con il vertice del presidente di UniCredit Dieter Rampl con le fondazioni, Allianz e alcuni imprenditori privati. Il cda della prossima settimana, chiamato ad esaminare i risultati della maxi-ricapitalizzazione, sarà di certo un’ulteriore occasione di confronto. Perché con le fondazioni più deboli, gli arabi diluiti, il rischio è che nuove posizioni di peso come quella costruita da Capital Research o le fiches puntate dai nuovi imprenditori possano avere effetto sulla composizione del board e, perché no, anche su cariche come quella della vicepresidenza della banca, finora affidata al libico Omar Farhat Bengdara.