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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Saviano può dare al Caro Leader qualche consiglio estatico – Qualche sera fa, alle Invasioni barbariche, Roberto Saviano (intanto che s’autolodava fino a imbrodarsi per la sua recente tournée americana) si è anche offerto, bontà sua, di fare da consigliere politico al Caro Leader

Saviano può dare al Caro Leader qualche consiglio estatico – Qualche sera fa, alle Invasioni barbariche, Roberto Saviano (intanto che s’autolodava fino a imbrodarsi per la sua recente tournée americana) si è anche offerto, bontà sua, di fare da consigliere politico al Caro Leader. Quale consiglio gli darebbe? Ma di combattere la criminalità organizzata, quale se no? Prima di Saviano, l’Antimafia si chiamava infatti Promafia, e se non fosse per lui, che ha rivelato al mondo la natura criminale di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra, tutti chiederemmo d’essere iscritti al Rotary dell’Onorata società e, per distinguerci nelle occasioni mondane, diremmo «minchia», con la bocca a cuoricino, come gl’inglesi di buoni studi dicono «by Jove». * * * Saviano potrebbe dare al Caro Leader anche qualche consiglio estatico. Sì, proprio «estatico», e non «estetico». Per esempio potrebbe insegnargli a parlare con gli occhi rovesciati verso l’alto per sembrare un santo. * * * «Come rendermi superiore alla forza del denaro? Il modo più semplice era allontanarmi dalla sfera della sua influenza, cioè dalla civiltà (...) Ma questo non era combattere una finzione sociale: era fuggire. Il metodo doveva essere un altro: (...) guadagnarlo (...) in modo da essere libero da tale bisogno. È stato quando ho visto questo con tutta la forza della mia convinzione d’anarchico che sono entrato nella fase attuale (quella commerciale e bancaria, amico mio) della mia anarchia» (Fernando Pessoa, Il banchiere anarchico, Guanda 1988). * * * Bossi neocomunista, a meno che non sia soltanto il solito nostalgico, tanto ormai non si capisce più niente, l’Italia è un enigma, sta di fatto che Nichi Vendola si rivolge al povero Pierluigi Bersani, segretario democratico, come il Senatùr si è rivolto alla Buonanima, quel caso umano. «Scarica il governo bocconiano», ha detto Vendola, «o preparati al peggio». Quale sia il peggio è presto detto: la nascita d’un partito antibersaniano (non diciamo antidemocratico, anche se un po’ vien voglia) votato a portar via più voti possibile al Pd. Vendola, se solo gli gira, può annullare l’attuale vantaggio dei democratici sui berluscones. Cosa che non si dimentica con una birra sola. * * * Mario Vattani, console generale a Osaka, Giappone, già «consigliere diplomatico» del sindaco dell’Urbe Gianni Alemanno, testa pelatissima, in arte «Katanga», ha tre passioni nella vita: la Repubblica di Salò, il rock and roll e naturalmente Lui, caro lei. Di qui alcuni video compromettenti postati a fine anno su You Tube dai suoi tifosi oppure (è lo stesso) dai suoi nemici. Saluti romani durante i concerti nei locali galeotti di Casa Pound, grottesche smielataggini in presenza della bandiera nera dei repubblichini, ma soprattutto ironie sulla «repubblica dei depurati», la stessa repubblica che gli paga un generoso stipendio e che lui (non fosse che per questo) dovrebbe sforzarsi di rappresentare. Intendiamoci: un console italiano, sempre che si astenga dall’apologia di fascismo, che è un reato, per quanto bizzarro e persino incomprensibile, può benissimo essere fascista, se proprio ci tiene. Perché no? Ciascuno è libero di rendersi ridicolo quando e come meglio crede. Ma rendersi ridicoli a nome (e a spese) dell’intera nazione è più di quanto una nazione, per quanto mal ridotta, sia tenuta a sopportare. * * * «La politicizzazione a sventola dello scrittore italiano è un fenomeno transitorio; perdessero i suoi attuali padroni il controllo della televisione, del cinematografo e del teatro, della maggior parte delle case editrici e dei giornali, forse qualche scrittore riuscirebbe a essere tranquillamente e tacitamente, diciamo, apolitico, senza perdere la possibilità di mandare i figli al mare la prossima estate» (J. Rodolfo Wilcock, Lo scrittore suddito, in J.R. Wilcock, Il reato di scrivere, Adelphi 2009). * * * Come l’Ispettore Rock di Carosello, che scopriva la pelata e rivelava di non aver mai usato la brillantina Linetti, anche l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti ha commesso un errore: lo scorso agosto, quando le manovre finanziarie salvavita si susseguivano come ballerine, vecchi babbioni, ministri e consigliere regionali nei «trenini» delle serate eleganti di Arcore, avrebbe potuto fare «qualcosa di più e di meglio». Com’è che ha fatto qualcosa di meno e di peggio? Be’, sono i casi della vita. Non sempre la magia riesce. Ma adesso, con buona pace d’Umberto Bossi e dei suoi leghisti, dei quali Tremonti passava per alleato segreto, vuole che il governo bocconiano duri almeno fino a quando «le banche torneranno a fare le banche e non i casinò». Staccare la spina al Caro Leader sarebbe irresponsabile, dice l’ex ministro. Rimanga dov’è, a fare magari «alcuni errori» ma ad assicurare stabilità, tasse e conflitti sociali, preferibilmente irreparabili, forconi, blocchi stradali, al paese.