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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Lui, l’ex e l’altra: il rivale di Sarkò nei guai per la guerra delle dame – Lui, lei, l’altra

Lui, l’ex e l’altra: il rivale di Sarkò nei guai per la guerra delle dame – Lui, lei, l’altra. Lui corre per la presidenza della Repubblica, lei corre al suo fianco, l’altra ha fi­nito di correre. Il triangolo senti­mental- politico che appassiona, si fa per dire, la Francia è tutto qui. François Hollande è lo sfidante di Nicolas Sarkozy, Valérie Trierwei­ler è la compagna che lotta insie­me a lui, Ségolène Royal la ex in tut­ti i sensi: sconfitta proprio da Sarkozy cinque anni fa, mollata proprio da Hollande con cui, cop­pia di fatto, condivideva partito, casa e figli, alla stessa data e pro­prio per Valérie, «la donna della mia vita» come dichiarerà in segui­to. I francesi sono noti per il loro esprit de finesse . È da allora che Ségolène cerca di tornare in pista non potendo più tornare in casa, ormai occupa­ta dalla rivale, ma la politica è cru­dele e si diverte a rovesciare le par­ti. Il nuovo candidato è il vecchio amore di un tempo, il nuovo can­didato le fa intorno terra bruciata. Al numero 59 di rue de Ségur, nel VII arrondissement, quartiere e via che più borghesi non si può, a due passi da Les Invalides e dai pa­­lazzi ministeriali, c’è il quartier ge­nerale di Hollande: mille metri quadri di spazio, quarantamila eu­ro mensili d’affitto. Per la difesa dei ceti meno abbienti, il Partito socialista, nelle sue vesti di candi­dato premier, è disposto a svenar­si. Nelle mansarde del quarto pia­no ci sono 25 addetti al web; al se­condo piano, chi gli pianifica la campagna elettorale; al piano ter­ra i quindici membri dell’ufficio stampa.Poi c’è uno studio privato al terzo piano: lo occupa Valérie, e ha già fatto capire che chi vuole convincere François della bontà di questa o quella mossa, deve pri­ma convincere lei. Valèrie ha 47 anni, Ségolène quasi sessanta. Sposata e divorzia­ta, ai quattro figli di quest’ultima, può contrapporre i tre del suo se­condo, andiamo a memoria, ma­trimonio. Fa la giornalista, lo stes­so mestiere di Anne Sinclair, la moglie di Dominique Strauss-Khan e viene da pensare che fosse stato ancora questi il candidato ac­creditato per l’Eliseo, al posto dei mille metri quadri di rue de Ségur ci sarebbe potuto essere un intero albergo della catena Sofitel, come quartier generale. Se il mestiere accomuna Valérie a Anne, l’ambizione po­trebbe fare il paio con quella di Cé­cilia, la moglie ispiratrice della vit­toriosa corsa di Sarkozy nel 2007. Ambizione, per la verità, non è il termine esatto. Cécilia, è vero, ge­stì con pugno di ferro, fra partenze e ritorni, la strategia del «petit Ni­colas », come perfidamente lo ave­va soprannominato Jacques Chi­rac, e si tolse il gusto, la sera della vittoria, di escludere dai festeg­giamenti gli uomini più in vi­sta del team elettorale sarkozyano... Poi però levò le tende e andò a sposarsi un pubblicitario negli Stati Uniti... Valérie ha invece già fatto sapere che se François si prende l’Eliseo, lei dall’Eliseo non si schioda. «Impare­rei in fretta», ha detto a chi le chie­deva se giudicas­se difficile il ruolo di «première dame»... E Ségolène? Due set­timane fa, all’inaugu­razione del quartier generale di mille me­tri quadri per 40mi­la euro mensili, c’era anche lei. In­dossava un abito stampato dello sti­lista inglese Paul Smith, che dal colore la faceva somigliare a un’ostrica,cappelli raccolti,orec­chini, il solito sorriso stampato sul volto. Non passava inosservata, in­somma. Nell’occasione, Hollan­d­e ha tenuto un breve discorso rin­graziando tutta la nomenklatura socialista presente.L’unico nome che non ha fatto è stato quello di lei. Semplice dimenticanza, han­no fatto sapere da rue de Ségur, e per favore niente dietrologie. Solo che domenica scorsa, a Le Bourget, dove Hollande ha dato il via alla sua campagna, la dimenti­canza si è ripetuta e aggravata: non solo niente nome, ma anche niente immagine. Il video di ac­compagnamento che raccontava la Francia e il socialismo del secon­do dopoguerra, François Mitter­rand, naturalmente, Lionel Jo­spin e la sua «gauche plurielle», il già allora segretario del partito Hollande, arrivato al 2002 miste­riosamente si fermava. Come se dopo non ci fosse stata un’altra tor­nata presidenziale, come se do­po non ci fosse stata la candi­data Ségolène Royal, pri­ma donna, comunque, a correre per la presiden­za della Repubblica francese. La Royal non se n’è stata zitta: compa­gna ripudiata pas­si, leader scomu­nicata è troppo. E così ha fatto al­la radio e­alla te­levisione il dia­volo a quattro: ha parlato di ve­rità calpestata, di amarezza, di rispetto, di tri­stezza, di tradi­mento della sto­ria... Hollande ne ha preso atto e ha detto che si è trattato di un errore.L’im­pressione è che non sarà l’ultimo. Ségolène Royal è un personaggio strano. La definizio­ne più bella di lei l’ha data uno scritto­re non conformista quanto interessante qual è Ga­briel Matzneff: «La quacchera». Secondo lui incarna «la nostra si­nistra moralista, farisaica, scioc­ca », il politicamente corretto al­l’ennesima potenza. Anche Hol­lande però è un personaggio stra­no, un burocrate panciuto e in sco­oter che ora è stato fatto dimagrire e rivestire con più eleganza nel dif­ficile compito di farlo uscire dal quel «socialismo di papà» ancora convinto che non fosse tanto im­portante far sparire i poveri, quan­to far sparire i ricchi... «Il suo pro­blema è l’inazione. Qualcuno in Francia si ricorda qualcosa di con­creto compiuta da Hollande in trent’anni di vita politica?». Indo­vinate di chi è di questo giudizio? Ma sì, della cara Ségolène quando ancora sperava di candidarsi per la seconda volta. Poi si lamenta se l’«inane» vuole oscurarla. Quanto a Valérie, lei è certamen­te il nuovo che avanza, la genera­zione Twitter che guida i passi del suo compagno con messaggi di 140 caratteri. È di origini modeste, di famiglia numerosa, sul lavoro ha sempre dimostrato carattere e determinazione. I maligni dicono che per muovere meglio i primi passi al settimanale Paris Match , ne sposò il segretario di redazio­ne... Lo scorso ottobre, L’Express ha raccontato che la Direction de Reinsegnement de la Préfecture de police (DRPD) stava investi­gando sulla sua vita, la spiavano, in parole povere. Il capo della «po­lizia delle polizie» si è limitato a smentire e per il momento la cosa è finita lì.Se arriva anche lei all’Eli­seo, sarà meglio che facciano spa­rire il dossier.