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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Celentano double-face Esige libertà dalla Rai ma censura un editore – Sembra impossibile, ma Adriano Ce­lentano, famoso per gli interminabili mo­nologhi, vuole togliere la parola ad Adria­no Celentano

Celentano double-face Esige libertà dalla Rai ma censura un editore – Sembra impossibile, ma Adriano Ce­lentano, famoso per gli interminabili mo­nologhi, vuole togliere la parola ad Adria­no Celentano. La casa editrice Barbera avrebbe (condizionale d’obbligo, come vedremo) intenzione di pubblicare, in feb­braio, il libro Celentano Talk , antologia delle interviste pubblicate dal Molleggia­to a cura del giornalista Umberto Pianca­telli. Il volume, annunciato dalle librerie on line tra le novità in arrivo fin da dicem­bre, si è scontrato con un grosso ostacolo. L’operazione infatti è sgradita al Clan. Mentre il tomo, piuttosto corposo perché copre cinquant’anni di carriera, è in lavo­razione, arriva a Piancatelli una lettera del­l’avvocato di Celentano, il quale comuni­ca, per esplicito desiderio del cantante, la «non volontà di concedere la richiesta au­torizzazione alla pubblicazione in un li­bro delle sue interviste». Motivo: anche «l’intervista già pubblicata è soggetta a di­ritto d’autore» e «l’autore dell’intervista può identificarsi nell’intervistato». Quin­di non si può procedere senza l’assenso di Celentano stesso. Che non c’è. Segue una richiesta di chiarimenti sulla natura di Ce­lentano Talk . L’editore ora risponde con una lettera ai quotidiani, proprio nei giorni in cui Celen­tano si è spacciato, ancora una volta, come vittima della tentata censura Rai, ed è quin­di al centro dell’attenzione dei media. Un primo tentativo di far conoscere la vicen­da era caduto nel vuoto. Naturalmente c’è la questione giuridi­ca, assolutamente centrale, alla quale Gianluca Barbera non intende sottrarsi: «Va da sé che agiremo nel massimo rispet­to della legge: se Celentano ha ragione, se cioè ha il diritto di impedirci la pubblica­zione del libro, ci guarderemo bene dal pubblicarlo». L’editore però sostiene di aver «ricevuto per iscritto il nullaosta degli editori che a suo tempo hanno pubblica­to » le interviste. Cosa che «parrebbe suffi­ciente, stando alla lettera della legge» per procedere alla pubblicazione. (Anche se l’avvocato di Celentano, ovviamente, so­stiene la tesi opposta, citando un paio di sentenze). Poi c’è l’aspetto, per così dire, morale della faccenda. Celentano, scrive Barbera, «dalla Rai e non solo, per ogni suo intervento mediatico pretende, per con­tratto, la libertà più assoluta di parola (e in ciò lo comprendiamo); ma poi quando si tratta della libertà di espressione altrui, ec­colo trasformarsi in un potenziale censo­re ». Un comportamento, prosegue Barbe­ra, «quanto meno incoerente». Censura è una parola grossa. Perché tirarla in ballo in una questione che sembra riguardare il diritto d’autore? Il sospetto dell’editore, vedremo se suffragato dai codici, è che si tratti«solo di una sorta di tentativo di “fare la voce grossa” per scoraggiare un piccolo editore dal fare nient’altro che il suo me­stiere ». Se così fosse, sarebbe «doppia­mente grave poiché è chiaro che una picco­la realtà editoriale come la nostra possa sentirsi intimorita dalla eventualità di af­frontare una causa contro un peso massi­mo contro Celentano». Intimidazione? Difesa del copyright? Agli avvocati l’ultima, decisiva parola.Fat­to sta che il Molleggiato dichiara di infi­schiarsene della pubblicità e perfino dei compensi ma è molto attento alla sua im­magine e al diritto d’autore. Qualcosa non torna. Non sarà che Celentano è un paladi­no della libertà ma solo a gettone (cospi­cuo) e dove ha il massimo del ritorno me­diatico?