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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Monti strappa la fiducia, ma perde 26 voti – Roma Il Parlamento sorride sem­pre meno a Monti. Il governo ieri ha incassato la fiducia alla Came­ra sul milleproroghe ma continua a perdere consensi tra gli onorevo­li

Monti strappa la fiducia, ma perde 26 voti – Roma Il Parlamento sorride sem­pre meno a Monti. Il governo ieri ha incassato la fiducia alla Came­ra sul milleproroghe ma continua a perdere consensi tra gli onorevo­li. Lo spread sale e scende ma il consenso al Professore pare cala­re e basta. Il provvedimento è pas­sato con 469 sì, 74 no e 5 astenuti ma se si considerano le altre fidu­ce poste dall’esecutivo, è chiaro che i tecnici stanno perdendo per strada un mucchio di voti. Per la precisione, ottantasette voti in me­no rispetto al 18 novembre, quan­do il governo ha emesso il primo vagito; ventisei voti in meno rispet­t­o al 16 dicembre quando Monteci­torio si è espresso sulla cosiddetta manovra «salva Italia». Ovviamen­te aumentano i «no». All’atto della nascita, il governo Monti ha incas­sato 61 «niet»: pollice verso dai 59 leghisti più Alessandra Mussolini e Domenico Scilipoti. Ma gli scon­tenti del Pdl erano una bella trup­pa: malpancisti in sonno, pronti a manifestare il proprio dissenso quantomeno bigiando le sedute dell’Aula. Infatti, scritta una mano­vra tutta lacrime e sangue, i «no» erano schizzati a 88 ma molti pi­diellini non se l’erano sentita né di mettere la faccia su una misura-fe­stival delle tasse, né di contravveni­re alla disciplina di partito. Così, in tanti sono rimasti asserragliati a casa per non «sporcarsi le mani». Quarantatrè gli assenti in quella occasione. Ieri, poi, chi non s’è nemmeno fatto vedere a Monteci­torio ha raggiunto la cifra di 82. Il che non vuol dire che tutti e 82 era­no contrari al milleproroghe ma di fatto la benzina parlamentare che fa andare avanti la macchina di Monti comincia a diminuire. E non vanno sottovalutati due aspet­ti: in tanti hanno detto «sì» turan­dosi il naso per l’ennesima volta; inoltre, tra chi ha disertato Monte­citorio non volendo appoggiare il Professore s’è mischiato con l’as­sente montiano di ferro. Spesso non sapendo che era possibile astenersi pur rimanendo in Aula. Scelta fatta soltanto da cinque de­putati, tutti del Pdl: Giuseppina Ca­stiello, Guido Crosetto, Gianni Mancuso, Antonio Martino e Giu­seppe Moles. L’ex sottosegretario Crosetto motiva così la scelta: «È molto semplice: alla manovra, che non condividevo perché reces­siva, non ho votato. Al milleproro­ghe mi sono astenuto e se mettono la fiducia alle privatizzazioni fac­cio lo stesso». Hanno votato «no», oltre alle pattuglie di leghisti e di dipietristi, la pidiellina Alessandra Mussolini e i due onorevoli di Noi per il Sud-Lega Ausonia, Elio Belcastro e Ar­turo Iannaccone. Alessandra Mus­solini racconta una chicca: «Quan­do sono passata sotto il banco del governo per dire “no”,i commessi hanno invece registrato un “sì”. Davano per scontato che io avrei votato come il resto del mio parti­to. “ No,io ho votato no!No,no,en­ne e o”, gli ho detto. Mi hanno fatto ripassare un’altra volta.Forse non ricordavano che questa è la mia terza sfiducia a Monti». Chiare le motivazioni: «Perché? Ma come perché? Monti sta mettendo l’Ita­lia in ginocchio. Qui aumenta tut­to: la benzina falcia gli stipendi de­gli italiani e non è finita qui. A giu­gno aumenta pure l’Iva. È inutile che il premier vada a Londra a par­lare di massimi sistemi; i Professo­ri dovrebbero guardare un po’ più in basso anziché in alto». Quanti nel Pdl si stanno turando il naso? «Uuuhhh...». Si diceva degli assenti. Tra chi non è potuto essere in Aula ma se ci fosse stato avrebbe pigiato luce verde (come ad esempio il finiano Roberto Menia, ndr) c’è anche chi non se l’è sentitadi turarsi il naso e a Montecitorio non s’è proprio fat­to vedere. Uno di questi è Marcello De Angelis, direttore del Secolo d’Italia , lealista fino al midollo nei confronti dell’elettorato: «Io sono stato eletto con il simbolo “Berlu­sconi presidente”, per appoggiare un governo politico. Po-li-ti-co. E non un esecutivo dei tecnici». Ma se sono in tanti a pensarla come De Angelis all’interno del Pdl,il de­putato- direttore è uno dei pochi che esce allo scoperto. In ogni ca­so, tra le forze che appoggiano l’at­tuale maggioranza, mancavano 4 futuristi, 5 udiccini, 14 piddini, 5 di Popolo e territorio (gli ex Respon­sabili, per intenderci, ndr ) e 24 pi­diellini.