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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Mills, salto mortale dei giudici pur di condannare Berlusconi – Milano Vicende complesse sono a volte governate dall’imponderabile

Mills, salto mortale dei giudici pur di condannare Berlusconi – Milano Vicende complesse sono a volte governate dall’imponderabile. E così ac­cade che nel braccio di ferro ultradecen­nale - e carico di implicazioni politiche e giuridiche - tra la Procura di Milano e Sil­vio Berlusconi alla fine l’ha fatta da padro­ne il caso: che un anno fa ha assegnato il processo al Cavaliere per l’affare Mills a un giudice che palesemente non aveva nessuna voglia di farlo, e che costretta a sbrigare la patata bollente ha traccheggia­to per mesi, una udienza ogni tanto, con il pm Fabio De Pasquale che legittimamen­te schiumava insofferenza. E però adesso, quando la prescrizione incombe e in qual­che modo bisogna tirare le fila, il giudice si rimangia le sue stesse ordinanze: cancel­lando, per ovviare alle sue stesse lentezze, i testimoni della difesa che ella stessa ave­va ammesso. Dando agio ai legali del Cava­liere di insorgere contro la compressione dei diritti della difesa. Accade tutto ieri po­meriggio, dopo una settimana in cui le sor­ti del processo all’ex premier- accusato di avere comprato con 600mila dollari nel 1999 la reticenza del suo avvocato offsho­re David Mills, interrogato dai pm milane­si - oscillava come su un’altalena: prima sembrava che la Procura si fosse rassegna­ta alla prescrizione, poi la Corte aveva messo in calendario delle nuove udienze e ad arrendersi all’ineluttabile sentenza erano parsi Piero Longo e Niccolò Ghedi­ni, i legali del Cavaliere. Nel frattempo, giu­risti e opinionisti si accapigliavano sulla data in cui l’accusa si sarebbe prescritta: chi diceva il 30, chi il 14, chi il 18. Insomma, si davano i numeri. In realtà, i vertici del tribunale di Milano avevano già accuratamente fatto i loro conteggi sta­bilendo che il termine ultimo per emette­re almeno la sentenza (e, verosimilmen­te, la condanna) almeno di primo grado è il 12 febbraio. Quindi l’ultima udienza era stata fissata al giorno prima.Un po’ sul filo di lana, ma comunque in tempo utile. In­vece ieri succede ciò che era ovvio che sa­rebbe accaduto: l’interrogatorio-chiave di tutto il processo, quello del presunto corrotto David Mills da parte delle difese di Berlusconi, si trascina più a lungo di quanto il tribunale avesse previsto. Colpa della complessità del tema, delle difficol­tà di traduzione, dei buchi neri del collega­mento audio (Mills è in videoconferenza da Londra), sta di fatto che il controesame da parte di Ghedini e Longo - nonostante il tribunale cerchi di mettere un po’ di fret­ta ai legali- non riesce ad arrivare a conclu­sione. Quindi servirà un’altra udienza. E deve ancora parlare la consulente conta­bile della difesa. Deve parlare lo stesso Ber­lusconi, che ha annunciato le sue dichiara­zioni spontanee. Come si fa? Si rischia di arrivare all’11 febbraio sen­za né arringhe difensive né requisitoria. Il tribunale si ritira in camera di consiglio e ne esce con un’ordinanza che è un triplo carpiato: vengono cancellati tre testimo­ni della difesa che lo stesso tribunale ave­va ritenuto necessari, tra cui Flavio Briato­re. E, nella stessa ordinanza, viene fissata una tabella di marcia che appare altrettan­to difficile da rispettare di quella fissata nelle settimane scorse, e già travolta dagli eventi. A questo punto diventa impervio fare previsioni su cosa accadrà. Ma il continuo oscillare ha sortito un risultato sicuro: se vincerà la Procura, e si arriverà a una sen­tenza di condanna, la difesa potrà agevol­mente affermare che il traguardo è stato raggiunto violando le regole processuali. E se invece il processo si inabisserà nella prescrizione, sarà De Pasquale a poter di­re che bastava un po’ più di buona volon­tà.