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 2012  gennaio 27 Venerdì calendario

Quei due sul ring dal ’94, fra abbracci e sberle – «Berlusconi manderà a casa il gover­no? Berlusconi è un po’ una mezza calzet­ta, c’è tutto un Paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via»

Quei due sul ring dal ’94, fra abbracci e sberle – «Berlusconi manderà a casa il gover­no? Berlusconi è un po’ una mezza calzet­ta, c’è tutto un Paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via».Co­sì tuonò il Senatùr. «Io sono sereno, pen­so che al momento opportuno il centro­destra sarà compatto ». Così replicò il Ca­valiere. L’ultimo strappo forse è soltanto una smagliatura. Poco importa se nella calza o nella calzetta. Una storia infinita di battute corrosive come l’acido muriati­co, ma anche di sdolcinate di­chiarazione di amorosi sensi. Di divorzi minacciati, persino mantenuti, e poi di grandi, fra­terni abbracci. Di pubbliche vir­tù e vizi privati messe in piazza o esternati, naturalmente con il massimo del riserbo, davanti a una telecamera o a un microfo­no. In buona sostanza, un rap­porto a corrente alternata che ha legato o slegato Umberto Bossi a Silvio Berlusconi da quando, era il 1994, cominciarono a camminare assie­me sulla strada della politica. E per rico­struirlo, con rigore e asetticità cronistica, il modo migliore ci sembra quello di rileg­ge­re assieme alcune delle loro celebri fra­si. «Nonostante atteggiamenti voluta­mente devastanti, il Bossi è un buon italia­no: è diverso dai vecchi e nuovi marpioni della politica. E in questo me lo sento fra­tello » dice Berlusconi a Panorama il 4 feb­braio del 1994. Siamo agli inizi del flirt. Nello stesso anno, infatti, Bossi entra nel­la coalizione di centrodestra, leggasi Po­lo delle Libertà, che assieme al Msi vince le elezioni.Il 24 agosto l’Umbertone esce allo scoperto, anzi esce rudemente coper­to dalla villa di Porto Cervo, inaugurando il famoso look della canottiera, con trion­fali dichiarazioni. Peccato che solo un pa­io di giorni dopo ( L’Espresso del 26 ago­sto) Berlusconi dica di lui: «Bossi quando parla sembra un ubriaco al bar». Le cose fra i due non si mettono molto bene in quel loro primo cammino di governo, tanto che Bossi non si fa problemi a stac­care­la Lega dalla coalizione quando il go­verno Berlusconi viene sfiduciato il 22 di­cembre 1994. Il Cavaliere se la prende un tantino e, nei mesi a venire, infila una se­rie di cortesi affermazioni: «Bossi è un di­­sastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfascia carrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo» ( la Re­pubblica , 20 gennaio 1995). E ancora: «Non sosterrò mai più un governo che de­ve contare su Bossi. È una persona total­mente inaffidabile. Mi meraviglio come anche i mezzi di comunicazione, senza nessun senso critico, diano ospitalità a tutte le sue esternazioni che non hanno né capo né coda»(dichiarazione all’ Ansa del 2 febbraio 1995). Il Senatùr con altrettanta cortesia con­traccambia: «Ascolta Silvio, dovrai scap­pare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso» ( Corriere della sera 15 set­tembre 1995). E ancora: «Berlusconi ha fatto tanti imbrogli nella sua vita. Oggi è solo il servo di quel fascista di Fini. Noi sia­mo come Gesù Cristo, guariamo i malati e gli storpi. Berlusconi sa che chi tocca la Lega guarisce e spera di dare di sé l’imma­gine del guaritore » ( la Repubblica 15 feb­braio 1996). E, non contento, serve sul piatto del­l­’anelante Travaglio la seguente dichiara­zione: «Silvio Berlusconi era il portabor­se di Bettino Craxi. Berlusconi è bollito. È un povero pirla, un traditore del Nord». Serve rincarare la dose? Eccovi un altro scampolo della prosa bossiana diffusa col megafono nello stesso periodo: «Ber­lusconi è l’uomo della mafia. È un paler­mitano che parla meneghino, un paler­mitano nato nella terra sbagliata e man­dato su apposta per fregare il Nord. La Fi­ninvest è nata da Cosa Nostra». Quando nel «Berlusconi II» Bossi di­venta nel 2001 ministro per le Riforme, l’amore sembra di nuovo essere scocca­to. Due cuori e una capanna. O meglio due cuori e una Casa delle Libertà. Nel 2004, l’11 marzo, arriva come una maz­zata l’ictus che colpisce il Senatùr. Le sue condizioni sono decisamente preoc­c­upanti e il Cavaliere si prodiga per aiuta­re al meglio «l’amico e l’alleato». E il Se­natùr appena riuscirà a parlare dopo 51 giorni di ricovero in una clinica svizzera e una faticosissima convalescenza, ri­cambia con parole di riconoscenza e di affetto dei confronti del Cava­liere: «Mi è stato davvero vicino durante la malattia». Preparan­do il ritorno al governo i due sembrano essere tornati d’amore e d’accordo. Alla ma­nifestazione di Roma del 3 di­cembre 2006 il Senatùr rende pubblico merito a Silvio: «Te le dico in lombardo: tègn dur, mai molà, dobbiamo farti un grande applauso». Poi però nei mesi a venire arri­vano altre frecciate: «Berlusco­ni parla troppo. Doveva dare una spalla­ta al governo Prodi invece l’ha data ai suoi alleati ( Libero 9 dicembre 2007). E, un po’ minacciosamente: «Se Berlusco­ni mi telefona gli faccio sentire il rumore del mio revolver.Questa è l’ultima occa­sione: o si fanno le riforme o scoppia un casino»(8 aprile 2008).Arrivano altre ele­zioni, il centrodestra rivince, Bossi torna a fare il ministro per riforme. La coppia si rimette insieme.Ma si torna a graffiare re­ciprocamente fino all’ 11 novembre. E an­che dopo.