p.g., la Repubblica 27/01/2012, 27 gennaio 2012
Dal br irriducibile all’uomo di Prima Linea quei rivoluzionari venuti dal passato – TORINO - Li hanno riconosciuti dai segni inequivoci di un’età ormai non più verde
Dal br irriducibile all’uomo di Prima Linea quei rivoluzionari venuti dal passato – TORINO - Li hanno riconosciuti dai segni inequivoci di un’età ormai non più verde. Paolo Maurizio Ferrari, ex brigatista rosso, e Antonio Ginetti, ex Prima linea, sono stati identificati per le sopracciglia bianche (Ferrari) e per i baffi grigi (Ginetti). Sessantasette anni il primo, sessantuno il secondo, sono stati immortalati anche loro mentre davano l’assalto al cantiere della Tav di Chiomonte. Sono tornarti in carcere non certo per il reato più grave compiuto nella loro vita. Paolo Maurizio Ferrari era diventato famoso perché era un po’ l’ufficio stampa di Renato Curcio e del nucleo storico delle Br. Era Ferrari a leggere i comunicati brigatisti dietro le sbarre dell’aula bunker di corso Vittorioa Torino quando i fondatori delle Br erano alla sbarra e la colonna romana teneva prigioniero Aldo Moro. Era stato Ferrari a rivendicare quel sequestro. Lui che non si è mai pentito né dissociato, che è stato arrestato a Firenza nel 1974 perché gli avevano trovato in casa i volantini di rivendicazione del sequestro del giudice genovese Mario Sossi. Ferrari era anche accusato di aver preso parte ai sequestri del sindacalista della Cisnal Bruno Labate e del dirigente Fiat Ettore Amelio. Era stato condannato a 21 anni e ne aveva aggiunti altri 9 per aver partecipato alla rivolta dell’Asinara. Era dunque uscito dal carcere dopo trent’anni, nel 2004, avendo scontato interamente la sua pena, senza riduzioni di alcun genere. E’ rientrato in carcere ieri quando la Digos di Milano ha bussato di mattina presto alla porta di casa. Antonio Ginetti, 61 anni, di Pistoria è stato condannato nel 1985 per partecipazione a banda armata. E’ accusato di aver fatto parte di Prima Linea e nel 1999 è stato accusato di essersi affiliato a un non meglio precisato «Partito comunista a forma clandestina». Infine tra coloro che sono stati costretti all’obbligo di dimora c’è un ragazzo del 1993, Stefano Latino, figlio di Claudio Latino, arrestato nel 2007 me condannato per appartenenza alle «Nuove Brigate Rosse». Le indagini sulle nuove Br erano partite nel Lazio e si erano poi diffuse nel resto d’Italia nel timore che il partito armato tornasse a reclutare tra i ragazzi delle periferie popolari delle principali città italiane.