Homas Urban, La Stampa 27/1/2012, 27 gennaio 2012
RITRATTO DI TUSK
L’europeista che ammira la Germania del rigore -
Donald Tusk è il potente uomo sulla Vistola che agisce senza contestazioni. La Piattaforma del Cittadino (PO) da lui guidata, riconducibile al Partito Popolare Europeo cristiano-democratico del Parlamento Europeo, ha vinto le ultime elezioni dell’ottobre T2011 con un sorprende vantaggio. Dal capo dell’opposizione, Jaroslaw Kaczynski, euroscettico e nazionalista, non traspira alcuna minaccia. Tusk è consapevole della sua forte posizione. Se pochi anni fa nei suoi discorsi a braccio dava di sé un aspetto immaturo ed insicuro, ora si bea della propria fierezza. Si sente così potente da riuscire ad umiliare storici avversari, in cui vede possibili concorrenti all’interno del proprio partito. I suoi attacchi talvolta sono tali da far scaturire commenti quali «lotta senza scrupoli» o addirittura «colpi sotto la cintura» anche da parte di commentatori a cui strizzano l’occhio.
Se l’etichetta «europeista» si addice ad un politico polacco, questi non può essere che Tusk. Ribadisce in ogni buona occasione che un buon funzionamento dell’UE è nel pieno interesse della Polonia. La stragrande maggioranza dei suoi connazionali la vede allo stesso modo. Hanno compreso che il loro Paese trae enormi vantaggi dai fondi dell’UE. Anche le zone finora trascurate riescono ora a cogliere l’ondata di modernizzazione che hanno portato i fondi UE. Già al tramonto del regime comunista Tusk apparteneva ad un gruppo di giovani intellettuali che gravitavano attorno al sindacato di Solidarnosc, che vedeva la Polonia all’interno della Comunità Europea. In seguito alla svolta politica del 1989 divenne uno dei leader liberali, puntando sensibilmente sull’economia di mercato e dichiarando guerra aperta alla burocrazia statale. Si impegnò per il superamento dei pregiudizi e, essendo danzichese con antenati cittadini del Reich Tedesco, scrisse un libro sulla buona convivenza delle due nazioni in tempi passati.
Tuttavia Tusk dovette apprendere che il suo programma di modernizzazione era troppo radicale per la maggioranza. I liberali vennero posti ai margini della politica. Solo dopo anni ritrovò la strada che lo avrebbe condotto verso la politica dei grandi, dopo essersi convertito alle fila dei conservatori. Ora è per lo stato forte. Da molto tempo, ormai, ha abbandonato la sua promessa di abbattere la burocrazia.
Già in veste di capo dell’opposizione aveva fatto pace con la chiesa cattolica: due anni dopo il matrimonio civile, celebrò il suo matrimonio religioso. Oggi non permette che si intacchi la forte posizione della chiesa. Invece l’ulteriore integrazione della Polonia nelle strutture europee riveste un ruolo di assoluta priorità. Questo progetto comporta una difficoltà del tutto particolare: Tusk, che parla bene il tedesco, mira ad una stretta collaborazione con i tedeschi, ancora oggetto di scetticismo da parte di una grande fetta dei suoi connazionali.
Da molto Angela Merkel e Tusk si danno del tu. Nel corso della Presidenza Europea della Polonia degli scorsimesi, ha sostenuto la posizione della Cancelliera nel richiedere coerenti programmi di austerità da parte dei Paesieuropei colpiti dalla crisi. Tuttavia, il suo governo ha cercato, al contempo, di erigere un fronte dei Paesi beneficiari contro i donatori, non riscontrando particolare assenso di Berlino e Parigi. Tusk non può permettersi una riduzione dei fondi UE elargiti alla Polonia, poiché ne ha particolare urgenza. Infatti, nel suo primo mandato, il deficit di bilancio è più che raddoppiato. Pertanto incorpora lo spirito europeo per sua convinzione personale, ma anche per necessità finanziaria.
"LA CHIESA"
"Non vuole intaccare una posizione storicamente molto forte"
"CON LA MERKEL"
"Parla bene il tedesco e dà addirittura del tu alla Cancelliera"