Antonio Pascale, Il Messaggero 27/01/2012, 27 gennaio 2012
A ROMA UN CANE SU DUE E’ STRESSATO. SERVE UN PATENTINO PER I PADRONI
L’associazione animalista «Earth» ci fa sapere che, a Roma, quasi il 40% dei cani domestici sono stressati. Dunque sarebbe il caso, sottolinea l’associazione, cominciare a organizzare corsi per i padroni: senza tesserino, niente cane. L’argomento potrebbe sembrare a prima vista una spigolatura simpatica, da una battuta e via, del tipo: ci mancavano pure i cani dallo psicologo. E invece si tratta di un problema serio, i cani sono spesso aggressivi, asociali, e arrecano danni al prossimo.
In città lo spazio è ristretto e i conflitti si fanno sentire. Sono comportamenti anomali, non c’è dubbio, segno che qualcosa nel rapporto tra uomo e cane deve essere mutato. Per cominciare oggi non c’è un bambino o un’adolescente che non si intenerisca per il musino di un cane, per il suoi occhioni lucidi, per il pelo candido e la morbidezza della pancia. Non c’è un punk-a-bestia o un senza fissa dimora che non sappia che le elemosine sono direttamente proporzionale alla tenerezza e alla morbidezza che il cane, accucciato davanti al piattino, è capace di ispirare.
Gli allevatori hanno capito prima di tutti l’antifona, insistono per evidenziare meglio le suddette caratteristiche e quindi forzano la selezione di alcuni caratteri. Risultato: un moto ingovernabile di tenerezza e baci e carezze costanti, attenzioni che fanno ingelosire i parenti stretti. Sono certo di prendere bene questi moti d’affetto verso i cani, testimoniano sensibilità e sono ottimi rimedi per quelli di noi che si sentono soli.
Tuttavia vale la pena segnare una differenza: mio padre o mio nonno, ultimi rappresentanti della generazione contadina «old style», un po’ pastori, un po’ coltivatori diretti, non hanno mai accarezzato più del necessario un cane, tantomeno lo hanno ricoperto di baci e tenerezze e moine, fosse pure un cucciolo bastardino, allegro e piacevole, come Totonno, uno dei cani di mio nonno. Non hanno mai messo il guinzaglio ai cani, perché questi seguivano il passo degli uomini con costanza militare e né, credo e spero, hanno usato il bastone, anche perché non ricordo un cane che disubbidisse agli ordini.
Per i ragazzi della vecchia leva, insomma, niente corsi e tesserini, semplicemente avevano empiricamente acquisito o imparato la regola principale: il cane deriva dal lupo, vive in branco, necessita di un capo branco. Il patto tra uomo e cane è fondato su questa elementare regola, il padrone è il capo branco, il cane uno del branco. Questo patto ha le sue regole, fissate dall’etologia comportamentale dei canidi, ogni deviazione è un costo per il capo branco e per il branco. Adesso non è che questo rapporto sia stato abolito del tutto, però cambiando le condizioni antropologiche, e passando dalla campagna alle città - dinamiche, frenetiche e confuse - questo patto ha subito il peso di molti cedimenti.
Possiamo dire che la tenerezza ha vinto sulla fermezza. L’autorità del capo branco ha subito una scossa. E così il 40% degli animali presenta problemi comportamentali. Un esperto credo non faticherebbe a capire quali comportamenti umani causano questi anomali e stressanti atteggiamenti nei cani. Sono tutti deducibili dalla regola principale: la necessità da parte del cane di sentire la presenza del capo branco. Quando il cane avverte l’assenza del padrone si sente in pericolo e agisce secondo il suo istinto: prende in mano la situazione, pensa di dover proteggere lui il padrone. È aggressivo perché si sente in dovere di proteggere il branco. Ci lamentiamo che gli animali salgono sui nostri letti e si comportano da padroni e ci chiediamo perché i nostri nonni contadini non avevano questo problema? Sempre la stessa regola: salgono sul letto perché pensano che tutto è di loro proprietà. Non è vero che tutto è di loro proprietà, siamo noi che glielo facciamo credere, non dividiamo il territorio, manchiamo di decisione e della forza necessaria nel porre alcune regole. Ma siamo di contro affettuosi ad oltranza, inteneriti ad libitum, e ci dimentichiamo che l’amore verso un animale passa attraverso il rispetto dei ruoli. Senza la comprensione profonda del loro comportamento etologico non c’è conoscenza e scambio. Si potrebbe allora cominciare da piccoli, al collo ai teneri peluche a forma di cane, si potrebbe appendere un cartellino con una scritta: bacia e accarezza il peluche tanto è finto, quando avrai un cane ricordati che è vero e per essere amato ha bisogno di essere regolato.