Aldo Grasso, Corriere della Sera 17/1/2012, 17 gennaio 2012
A ferire Garibaldi questa volta ci pensano Pasotti, Minghi e la Rai – Corriere della Sera, martedì 17 gennaio Dopo Laguna blu ecco «Laguna rossa», solo che al posto di Brooke Shields c’è Valeria Solarino e al posto Christopher Atkins Giorgio Pasotti
A ferire Garibaldi questa volta ci pensano Pasotti, Minghi e la Rai – Corriere della Sera, martedì 17 gennaio Dopo Laguna blu ecco «Laguna rossa», solo che al posto di Brooke Shields c’è Valeria Solarino e al posto Christopher Atkins Giorgio Pasotti. Va anche detto che i due interpretano nientemeno che Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, destinata a diventare per la storia Anita Garibaldi, e Giuseppe medesimo, l’eroe dei due mondi. Tutto inizia a Laguna, una cittadina del Sud del Brasile dove il giovane Garibaldi, esiliato in Brasile con altri patrioti italiani, sbarca per combattere a fianco dei ribelli. Lì nasce l’amore e lì poteva finire lo sceneggiato. Raramente si è visto qualcosa di così scombinato, di così scontato, di così mal realizzato: una storia patria riproposta attraverso i tableaux vivants. Si trattava di celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia attraverso il ritratto di un’icona femminile (con la scusa di offrire un po’ di storia alle generazioni più giovani che, notoriamente, stanno tutto il giorno davanti alla tv), e così la Rai ha pensato ben di affidare ad Amedeo Minghi (autore anche della colonna sonora), Massimo De Rita e Mario Falcone il soggetto di questa storia d’amore in salsa rivoluzionaria. Povera Anita e povero anche Garibaldi! Tra l’altro, la Rai è piena di programmi su Garibaldi. Nel 1982, per festeggiare il centenario della morte, promosse una serie di interessanti iniziative, tra cui una fondamentale «Serata Garibaldi» di Beniamino Placido. Per non parlare di inchieste e film, tra cui proprio uno su Anita. Solarino è molto bella (la recitazione è altra cosa), Pasotti non ha le physique du rôle per interpretare Garibaldi e la regia di Claudio Bonivento ricorda gli sceneggiati anni 60, con quadri semoventi (tipo Cristina di Belgioioso o quel plagiario di Goffredo Mameli). Quando c’è una scena di guerra troppo impegnativa o costosa, si supplisce con una didascalia. Ancora una volta, Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba. Da Rai Fiction, da Minghi, da cattivi sceneggiatori.