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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

CONSIGLI PER LA FASE DUE DEL GOVERNO MONTI, FIRMATI LUCIANO SALCE

Si potrebbe comporre un giornale al passo con l’attualità solo riciclando vecchi articoli, o perfino esumando pagine di quotidiani estinti. L’idea tradisce una visione disperata della storia italiana come eterna ripetizione di uno stesso spettacolo, dove cambiano solo i nomi dei primattori (e a volte, nel nostro paese dinastico, neppure quelli). Fatto sta che ne ho avuto conferma in un bel pomeriggio con Marco Pannella al Partito radicale. Pannella mi ha mostrato i vecchi numeri di Liberazione, quotidiano radicale da lui diretto (e in buona parte scritto) che durò in vita meno di un anno, tra il 1973 e il 1974, al culmine della campagna per il divorzio. Ebbene, una buona metà dei titoli – sulle carceri, sulle corporazioni, sui temi economici – si potrebbero ripubblicare senza cambiare una virgola. Mi sono chiesto, a quel punto, se ci fosse anche una profezia del governo Monti. C’era. A firma di Luciano Salce, geniale regista socialista e radicale, che nel marzo del 1974 intuì la necessità di commissariare la partitocrazia e diede anche alcune buone idee per la famosa fase due. “Propongo in sostanza che, dopo accurate consultazioni, il Parlamento, il Senato, la Corte costituzionale, la Corte dei conti, il Supremo Consiglio della magistratura, Iri, Enel, Montedison e avv. Agnelli, vista la catastrofica situazione generale, prima di giungere alla dissoluzione, compiano questo supremo tentativo: di dare tutto il potere legislativo a Salce per ventiquattr’ore”. Sei mesi per definire il programma e poi “si tratterebbe soltanto di firmare per ventiquattr’ore di seguito. Una faticaccia, d’accordo: ma ne varrebbe la pena”. Ne varrebbe la pena anche perché, aggiungeremmo, Salce si fidava ben poco dei “buoni a nulla” della sinistra italiana: il regista di “Fantozzi” è anche l’autore di un film quasi introvabile, “Colpo di stato” (1969), in cui il Pci vince le elezioni ma in ultimo preferisce non governare.
Ecco, in breve, il programma. Si parte dal controllo delle nascite: “Qui il mio lavoro sarebbe elementare: prenderei le disposizioni dell’epoca fascista e le rovescerei. Premi allettanti a celibi e nubili, (…) pesanti tassazioni alle coppie con due figli, ammende, sequestri, spoliazioni e pignoramenti alle coppie con tre figli, pene anche detentive e interdizione dai pubblici uffici alle coppie con quattro e più figli. (…) Obbligatorio (con spiacevoli controlli e ispezioni) l’uso degli anticoncezionali”. Idee che non piacerebbero oltretevere, certo, ma per questo c’è una soluzione: “Abolizione totale del Concordato. Alle previste, violente reazioni del Vaticano, rispondo con una seconda legge, già pronta, che confisca i beni ecclesiastici mobili e immobili esistenti nel territorio nazionale. Alle nuove vibratissime proteste, confisco anche i beni all’interno delle Sacre Mura”. I problemi di Marchionne sono risolti alla radice: “L’Alfa Romeo è soppressa. La Fiat può continuare a costruire, se crede, ma su ogni vettura lo stato percepisce una tassa di otto milioni, pertanto la fabbricazione di automobili diventa antieconomica e cessa”. Senza costi sociali, perché “ovunque fioriscono le officine di riparazioni alle quali vengono indirizzati gli operai di Mirafiori rimasti disoccupati”. Il governo Salce è un governo tecnico, beninteso, formato da “un Consiglio dei ministri con esperti di problemi tecnologici. Parlamentari e senatori vengono selezionati preferibilmente tra apolidi, naturalizzati e trovatelli, tra quelli insomma che non dispongano di clientele regionali”. Le proposte più radicali riguardano la razionalizzazione amministrativa (“Progressivo smantellamento e abolizione dei 24.000 enti esistenti in Italia. Buona parte di essi potranno essere ceduti ai paesi arabi in cambio di greggio”) e, soprattutto, la riforma televisiva: “Libera televisione in libero stato. Ogni italiano in possesso di una telecamera ha il diritto di usufruire di uno dei tanti canali a disposizione per trasmettere proposte, lagnanze o esultanze. Gli altri cittadini sono liberi di non guardarlo e non ascoltarlo, e in ogni caso ciascun cittadino avrà il diritto di scegliere il programma davanti al quale addormentarsi”. Questa parte c’è da sperare che sia profetica. Il timore è che lo sia anche l’epilogo: “Passato un anno, chiederò la verifica. Se almeno una parte delle mie riforme avrà dato buon esito, richiederò la legislatura per altre ventiquattr’ore, se no mi ritirerò a Caprera e al potere torneranno i soliti noti”.
Guido Vitiello