Malcom Pagani, Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 24/1/2012, 24 gennaio 2012
FIORELLA MANNOIA “NON HO PIÙ PAURA ADESSO SCRIVO IO”
Fiorella, ma allora ridi pure tu?! Me lo disse un signore anni fa. Così, come se nulla fosse. E fu un’illuminazione. Perché la gente questo pensa. Che io sia algida, presuntuosa, musona e distaccata. In realtà non ho il culto della personalità, fatico a riascoltare i miei dischi e non mi rivedo in tv. Ma davvero faccio quest’impressione?”. Fiorella Mannoia si diverte ancora. È tornata a “Sud”, come s’intitola lo splendido disco appena uscito, in cui per la prima volta ha scritto i testi delle sue canzoni. C’è voluto l’incosciente azzardo che da ragazza la faceva volare da stunt, nel cinema anni 70, tra uno schiaffo di Sordi e una moto precipitata nel lago della Duchessa. Faceva la controfigura e ora, in primo piano, in uno sfondo di capelli rame, note e luci invernali, c’è il film della sua vita.
Ricordi?
Non sono nostalgica. A 50 anni devi dire “presente”. Hai setacciato il tempo e tieni le cose belle come un antidoto. Il passato è un inganno.
Il suo fu lieto?
Papà suonava il clarinetto e, al posto della favole, mi raccontava le opere. Donne vessate, condannate a una triste fine. Quanto ho pianto per Faust.
Lacrime e basta?
Per niente. Molta musica fin dall’infanzia. Avevo una voce bassa, intonavo Celentano e il vecchio frac di Modugno. Si cantava sempre. Natale, Capodanno, Pasqua. Mi ritrovai il mestiere addosso. Se guardo indietro, capisco che non avrei potuto far altro.
La gavetta?
Aspra. Come è normale che sia. Porte sbattute e diffidenza. Pensai di mollare e di cambiare mestiere prima di capire che accusare gli altri dei propri insuccessi è troppo più facile che cercare di migliorare.
Sofferenze in corso d’opera?
Farsi accettare da quel burbero di Bertoli, con cui cantai “Pescatore”, fu dura: “Come si chiamerebbe quella coi capelli rossi? Chi sarebbe questa?”.
La svolta?
Sanremo ’81, con Caffè Nero Bollente. Mi presentai con una camicia color oro. Bella canzone che oggi sento lontanissima.
Ripudia?
No, cambiano le epoche e anche le valutazioni. Prendete Kerouac. A 20 anni “Sulla strada ” mi parve un capolavoro. Oggi una cosetta. Poi con “Come si cambia”, qualche anno dopo, capii l’importanza di aver un buon testo e il pubblico seppe che esistevo.
Stavolta se li è scritti da sola.
Ho preso a calci ritrosia e paura del confronto con le canzoni avute in regalo da De Gregori, Fossati, Ruggeri. Senza quelle non sarei qui.
Segreti.
I soliti. Voce, carisma, palle e capacità di parlare del contesto in cui canti. Le canzoni sono sempre lo specchio dei tempi correnti.
In che stato è la musica italiana?
Dal vivo tiriamo solo noi “vecchi”. La gente non si fida, va sul sicuro. Comunque accade anche all’estero. Clapton, Springsteen, Dylan. Qua siamo.
E lì rimarrete?
Senza concerti non so stare. Una città dopo l’altra, zingara, con la pizza fredda alle 2 di notte. Il massimo.
Ivano Fossati ha detto basta.
Si è dimesso. Non mi ha sorpreso.
Ma ci si può dimettere da cantautori?
Io non lo farei mai, ma a differenza di Ivano che è un fratello spiritoso, ironico e profondo, non ho mai sofferto dell’esposizione pubblica. Comunque l’ho chiamato. Era sereno. Felice. Non deve dimostrare nulla. Scriverà per gli altri, senza preoccupazioni .
Lei ne ha?
Ma che scherzate? A me sembra ancora oggi un miracolo. Ero uno scricciolo, adesso canto per gli altri.
Superare i 50 è stato un trauma?
Non sono più saggia e ho le mie insicurezze, ma sono più contenta di quanto non fossi dieci anni fa.
Il cinema?
Sapevo che non sarebbe durata, ma avevo 20 anni, andavo a cavallo e mi proposero di fare il mestiere paterno, la cascatrice. Mi pagavano bene, il set era affascinante. Ero la mascotte dei grandi.
Rimpianti?
Sapete, li ho visti e conosciuti tutti. De Sica, Gene Hackman, Oliver Reed, la Vitti, Sordi. Se avessi capito quanto erano grandi, avrei imparato di più. Ma ero una ragazzina.
In “Amore mio aiutami” Sordi la mandò all’ospedale.
Tutte minchiate. Leggendarie, ma sempre minchiate. Presi due schiaffi, come da copione. Succede pure nella vita vera.
I colleghi?
Sono colleghi. A volte amici. Avete curiosità?
Molte. Vasco Rossi?
Autentico. Non ci sono filtri tra quel che canta e quel che è. Una rockstar, forse l’unica che abbiamo.
De Gregori.
Non sai mai come lo trovi. Se è simpatico, sei felice di sentirlo. Altre volte è gelido: “Dimmi” e ti maledici per avergli telefonato.
Lucio Dalla?
Uno che sa godersi la vita.
Zero?
Renato è Renato. È come lo vedi. Con il principe e lo spazzino, non cambia tono: “Come stai Ni’?”. Un vero simpatico. Certe volte storpia le canzoni altrui. Dice sconcezze allucinanti.
Battiato?
L’uomo più intelligente e ironico che abbia incontrato.
Battisti?
Un orso. Se non gli piacevi, non esistevi.
E con lei come fu?
Paterno. Mi fece ascoltare in anteprima tutti i brani de “Il nostro caro angelo”. “A Fiorella farei interpretare tutte le mie canzoni”. Non mentiva, credo.
Lo imiti. Lei è di sinistra?
Penso di sì. Mai avuta una tessera però. La politica è un disastro e non ha capito quanta rabbia covi nella gente che non sa a chi rivolgersi.
Non l’ha capito nessuno?
Né la destra né tantomeno la sinistra. E sono preoccupata. L’antipolitica è pericolosissima.
Il governo Monti? I tecnici?
Non mi piacciono. Spread, rating, liberalizzazioni. Mi sembra una colossale truffa.
Mandò una lettera a Fini, su MicroMega.
Iniziava così: “Se davvero crede a ciò che dice, faccia un passo coraggioso e si stacchi da Berlusconi”. Ma non mi fidavo e non mi fido di lui.
Però lui le ha dato retta.
Ma figuratevi se sta a da’ retta a una come me! Se l’ha fatto, l’ha fatto per conto suo.