Alessandro Oppes, il Fatto Quotidiano 24/1/2012, 24 gennaio 2012
UGOLE PRESIDENZIALI
Scelta oculata di marketing elettorale o scarso senso del ridicolo? Presidenti che passano dall’oratoria alle note musicali, che salgono su un palco, impugnano un microfono e si cimentano – a volte è fin troppo evidente e imbarazzante – in un mestiere che non è il loro. Barack Obama, in fondo, è stato più che discreto: poche battute di “Let’s stay together”, una vecchia canzone di Al Green, sono bastate per far venire giù dagli applausi l’Apollo Theater, tempio della musica nera ad Harlem, e il video ha subito raccolto una valanga di consensi in Rete. Ma gli altri? Stona senza pudore, da anni, il venezuelano Hugo Chávez, approfittando del palcoscenico settimanale del suo programma tv auto-celebrativo Aló Presidente. Forse nel tentativo di emularlo, proprio accanto a lui abbiamo visto anni fa il leader paraguayano Fernando Lugo intonare un classico latino-americano come “Cambia todo cambia”, magari senza riuscire a trasmettere le stesse emozioni della grande Mercedes Sosa. Molto più professionale, l’esibizione improvvisata del premier canadese Stephen Harper, che due anni fa, sorprendendo e mandando in visibilio il pubblico, ha interpretato i Beatles con una pregevole versione di “With a little help from my friends”. Il cinese Hu Jintao va sulla canzone folk, accompagnato dal battimani obbligato dei suoi fedelissimi. E convince molto poco anche Vladimir Putin, impacciato sia al piano sia mentre canta “Blueberry Hill”.
Nicolas Sarkozy, di sicuro, non ha dimenticato la sfortunata esperienza di qualche anno fa quando, in tv, lo invitarono a cimentarsi in un karaoke con “Gabrielle” di Johnny Hallyday. Più che cantare, recitò. E poi ammise mesto di avere un certo “senso del ridicolo”. Di recente l’abbiamo sentito cantare solo la Marsigliese. Per il resto, deve aver ricevuto indicazioni ultimative dalla moglie Carla Bruni, professionista del settore.
In Italia, si sa, non ci facciamo mancare niente. Berlusconi è non solo interprete, ma anche autore di una quarantina di testi.
Ma poi ci sono i presidenti cantanti professionisti. L’indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ha appena pubblicato il suo quarto disco, “Harmoni”. Michel Martelly, nome d’arte “Sweet Micky”, è arrivato alla guida di Haiti proprio per la sua enorme fama come idolo della musica popolare locale. E forse, se Youssou N’Dour dovesse conquistare la presidenza del Senegal, i suoi colleghi saranno indotti a limitare le esibizioni canore per evitare imbarazzanti paragoni.