Francesca Cicardi, il Fatto Quotidiano 24/1/2012, 24 gennaio 2012
IL PARLAMENTO DEMOCRATICO (E BARBUTO) D’EGITTO
Un giorno storico per l’Egitto: si inaugura il primo Parlamento dell’era post Mubarak, il primo considerato veramente democratico in tutta la storia del paese. E il primo dominato dagli islamisti, che occupano più del 70% dei seggi. Molte barbe nell’emiciclo, alcuni vestiti tradizionali e libri del corano che i deputati alzano vittoriosi all’entrata dell’edificio e sui quali diversi deputati salafiti (corrente radicale dell’Islam) giurano.
Mahmud al Saqqa, il deputato più anziano incaricato di presiedere la primissima seduta, riprende gli estremisti che modificano il giuramento ufficiale e promettono di difendere lo Stato e la Costituzione solo se non contraddicono la legge di Dio. Saqqa respinge anche la richiesta di fare una pausa per pregare, ma si prevede che i 123 deputati salafiti, alcuni di loro ex jihadisti, cercheranno ora di imporre l’impronta religiosa alle sedute della camera e di vendicarsi così di un sistema politico che li ha emarginati e maltrattati fino a qualche mese fa.
MA LA VENDETTA più dolce è forse quella dei Fratelli Musulmani, che arrivano finalmente al potere e occupano 235 dei 498 posti del Consiglio del Popolo. Storico gruppo di opposizione, non solo al regime dell’ex presidente Mubarak durante 30 anni di dittatura, ma anche alla monarchia filo britannica contro la quale sono nati negli anni 20. Perseguitati, incarcerati e torturati da tutti i governanti nei loro 80 anni di storia, ma sopratutto dai regimi militari dei presidenti Nasser e Sadat durante gli anni 60 e 70. Nell’ultimo decennio, Mubarak era stato finalmente obbligato a tollerare i Fratelli, almeno in ambito politico davanti a una realtà ormai innegabile, anche se le forze di sicurezza hanno continuato a reprimere il gruppo fino all’ultimo momento.
Meno di un anno fa, pochi giorni dopo l’inizio delle proteste del 25 gennaio, i principali leaders della Fratellanza furono arrestati dalla polizia del regime per evitare che prendessero parte al movimento popolare contro il Rais, consapevole che solo i Fratelli potevano mobilitare le masse. Tra i detenuti, Mohamed Saad al Katatny, che ieri è stato eletto presidente della camera bassa, la stessa camera nella quale entrò nel 2005 come candidato indipendente e divenne poi il rappresentante degli altri parlamentari del gruppo che clandestinamente ottennero un quinto dei seggi presentandosi alle elezioni individualmente. Katatny è poi stato portavoce ufficiale della Confraternita e, quando il gruppo fu legalizzato dopo la rivoluzione, venne eletto segretario generale del partito “Libertà e Giustizia”, braccio politico dei Fratelli Mussulmani. Nel suo primo discorso da presidente del Consiglio del Popolo ieri pomeriggio Katatny ha parlato di democrazia e si è mostrato moderato e conciliatore.
LA STORIA si è capovolta in Egitto e i Fratelli promettono che non si ripeterà, che la pluralità che a loro era stata negata verrà ora garantita. Già da tempo rassicurano le minoranze, i cristiani (un 10% della popolazione egiziana) e anche le donne. Ma Amnesty International denuncia che i principali partiti egiziani, tra cui “Libertá e Giustizia”, hanno rifiutato d’impegnarsi a favore dei diritti delle donne e a porre fine alla discriminazione dei copti. Questo compito sarà ancora più difficile in un parlamento dominato da uomini barbuti: nel nuovo Consiglio del Popolo ci sono solo 11 donne elette alle urne e altre 2 designati dal capo dello Stato così come prevede la legge. I cristiani copti sono 14, tra cui 5 designati. Sia i deputati cristiani che le donne sono appartenenti a liste chiuse e non eletti direttamente dal popolo.