Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 24/1/2012, 24 gennaio 2012
SALVATE IL SALVA-STATI - I
fondi per garantire la stabilità finanziaria europea, Efsf e Esm, così come sono stati strutturati e con la potenza di fuoco accumulata per ora di 500 miliardi, rischiano di aggravare e non di risolvere la crisi del debito sovrano europeo. Di complicare, e non semplificare, la gestione già estremamente impegnativa del debito pubblico italiano. Né l’Efsf, mai veramente decollato, né l’Esm - che stenta ad arrivare in rampa di lancio senza il solito codazzo di polemiche - sembrano attrezzati per tranquillizzare i mercati sulla gestione della crisi europea. I 500 miliardi in ballo, infatti, potrebbero essere impegnati nei prossimi anni già in buona parte sui fronti di Grecia, Portogallo e Irlanda se questi Paesi non dovessero riuscire a finanziarsi a medio-lungo termine sui mercati già dal prossimo anno e se si volesse evitare di estendere le perdite anche ai sottoscrittori privati dei titoli di Stato irlandesi e portoghesi. L’Efsf, che opera supportato dalle garanzie degli Stati membri dell’Eurozona, ha un vizio di forma iniziale che danneggia l’Italia e che solo la discesa in campo dell’Esm può correggere: i prestiti erogati ai Paesi in difficoltà, per ora Portogallo e Irlanda per un totale di circa 44 miliardi nel triennio 2011-2013, vengono contabilizzati da Eurostat nei debiti pubblici nazionali, con una ripartizione basata sul peso delle garanzie. Il debito pubblico italiano, che già nel 2010 e nel 2011 ha risentito negativamente per i prestiti bilaterali alla Grecia pari rispettivamente a 4 e 6 miliardi, verrà aumentato da Eurostat per circa il 20% (19,18%) delle erogazioni dell’Efsf ai portoghesi e irlandesi: se nel 2013 questi due Paesi non potranno tornare a finanziarsi a medio-lungo termine sui mercati come previsto per ora dal loro programma di aiuti Ue-Fmi, senza alleviare il fardello dei loro debiti con perdite spalmate anche ai privati come nel caso della Grecia, l’entità dei soccorsi finanziari esterni dovrà aumentare. Per il Portogallo, un secondo pacchetto di aiuti per 80 miliardi non è escluso dagli addetti ai lavori più pessimisti: di cui una quota all’Fmi, l’altra non è chiaro se solo all’Efsf, all’Efsm o all’Esm. In attesa che l’Esm veda la luce dopo luglio, la quota europea del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, un totale di 130 miliardi compreso l’Fmi e tenuto conto delle perdite ai privati, potrebbe gravare per una parte sull’Efsf e di conseguenza sul debito pubblico dei garanti. È quindi inderogabile l’anticipo a luglio del fondo permanente Esm, un’istituzione finanziaria costituita con versamento di capitale da parte degli Stati dell’Eurozona: un passaggio fondamentale che, a differenza dell’Efsf, eviterà di ripartire le erogazioni nei debiti pubblici nazionali. Lo statuto dell’Esm prevede tra l’altro che questo fondo permanente possa subentrare alle attività dell’Efsf e che possa garantirne i bond: questa formula potrebbe sgravare i debiti pubblici, compreso quello italiano e spagnolo, dal peso degli Efsf-bond già emessi e dei prestiti già erogati. Ma Eurostat resta alla finestra perché le molteplici ipotesi in circolazione sono contraddittorie e confuse. L’aumento della potenza di fuoco dei due fondi di stabilità finanziaria o del solo Esm, uno sviluppo gradito all’Italia, aiuterebbe i mercati ad archiviare il problema delle aste dei titoli di Stato europei periferici a medio e lungo termine: perché la rete di sicurezza, anche se non dovesse essere utilizzata per Spagna e Italia, sarà comunque estesa a sufficienza per prevedere tutti gli aiuti possibili anche soltanto a Grecia, Irlanda e Portogallo per un certo numero di anni. Se poi il problema numero uno sulle dimensioni dei fondi salva-Stati dovesse essere risolto definitivamente entro marzo, con una credibile tabella di marcia sui versamenti del capitale paid-in dell’Esm da almeno 80 miliardi, Eurogruppo e Consiglio Europeo dovranno comunque sciogliere per tempo altri tre nodi: le modalità di inserimento delle clausole di azione collettiva sui titoli di Stato emessi dopo l’avvio dell’Esm; il tipo di ricorso al Psi (partecipazione alle perdite dei privati) in stile-Fmi, e quindi con valutazione caso per caso, prevedibile nei soccorsi finanziari concessi dall’Esm; lo status di creditore privilegiato dell’Esm ed eventualmente della Bce, un aspetto tecnico molto rilevante perché accresce le perdite potenziali per i privati nel caso di default degli Stati assistiti da Esm, Fmi e Bce (con acquisti sul secondario).