Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 24 Martedì calendario

I clandestini a bordo? Ecco quanto è facile imbarcare le «amiche» – L’armatore della sfortunata nave Concordia smentisce secca­mente la presenza di «clandesti­ni » a bordo, ma sugli hotel galleg­gianti ci sono sistemi per imbarca­re qualcuno, magari un’amichet­ta, senza tanta pubblicità

I clandestini a bordo? Ecco quanto è facile imbarcare le «amiche» – L’armatore della sfortunata nave Concordia smentisce secca­mente la presenza di «clandesti­ni » a bordo, ma sugli hotel galleg­gianti ci sono sistemi per imbarca­re qualcuno, magari un’amichet­ta, senza tanta pubblicità. Forse non sarà il caso della so­cietà Costa, ma chi ha comandato navi passeggeri spiega al Giornale i vari sistemi. Il primo è perfetta­mente previsto dal contratto per i membri dell’equipaggio,che han­no­la possibilità di usufruire dei co­siddetti «passaggi familiari». In pratica possono prenotare la cro­ciera per i loro parenti stretti co­me genitori, mogli, figli e pure con­viventi. L’agevolazione non ne­cessariamente prevede la richie­sta di una cabina in più. In questo caso il costo è zero. Se invece si vuole una cabina per l’ospite si pa­ga­una tariffa solitamente agevola­ta. I familiari vengono imbarcati con la dicitura elettronica «GD0000».Poi c’è il piccolo sotter­fugio per le amichette. «Esiste un’usanza comune a bordo per le persone sposate, come può esse­re un comandante, che desidera invitare una donna- spiega un uffi­ciale di grande esperienza di cro­ciere - . Non può avanzare una ri­chiesta di passaggio familiare e al­lora il capitano “ ordina”a qualcu­no dell’equipaggio di farlo al suo posto». Si evitano imbarazzi e ci si porta comunque l’amica. È di ieri la notizia che Domnica Cemortan l’ospite moldava a bordo di nave Concordia, che fin dall’inizio ha sollevato più di un dubbio, verrà interrogata per rogatoria dalle au­torità del suo paese. Il termine «clandestino» non in­dica qualcuno che entra di sop­piatto e rimane a bordo senza esse­re scoperto. «Se la gestione di una nave di passeggeri è allegra», spie­ga una fonte del Giornale , esiste­rebbe un altro sistema. Una perso­na può salire a bordo come visita­tor­e e viene registrata nell’apposi­ta lista. «Poi rimane sulla nave che lascia gli ormeggi ma viene smar­cata come scesa a terra» sostiene la fonte. Per farlo sarebbe necessa­ria almeno la compiacenza del ca­po della sicurezza. In pratica si tratterebbe di un ospite imbarca­to, ma che non risulta nella lista dei passeggeri. Ieri si è smontato il caso della donna ungherese de­nunciato dal capo della protezio­ne civile, Franco Gabrielli, che non risultava da nessuna parte, anche se dei presunti parenti la re­clamavano sostenendo che si tro­vasse a bordo al momento del nau­fragio. Il ministero degli Esteri ma­giaro ha fatto sapere che «la de­nuncia risulta infondata e si basa­va sui dati di una donna morta tre anni fa». Probabilmente era un tentativo di truffa per ottenere il ri­sarcimento. Ieri Costa crociere ha emesso un comunicato in cui sottolinea «che l’azienda ha in atto rigidissi­mi sistemi di controllo dell’acces­so a bordo in aggiunta a quelli ef­fettuati dalle autorità». Bisogna avere un biglietto di viaggio per i passeggeri, oppure una tessera identificativa a lettura ottica per l’equipaggio. «Ai passeggeri, al­l’accesso a bordo, viene scattata una foto del viso, abbinata poi a un codice a barre identificativo» scrive la Costa. La società aggiun­ge che «in caso di infrazioni (delle procedure di sicurezza) la compa­gnia prende severi provvedimen­ti disciplinari ».L’armatore smen­tisce, con ancora più decisione, che a bordo di Costa Concordia «potessero esserci dei lavoratori clandestini». Nel frattempo la pubblicazione sul Giornale del tracciato satellita­re della nave, dall’impatto con lo scoglio all’incagliamento, conti­nua a sollevare interpretazioni di­verse. Per alcuni esperti del setto­re il comandante Schettino «ha ef­fettuato una manovra di salvatag­gio » evitando il peggio. La maggio­ranza dei lupi di mare, compresi ufficiali stranieri, sostengono che Schettino ha cercato con un colpo di timone di evitare all’ultimo mo­mento lo scoglio, ma poi tutto è av­venuto non per una manovra volu­ta. Per portare la nave a riva «con il black out e la sala macchine allaga­ta, le eliche laterali non potevano funzionare» scrive un gruppo di ufficiali. Un ex comandante della Marina militare parla senza mez­zi termini «di fortuna sfacciata» nell’incagliarsi sull’isola, piutto­sto che inabissarsi al largo. Forse la verità sta nel mezzo, come fa no­tare una fonte del Giornale : «C’era vento di traverso (da nord est). Una nave passeggeri è un gratta­cielo, che fa da enorme vela. Lo spostamento lentissimo verso il Giglio, dove Costa Concordia si è incagliata, può essere semplice­mente dovuto alla forza del vento sfruttata da chi era a bordo».