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 2012  gennaio 24 Martedì calendario

Dura vita da padroncino: «Rc, benzina e pedaggi ci hanno messo a terra» – «Ormai si fa fatica anche a riempire il serbatoio prima di par­­tire: solo i rincari continui del ga­solio in un anno ci hanno fatto au­mentare i costi del 10 o anche del 15 per cento

Dura vita da padroncino: «Rc, benzina e pedaggi ci hanno messo a terra» – «Ormai si fa fatica anche a riempire il serbatoio prima di par­­tire: solo i rincari continui del ga­solio in un anno ci hanno fatto au­mentare i costi del 10 o anche del 15 per cento. Ma non è di sconti una tantum che abbiamo biso­gno: ci vogliono controlli seri, con­tro la concorrenza sleale. Per far lavorare quelli come me che ri­spettano le regole, anche se con molta fatica». Claudio Fraconti è cresciuto in mezzo ai Tir: suo pa­dre ha fondato l’impresa di auto­trasporti che oggi tocca a lui porta­re avanti, e che dà lavoro alla sua famiglia e a quelle dei suoi 15 di­pendenti. Cioè tanti, per le dimen­sioni medie dell’autotrasporto italiano: dove spesso c’è un solo autista, o due. Niente, in rapporto ai colossi olandesi o tedeschi, do­ve le centinaia di camion per azienda sono la norma. Chiaro che, su un’azienda piccola, ogni rincaro pesa come un macigno. «Da dove cominciare? C’è l’im­barazzo della scelta- dice Fracon­ti - ci sono i costi diretti, quelli che dobbiamo pagare in anticipo, co­me il carburante e la manutenzio­ne; gli pneumatici, per esempio, che stanno aumentando vertigi­nosamente in tutto il mondo per il rincaro delle materie prime. E per me già solo questo significa spendere il 5 o anche il 10% in più, a seconda delle percorrenze. Met­tiamoci i rincari dell’autostrada, le compagnie che fanno cartello sulla Rc auto, le banche che non danno credito: basterebbe già questo a bloccare un’attività». Infatti, tante aziende fino a ieri sane sono costrette a licenziare o addirittura a chiudere del tutto. «Questo è un settore che non ha mai visto disoccupazione,ma dal­l’inizio dell’anno mi arrivano tut­ti i giorni curriculum di autisti che hanno perso il lavoro - racconta Fraconti-certo che c’è la dispera­zione, ed è facile farsi strumenta­lizzare: ma c’è anche chi ci guada­gna ». Come quegli intermediari che figurano autotrasportatori, ma di camion non ne hanno nean­che uno: solo un ufficio e un telefo­no. Da lì, trattano consegne, che poi affidano a chi costa meno, mettendo in concorrenza i tra­sportatori in difficoltà: una sorta di «caporalato». «L’illegalità ci ammazza - insi­ste Fraconti- e non per modo di di­re: perché poi questi vanno in gi­ro senza assicurazione, non ri­spettano le regole di sicurezza, co­me le ore massime di guida, per te­nere i prezzi più bassi. E noi azien­d­e corrette non possiamo compe­tere: dobbiamo continuamente utilizzare le risorse messe da par­te, ma non può durare all’infinito. D’altra parte i conti per chi ha le carte in regola sono presto fatti: un autista porta a casa 2mila euro netti, ma all’azienda ne costa il doppio, 45 o 48mila euro l’anno. Noi lavoriamo ancora, ma certo trasportando prevalentemente materiali per l’edilizia la crisi si sente. Come se non bastasse, a Nord abbiamo anche la concor­renza dei Paesi dell’Est, dove il co­sto del lavoro è più basso: e degli autisti extracomunitari, che por­tano la merce dalla Turchia o dal­la Lituania e invece di aspettare un carico per il loro Paese fanno trasporti in Italia a prezzi straccia­ti ». Non che le leggi per evitarlo non ci siano: sono i controlli che mancano. «O meglio i controlli di un certo tipo-denuncia l’autotra­sportatore- i nostri camion vengo­n­o fermati per verifiche puntiglio­se su ogni cosa, ma non viene in mente piuttosto che chi fa sconti del 20 o 30% ha qualcosa che non va? Rispetto delle leggi e concor­renza vera, ecco quello che chie­diamo noi di Conftrasporto: inuti­le chiedere sconti una tantum, non servono a niente. E neanche mettersi di traverso nelle strade». 120 mila 3,9 Le aziende per il trasporto merci su camion del no­stroPaese, 50mila possie­dono un solo veicolo milioni I tir per il trasporto merci in Italia.Di questi 450mila sono di società che tra­sportano per conto terzi LA RICHIESTA «Gli sconti una tantum? Meglio rispettare le leggi e una concorrenza vera»