ItaliaOggi 24/01/2012, 24 gennaio 2012
Asor Rosa, un vecchio scarpone sessantottesco – Vecchio scarpone sessantottesco, uno di quei bolscevichi accademici (e un po’ per ridere) come in Italia ce ne sono stati anche troppi, il professor Alberto Asor Rosa confida ai lettori del Manifesto che «quando Monti è apparso per la prima volta in televisione a Strasburgo accanto a Merkel e Sarkozy, mi sono sorpreso a pensare quanto fossero buffi il francese Sarkozy e la germanica Merkel di fronte all’eleganza dignitosa e riservata dell’italiano Monti
Asor Rosa, un vecchio scarpone sessantottesco – Vecchio scarpone sessantottesco, uno di quei bolscevichi accademici (e un po’ per ridere) come in Italia ce ne sono stati anche troppi, il professor Alberto Asor Rosa confida ai lettori del Manifesto che «quando Monti è apparso per la prima volta in televisione a Strasburgo accanto a Merkel e Sarkozy, mi sono sorpreso a pensare quanto fossero buffi il francese Sarkozy e la germanica Merkel di fronte all’eleganza dignitosa e riservata dell’italiano Monti. E il mio italico cuore non ha potuto reprimere un sobbalzo d’orgoglio». È una prosa zuccherina, da posta del cuore, una prosa per così dire cazzulliana, da Aldo Cazzullo, il gazzettiere che sventola inesausto il tricolore, ma soprattutto è una prosa degna del vecchio sodale d’asor Rosa, il prof. Toni Negri, che negli anni di piombo, quando fioccavano i morti ammazzati e gli editorialisti chic (che oggi liquidano gli evasori fiscali come «nemici dello Stato e miei») si dichiaravano «né con lo Stato né con le Br», scriveva che «immediatamente risento il calore della comunità operaia e proletaria tutte le volte che mi calo il passamontagna. Questa mia solitudine è creativa. Ogni azione di distruzione e di sabotaggio ridonda su di me come segno di colleganza di classe. Né l’eventuale rischio mi offende: anzi mi riempie di emozione febbrile come attendendo l’amata».