Enrico Franceschini, la Repubblica 24/01/2012, 24 gennaio 2012
A tavola nel 2050 tra alghe e locuste "Così nutriremo 9 miliardi di persone" – Cosa mangiamo oggi? Una zuppa di alghe, un bel piatto di insetti fritti o un hamburger artificiale? Potrebbero essere queste le prelibatezze offerte dal menù intorno all´anno 2050, se vogliamo sfamare i 9 miliardi e mezzo di terrestri che esisteranno intorno a quella data
A tavola nel 2050 tra alghe e locuste "Così nutriremo 9 miliardi di persone" – Cosa mangiamo oggi? Una zuppa di alghe, un bel piatto di insetti fritti o un hamburger artificiale? Potrebbero essere queste le prelibatezze offerte dal menù intorno all´anno 2050, se vogliamo sfamare i 9 miliardi e mezzo di terrestri che esisteranno intorno a quella data. Studi delle Nazioni Unite indicano che nei prossimi quarant´anni sarebbe necessario raddoppiare la produzione mondiale di cibo, per nutrire i 2 miliardi e mezzo di terrestri in più che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti. Ma raddoppiare il cibo prodotto è più facile a dirsi che a farsi: un miliardo di persone soffrono già ora di fame cronica, ci sono scarse terre vergini su cui espandere nuovi raccolti agricoli o allevamenti, gli oceani stanno svuotandosi di pesci e rischiamo di rimanere perfino senza acqua, che gli ecologisti definiscono "il nuovo petrolio", la risorsa naturale per la quale si combatteranno le guerre del prossimo futuro. E allora? Cinquant´anni or sono, quando la popolazione terrestre era metà di quella attuale ma cominciava una prodigiosa crescita demografica, la risposta degli esperti fu la cosiddetta "rivoluzione verde": un radicale aumento di fertilizzanti e di sementi ibride per moltiplicare la produzione agricola. Ha funzionato, perché da allora la Terra ha prodotto due volte più cibo, ma al prezzo di consumare tre volte più acqua e risorse del sottosuolo. Scienziati dell´Onu dicono che non sarebbe possibile usare lo stesso metodo da qui alla metà del 21esimo secolo. Per sfamare il pianeta del 2050, secondo una varietà di rapporti sull´argomento citati dall´Observer di Londra, occorre un "generale ripensamento" del problema. Bisognerà cambiare tutto alla ricerca di soluzioni insolite. Una sono le alghe: semplici organismi monocellulari, che crescono rapidamente, anche in condizioni difficili e possono essere utilizzate per un´enorme varietà di usi. Cibo per animali. Fertilizzanti naturali. Perfino carburante: esiste un programma, chiamato "algae oil" (petrolio d´alghe), per sfruttare le potenzialità energetiche di queste erbette. E un altro uso è cibo per esseri umani. Non occorre aspettare il mondo del 2050, per questo: succede già, le alghe sono un alimento abituale nel menù di Cina e Giappone. Nel regno animale, le mangiano creature di ogni dimensione e caratteristica, dai gamberetti alle balene: perché non potremmo mangiarle anche noi occidentali? «Sono la base di tutta la vita», avverte il professor Mark Edwards dell´Arizona State University. Un´altra soluzione sono gli insetti. Locuste, grilli, ragni, vermi: diciamo la verità, non fanno venire l´acquolina in bocca. Eppure ben 1400 specie di insetti sono mangiate in Africa, Asia e America Latina. Ve ne sono moltissimi che contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l´atmosfera. L´Unione Europea ha recentemente stanziato un finanziamento di 3 milioni di euro per ogni paese membro della Ue che incoraggi l´uso degli insetti in cucina. Dunque, prepariamoci al giorno della locusta (sui fornelli). Vi sono soluzioni che fanno meno impressione, ma la cui riuscita è ancora incerta. La carne artificiale: esperimenti per fare crescere hamburger e polli in laboratorio sono a uno stadio avanzato e promettono risultati entro due anni. Poiché non è verosimile aumentare gli allevamenti di carne naturale (le mucche occupano già un quarto di tutte le terre coltivabili e creano un micidiale quantitativo di gas nocivi), non rimane che questa strada. I "deserti verdi": enormi serre nelle aree più aride del pianeta, il Sahara Forest Project dovrebbe partire nel 2015, la Grande Muraglia Verde Africana (una foresta larga 15 km e lunga 8000 dall´Atlantico all´Oceano Indiano) l´anno dopo. Infine i cibi geneticamente modificati: specialisti cinesi sperimentano un "super riso verde", più facile da crescere e nutriente, e c´è chi studia banane con extra vitamine, pesci che maturano più in fretta, vacche resistenti alle infezioni.