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 2012  gennaio 24 Martedì calendario

LE BANCHE SI FANNO LA GUERRA TRA «POVERI»


L’ultima, in ordine cronologico, è Banca Sistema. Che offre il 5,20% a chi lascia i suoi soldi per almeno 24 mesi sul conto deposito lanciato ieri. Un tasso di interesse piuttosto alto che potrebbe far venire l’appetito a chi cerca un salvadanaio sicuro per i suoi risparmi. Il piccolo istituto indipendente – nato l’anno scorso e guidato da Gianluca Garbi – si inserisce, dunque, nella battaglia sui rendimenti per conquistare nuove fette di mercato e, soprattutto, far crescere la raccolta di denaro fra i clienti.
Una battaglia aperta un po’ a tutti gli operatori finanziari. Alle banche che offrono prodotti tradizionali e, soprattutto, a chi sta sul mercato con i depositi online o virtuali. A cominciare dagli olandesi di Ing che hanno aperto il solco da qualche anno: adesso il «Conto arancio» garantisce una remunerazione pari al 4,20% con un vincolo di un anno. Offerta in linea con la “concorrenza”: lasciando i risparmi intaccati per 12 mesi, Che banca (gruppo Mediobanca) paga il 4% secco, mentre Mediolanuma e Fineco arrivano al 4,25%. Si piazza un po’ sopra questa asticella solo Iwbank (grupo Ubibanca) col 4,35%, ma il vincolo imposto, in questo caso, è di 18 mesi. Banca Sistema, insomma, solo apparentemente batte tutti: perché con un vincolo così alto l’offerta si avvicina ad altre forme di risparmio o investimento piuttosto che a un vero e proprio deposito.
Sta di fatto che in giro c’è un bel po’ di denaro da far rientrare nel circuito bancario. Il tesoretto “liquido” in circolazione vale, infatti, parecchie decine di miliardi di euro. Solo a novembre scorso c’è stato un calo vertiginoso delle somme depositate sui conti correnti e depositi (-25 miliardi) oltre di quelle piazzate sui pronti contro termine (-21 miliardi). Si tratta, complessivamente, di 46 miliardi di euro. E non è chiaro dove siano stati spostati tutti quei quattrini “spariti” allo sportello. Secondo esperti del settore, una parte di quei 46 miliardi potrebbe stata trasformata in contante e magari messa sotto chiave nelle cassette di sicurezza. Un’altra fetta, invece, potrebbe essere stata portata all’estero. Due misure d’emergenza frutto dei timori di una tassa patrimoniale. Proprio in quel periodo, in effetti, con l’insediamento del Governo di Mario Monti, da più parti era stata ventilata l’ipotesi della «botta secca in banca».
Di là dalla guerra in corso a colpi di rendimenti, i cui risultati si potranno misurare solo tra un po’, viene fuori un altro aspetto della crisi. Che, in parte, è l’origine della crisi dei finanziamenti, ormai sempre più in calo. Non solo. La ricerca affannata di denaro da parte degli istituti fa venire il sospetto che i soldi della Banca centrale europea (a dicembre 489 miliardi di euro sono stati messi in circolazione nel Vecchio continente) non bastano agli istituti per rimettere in moto il credito alle imprese e alle famiglie. C’è poi un altro rischio: livelli troppo alti dei rendimenti sui depositi possono far crescere smisuratamente il costo complessivo della raccolta, con effetti devastanti sul costo dei prestiti. Che potrebbero diminuire, in questa circostanza, per un crollo della domanda da parte di aziende e cittadini.

Francesco De Dominicis