Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

FRUTTERO E GLI E-BOOK - C’è

una domanda che chi si occupa per mestiere di televisione si sente rivolgere ciclicamente: qual è il programma più brutto che hai visto? Duro rispondere, considerata la concorrenza agguerrita e il turnover selvaggio; c’è sempre un varietà come Attenti a quei due-La sfida o una fiction come Il restauratore che ambiscono a entrare nella hit parade dell’obbrobrio. È raro, invece, ricevere la domanda contraria, alla quale vorrei rispondere senza che nessuno me l’abbia fatta. Il più bel programma a cui ho assistito negli ultimi vent’anni è L’arte di non leggere di Fruttero&Lucentini, realizzato da Raiuno nel 1994 e da allora mai più trasmesso (sebbene sia fortunatamente visibile sul sito rai.tv). Speriamo che la Rai si decida a riproporlo, sia come omaggio a Carlo Fruttero, sia come risarcimento al telespettatore che paga il canone per vedere programmi sui libri affidati a Gigi Marzullo, sia perché parliamo di un manifesto della buona televisione; ne dimostra l’esistenza (che è quasi come dimostrare l’esistenza di Dio), e con ricavi inversamente proporzionali ai costi. Sempre nel ‘94 Alessandro Baricco con Pickwick aveva portato i libri in tv; egregiamente, ma nel suo modo affabulatorio, rapito, lirico e piacione. Con quella capacità di prendersi sul serio comune a quasi tutti gli scrittori.
Dico “quasi” perché le rare eccezioni ci sono. E qui arriviamo a F&L. Difendere il solco di Baricco barattando il narcisismo con l’autoironia sembrava impossibile , ma loro ci riuscirono. Racconta il regista Loris Mazzetti che tutto si svolgeva in mezz’ora, nello studio dell’appartamento torinese di Fruttero assediato dai libri del padrone di casa. Qualche minuto per concordare i titoli e poi via, dal Don Chisciotte alla Vita dell’Alfieri, dalla riedizione Ionesco a quella di Isherwood fino al tormentone della Recherche (sempre evocata ma mai affrontata “perché con Proust ti comprometti”). Ricordi, battibecchi, impicci, risate: l’affiatamento di due comici consumati e la competenza di due lettori onnivori creano una miracolosa alchimia tra il contenitore più umile -la tv- e la cultura più raffinata; la stessa alchimia tra ferri del mestiere e talento naturale presente nei loro libri più riusciti.
C’è poi un aspetto del programma che, rivisto oggi, tende alla profezia. Si fa un gran parlare del libro elettronico e ci si chiede se gli eBook siano o no un’evoluzione della specie. Molti danno dello snob a chi difende il vecchio volume di carta. Eppure, con gli eBook un programma come L’Arte di non leggere sarebbe impensabile. Intanto perché la casa di Fruttero era letteralmente inseparabile dai suoi libri; e poi perché gli ingombranti, incombenti, dispotici libri di carta sono i veri protagonisti; i due attempati lettori si fanno largo tra le pile e gli scaffali, li cercano, non li trovano, finalmente li prendono, li scartabellano, li sfogliano e arrivano a farli a pezzi (quando il mattone è troppo grosso) e a strapparne le pagine. A sorpresa, ci mostrano che il rapporto con la letteratura è anche se non soprattutto fisico. Ci dimostrano che il libro è l’unico oggetto al tempo stesso materiale e immateriale: se gli togli una delle sue due anime, gli togli anche l’altra. L’eBook ci può insegnare l’arte di leggere, e forse la potrà perfezionare; ma solo con il libro di carta si può sperare di imparare l’arte di non leggere.