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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

LA GRECIA SFINITA DAL RIGORE E IL DEFAULT DELL’ORGOGLIO

Nuovo testa a testa tra il governo greco, i privati e i rappresentanti degli hedge fund che detengono il debito del paese. Si va verso la stretta finale per capire se e come la Grecia sia costretta al default. Soffia un po’ di ottimismo che del resto è di rigore in una lunga diatriba – dura da tre anni – in cui l’elemento psicologico ha avuto un ruolo fondamentale. Il premier Lucas Papademos ha esibito qualche sorriso e qualche speranza, ma anche un’improvvisa durezza e una precisa minaccia: se nessun accordo sarà raggiunto – ha dichiarato al New York Times – passeremo una legge che obbligherà i “privati” ad accettare le perdite previste (il 50% del debito). Non è ben chiaro se il piano possa funzionare, ma il premier greco ha ricordato come anch’essi – come i governi europei – abbiano delle precise responsabilità nell’articolarsi della tragedia greca per i ritardi, le reticenze, i pregiudizi nell’affrontare le crisi e per l’esasperata insistenza sulle misure di austerità , ignorando qualunque esigenza di sviluppo.
Gli errori del passato sembrano essere in realtà l’ultima leva rimasta nelle mani di questo banchiere prestato alla politica: già vicedirettore della Banca centrale europea, insegnava ad Harvard quando fu chiamato precipitosamente ad Atene per “salvare la patria”. Elegante, poco emotivo e sempre molto razionale, Lucas Papademos non ha mai tenuto una conferenza stampa e si muove con evidente disagio negli intricati labirinti della politica greca. Ha insistito che la sua missione è a breve termine, che spera in elezioni già in aprile per uscire di scena, ma ha anche espresso la sua fiducia che la crisi possa essere superata e il default evitato. Ma il suo compito sembra in realtà sempre più difficile: a fine marzo arriva a scadenza la grossa somma di 14,5 miliardi di euro bond, ma il mondo politico greco e i leader europei sembrano disattenti, quasi rassegnati a una possibile bancarotta, con l’unico obiettivo di evitare un processo scomposto e disarticolato . I partiti politici pensano a elezioni anticipate – le vorrebbero in marzo – e le misure di austerità non sono certo un buon viatico elettorale.
MOLTE DELLE misure già approvate dal Parlamento sono dunque rimaste in gran parte inattuate: come il processo di privatizzazione dei beni statali, la liberalizzazione delle professioni, il licenziamento di ulteriori 30.000 impiegati pubblici. E del resto la società greca sembra ormai allo stremo, incapace di assorbire nuovi provvedimenti di austerità: vive in profonda recessione economica da ormai 4 anni (quest’anno il calo previsto toccherà il record del 6%), la disoccupazione veleggia al 18 %, salari e pensioni “pubbliche” hanno subito un taglio del 40%, gli stipendi dei “privati” subiscono continui ritardi, spesso non vengono nemmeno pagati. Racconta la Camera di Commercio che circa 70.000 business hanno già chiuso, che quasi 60.000 – dei 300.000 ancora in attività – sono ormai sull’orlo della bancarotta . Il livello di povertà – dicono le statistiche – continua ad aumentare; ha raggiunto ormai un cittadino su 4 e centri di accoglienza e mense pubbliche, sempre più affollate, registrano l’inedita invasione di quella che era una volta la cosiddetta “classe media”. Raccontano le cronache che migliaia di pensionati hanno abbandonato le città per cercare rifugio e protezione nei loro villaggi di origine; e molti anche il conforto economico di un piccolo pezzo di terra. Ma il fenomeno che ha più choccato un’opinione pubblica che vive nel culto della famiglia, è l’abbandono di bambini da parte di genitori impoveriti e disperati. Il fenomeno è venuto alla luce quando dei genitori hanno portato quattro dei loro 10 figli al sindaco di Patrasso, pregandolo di provvedere alla loro sopravvivenza. E le organizzazioni assistenziali denunciano un fenomeno in crescita: bambini abbandonati davanti alle cliniche o alle Chiese oppure lasciati negli asili nido come quella mamma e il suo accorato messaggio: “Non posso venire e riprendermi Anna, non ho più un soldo, non posso più crescerla”. “Sos children”, associazione nata per occuparsi dei bambini maltrattati, concentra ora mezzi e attività su questa nuova emergenza. Sono le espressioni un po’ estreme di una povertà che sta incrinando i tessuti sociali del paese e in cui l’inviato del Guardian vede “un’eco della Repubblica di Weimar”, il disastro che aprì le porte al nazismo. Forse avrà ragione, ma è un dramma che sembra consumarsi in solitudine, lontano dall’Europa e dalla Comunità internazionale.