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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

FARMACIE A ORARI LIBERI E RC MENO SALATE

Itassisti sono rumorosi, si sa, ma non sono certo gli unici in questi giorni a maledire il governo dei professori. Sono molte le categorie interessate dalle bozze di decreto sulle liberalizzazioni girate in questi giorni e tutte hanno fornito al pubblico la stessa risposta: i veri potenti sono altri. Una sorta di sindrome Nimby degli attori di mercati chiusi. Ecco alcuni esempi.
Benzinai
Ben due associazioni hanno già annunciato sette giorni di sciopero consecutivo (la data è da stabilire): reazione dura, ma gli interessati parlano di “questione di sopravvivenza”. La bozza del Dl liberalizzazioni prevede, infatti, l’incentivazione alla creazione di distributori no-logo, la possibilità di vendere assieme alla benzina anche altri prodotti, così come il divieto di rifornirsi in esclusiva presso un’unica compagnia e la rimozione di quello ad avere impianti completamente automatizzati. Per i benzinai questo farà “espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei contratti” e gli complicherà la vita coi fornitori senza far diminuire i prezzi. Anche i petrolieri, però, sono fuori dalla grazia di dio: il decreto gli imporrebbe di vendere almeno il 30% degli impianti. “È un esproprio”, è sbottato Brachetti Peretti (Api-Ip). I consumatori dell’Adoc, invece, sono entusiasti: “Ogni automobilista potrebbe risparmiare circa 200 euro l’anno”.
Farmacisti
Sono già scesi in piazza in qualche città quelli aderenti a Federfarma e sembra scontato il ricorso allo sciopero (domani c’è un’assemblea): ieri l’associazione ha incontrato Catricalà, ma senza risultati. La bozza di decreto, infatti, è piena di cose che non piacciono alla categoria: il governo prevede di aumentare drasticamente il numero delle farmacie (nei concorsi per quelle nuove saranno facilitati i giovani farmacisti). I camici bianchi, poi, potranno tenere aperto 24 ore e fare sconti. “Inaccettabile – dice Federfarma – così aprirebbero 7.000 nuove farmacie”. Niente liberalizzazione, invece, per la vendita dei farmaci di fascia C (escluse le zone in cui non ci sia un punto vendita a distanza accettabile), che poi è il motivo per cui protestano pure i parafarmacisti: in due si sono addirittura incatenati davanti a Palazzo Chigi.
Avvocati e professionisti
I primi hanno già annunciato uno sciopero, gli altri ci pensano (notai su tutti). Nel testo di decreto predisposto c’è, infatti, l’abolizione dei minimi tariffari, l’obbligo di preventivo, la possibilità di svolgere il tirocinio all’università e di far entrare nel capitale degli studi anche soci non professionisti (ma con quote minoritarie). Così si fa concorrenza al ribasso, è la critica generalizzata, e viene minata pure la nostra autonomia: finiremo a libro paga delle multinazionali. Quanto ai notai il decreto prevede un aumento di 1000 unità da qui al 2013: con la crisi abbiamo già perso il 38% del lavoro, è la risposta.
Negozianti
Basta con le licenze, i permessi, le approvazioni preventive, già aboliti i limiti orari. Tutta roba che ai proprietari di negozi, specialmente i piccoli, non piace affatto: non si è ancora arrivati alla serrata, perché in molte zone hanno trovato alleati in Comuni e Regioni (in molti hanno già fatto ricorso alla Consulta sulla liberalizzazione degli orari: potenza del federalismo).
Assicurazioni
Ricco e molto tecnico, il capitolo. Nei piani del governo ci sono severe misure anti-frode e, per le Rc auto, l’obbligo di fornire al cliente i prezzi di varie compagnie prima della stipula del contratto. È anche previsto uno sconto sulla polizza per chi accetta di installare sulla propria auto “meccanismi di controllo” (scatola nera). Certo le assicurazioni non sono una categoria incline alle chiassate, ma hanno potenti mezzi per influenzare i lavori parlamentari senza fare tanto casino.