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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

IL PANNOLINO SEGUE LA STRADA DEI RIFIUTI INDIFFERENZIATI

In Italia si producono ogni anno poco più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (fonte Ispra 2009) e il 3% è rappresentato da prodotti assorbenti per la persona di tutte le tipologie (non solo prodotti per l’incontinenza ma anche pannolini e assorbenti femminili). Di questi, un volume pari al 77% prende la strada della discarica, mentre il 23% è avviato all’incenerimento.
I pannoloni, i pannolini pediatrici e gli assorbenti anche se contaminati da sangue (al pari dei batuffoli di ovatta, che svolgono la stessa funzione di assorbenza e igienicità) se provengono dalle civili abitazioni sono rifiuti urbani. Se provengono dai reparti ospedalieri non infettivi sono rifiuti speciali assimilati agli urbani. Pertanto, assumendo il regime giuridico degli urbani, ne seguono le sorti. C’è la cattiva abitudine di gettarli nel cassonetto dell’indifferenziato (destinato alla discarica o all’inceneritore), invece, riciclarli è possibile.
Iniziative sul territorio
Esistono in Italia alcuni Comuni che allestiscono sistemi dedicati di raccolta, ma sono pochissimi (ad esempio Villafranca d’Asti, Conegliano, Tagliacozzo, Cava dei Tirreni e Salerno). La raccolta, in genere è effettuata porta a porta con ritiri programmati trisettimanali e l’utente è dotato di apposito contenitore. In caso di urgenze, le isole ecologiche li accettano a prescindere dalla calendarizzazione degli interventi personalizzati. A parte questi sporadici interventi, che però non risolvono il problema del riciclo di materia, e sono tutti finalizzati alla riduzione della tariffa/tassa sui rifiuti urbani a favore soprattutto degli anziani, il problema è reale, ma sembra che ormai una soluzione sia stata trovata: il Comune di Ponte nelle Alpi (Belluno), già campione di raccolta differenziata (88%), si accinge a spingerla su pannolini, pannoloni e assorbenti affinché se ne ricavino arredi urbani e oggetti in plastica.
In collaborazione
L’iniziativa del Comune nasce dall’impegno ambientale della Fater, l’azienda di Pescara che produce anche i Pampers e che ha ideato e sviluppato il processo tecnologico per trasformare il rifiuto pannolino, pannolone e assorbente (di tutte le marche) in nuova materia prima secondaria, in collaborazione con il Centro riciclo Vedelago (Treviso) che accetterà il risultato della raccolta comunale, con una capacità fino a 5mila tonnellate l’anno. La nuova tecnologia della Fater sterilizza i prodotti assorbenti tramite vapore a pressione, in assenza di agenti chimici, e genera plastica in granuli, da cui si possono realizzare molteplici oggetti di uso quotidiano, e materia organico-cellulosica, riutilizzabile per realizzare cartoni per imballaggi industriali o come fertilizzante. Il tutto senza combustione e degradazione anaerobica, tipici di inceneritori e discariche.
L’impatto sulle emissioni, inoltre, è negativo: secondo i dati di Ambiente Italia, infatti, il riciclaggio evita emissioni di anidride carbonica (CO2) in misura superiore a quelle generate dalla fase di raccolta, consentendo l’abbattimento di 17,7 chilogrammi di CO2 per ogni tonnellata di pannolini, pannoloni e assorbenti. In termini di ciclo di vita dei prodotti (dalla produzione al post-consumo), questo significa il 19% di CO2 in meno rispetto ai pannolini lavabili e il 16% in meno rispetto allo smaltimento. Poiché già nel 2012, nelle province di Treviso e Belluno, potrebbero essere serviti oltre 400mila abitanti, a regime in quelle aree saranno risparmiate 1.874 tonnellate di CO2 ogni anno e in discarica andranno 4.600 tonnellate in meno di rifiuti. Pertanto, per risolvere il problema, non rimane che sensibilizzare il proprio Comune per intensificare la raccolta differenziata e seguire l’esempio dell’esperienza importante e fortemente innovativa avviata in Veneto.