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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

IL FUTURO PREMIERÀ AFRICA E PACIFICO

La Cina e l’India sempre più «giganti economici». Un clamoroso balzo in avanti delle Filippine, che diventerebbero la sedicesima economia mondiale, il Perù che "esplode" in America latina e una demografia che porterà la Nigeria ad avere lo stesso numero di abitanti degli Stati Uniti. Potrebbero essere queste alcune delle caratteristiche dello scenario economico mondiale nel 2050. Almeno secondo uno studio di Hsbc, dal titolo «Il mondo nel 2050 - Dai top 30 ai top 100».
Tracciare scenari così a lungo termine è affascinante, ma anche molto difficile. Hsbc ci ha provato e anche «Il Sole 24 Ore» ha chiesto ad alcuni esperti di "stare al gioco" e rilasciarci qualche commento. Lo studio Hsbc esamina una serie di variabili fondamentali, quali la demografia, il reddito pro capite, il ruolo della legge, della democrazia, il livello di istruzione. Ma postula anche un continuo progresso sulla via della pace e dell’apertura verso il libero scambio. Tre le grandi "categorie" di Paesi (illustrati nel planisfero qui sotto) individuati dallo studio: quelli a crescita rapida, in tutto 26, quelli semplicemente in crescita (43) e quelli definiti "stabili" (31). Tra i primi, le prevedibili Cina e India ma anche diversi Paesi dell’Asia centrale e dell’Estremo oriente, l’Ucraina e alcuni Stati dell’America latina. Nel secondo gruppo, scontato il Brasile, seguito dal Messico, ma anche diversi Stati dell’Est Europa e del Maghreb. Tra gli stabili, i Paesi della Vecchia Europa occidentale, gli Usa e il Giappone.
Oltre al boom filippino e peruviano, il fenomeno più evidente dovrebbe essere la definitiva uscita dell’Africa da quella che lo studio definisce «l’oscurità economica». Tra l’altro, nel continente, la spinta demografica non riguarderà solo la Nigeria: molti Stati africani raddoppieranno la loro popolazione. Per alcuni di loro, ma non per tutti, l’aumento della popolazione coinciderà con la crescita economica. In Europa, l’Ucraina dovrebbe risalire – secondo Hsbc – 19 posizioni grazie al suo sistema educativo e al ruolo delle leggi, anche se la sua popolazione si ridurrà da 45 a 36 milioni. In forte declino, invece, la popolazione e soprattutto la forza lavoro in occidente ma anche in Russia (un terzo in meno).
«Sono sempre un po’ scettico sulle previsioni, specie quando riguardano intere aree – dice Paolo Guerrieri, ordinario di economia internazionale all’Università La Sapienza di Roma e docente al Collegio d’Europa di Bruges –. Non bisogna estrapolare quella che è stata l’esperienza asiatica e cinese dei decenni passati. L’industrializzazione non è un fenomeno di massa, ma resta e resterà elitario, perché richiede a un Paese la capacità di evolvere nella sua struttura industriale, di ristrutturarsi continuamente: si parte da produzioni facili per poi nel tempo passare a produzioni che chiedono lavoro più qualificato e processi tecnologici più complessi. Questo non è da tutti».
Per Guerrieri, nella storia si sono viste tante "false partenze" di Paesi che poi però si sono fermati. «Proprio le Filippine – continua – a mio parere non hanno questa capacità: sono 30 anni che si attende il loro decollo, ma non è mai avvenuto. Stiamo parlando di capacità non trasferibili, di processi estremamente complessi. Dunque non credo a intere aree che si evolvano, ma piuttosto a singoli Paesi, quelli che possiedono determinate caratteristiche. Comunque, se devo guardare a una regione, dico che alcuni Paesi dell’area del Pacifico avranno un forte sviluppo, con la Cina come motore. Vedo bene l’Indonesia, che ha fatto di tutto per incardinarsi bene nell’area, e anche Vietnam e Cambogia».
«Diverse sono le variabili da cui dipenderanno i cambiamenti – afferma Francesco Daveri, docente di politica economica e scenari internazionali all’Università di Parma –. La demografia, certo, e l’India è messa meglio della Cina perché avrà nel tempo una forza lavoro più giovane; ma anche la disponibilità di un serbatorio di manodopera a basso costo: e qui è la Cina ad avere un capacità maggiori, perché ha fatto in modo da non garantire tutti i cittadini gli stessi diritti economici di quelli che stanno nella grandi città tipo Shanghai: milioni di persone sono ancora fuori dalle grandi aree urbane prospere e aspirano ad andarvi. Altre variabili importanti saranno le macropolitiche, come quelle riguardanti l’inflazione o quelle per entrare nella Wto». Daveri per i prossimi decenni prevede due scenari possibili: quello migliore comporta tre grandi assi di commercio e partnership economiche. Due vanno da Nord–Sud: uno tra l’Europa e un’Africa che comincia a svilupparsi e uno tra l’America del Nord e quella del Sud. Il terzo è un forte asse intra-asiatico con il Giappone che si integra nell’area e il colosso cinese che compra e vende facendo da volano. «In alternativa – dice Daveri - vedo la Cina che la fa da padrona, si accaparra le risorse dell’Africa e dell’America Latina rendendo a noi, all’Europa e in genere all’Occidente, tutto più difficile».
E a proposito di Europa: «Se nell’immediato supera la crisi – dice Piercarlo Padoan, vice segretario generale e capo economista dell’Ocse – e nei prossimi anni rafforza l’architettura di governance, avrà un’enorme potenzialità di sviluppo, basata soprattutto su ricerca e innovazione. Ci sono ancora molti spazi di crescita. Una variabile importante sarà però l’atteggiamento nei confronti del’immigrazione: se l’Europa tirerà fuori il meglio da questo fenomeno, avrà una chance in più e contrasterà anche il calo demografico».