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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

IN UNDICI ANNI PERSA METÀ DEI FONDI

L’otto per mille nel 2011 ha lasciato a bocca asciutta 1.562 progetti che aspiravano a ricevere una parte dei 145 milioni che i contribuenti hanno destinato allo Stato nel 2008 attraverso la dichiarazione dei redditi. A essere penalizzati sono soprattutto gli interventi nel campo dei beni culturali, che rappresentano il 76% delle proposte arrivate alla presidenza del Consiglio. Seguono, ma a grande distanza, i progetti contro le calamità naturali (il 13% delle richieste), quelli contro la fame nel mondo (8%) e, infine, le misure di assistenza ai rifugiati.
L’andamento delle richieste presentate entro lo scorso metà marzo alla presidenza del Consiglio e che come ogni anno Palazzo Chigi avrebbe dovuto scremare sulla base dei requisiti dei candidati, per poi predisporre il piano di ripartizione, è in sintonia con quanto avvenuto nel passato. Negli ultimi undici anni, infatti, i progetti relativi ai beni culturali hanno sempre rappresentato di gran lunga la maggioranza e questo spiega perché nel periodo 2001-2011 abbiano ricevuto complessivamente oltre 346 milioni di euro, contro i 103 milioni destinati alle calamità naturali, i 48 milioni per i rifugiati e i 18 milioni per debellare la fame nel mondo.
Già nel 2006 e nel 2008 per la scarsità delle risorse – in quegli anni l’otto per mille a disposizione era, in entrambi i casi, di 89 milioni, poi ridotto, per effetto del trasferimento delle finanze ad altre finalità, rispettivamente a 4,7 e 3,5 milioni – alcuni settori erano rimasti a secco. Nel 2006 gli oltre 4 milioni avevano aiutato solo i progetti contro la fame nel mondo, mentre due anni dopo erano state privilegiati i progetti sulle calamità naturali, a cui erano stati trasferiti tutti i 3,5 milioni. Mai, però, si era arrivati a non avere neanche un soldo da destinare alle quattro aree di intervento previste dalla legge.
Nel 2011, infatti, i 145 milioni si sono lentamente assottigliati, fino a scomparire del tutto. I primi 64 se ne sono andati a luglio scorso, quando la manovra (il Dl 98) ha deciso che quelle risorse servivano a far fronte alle emergenze della protezione civile. A dicembre è stato il sovraffollamento delle carceri a presentare il conto e così il decreto legge 111 ha dirottato 57 milioni per finaziare l’edilizia penitenziaria. I residui 24 milioni sono caduti sotto le esigenze dei conti pubblici, che per raddrizzarsi racimolano risorse dove ce ne sono. Saldo finale: zero. Poco importa – ma questa è storia che si ripete da anni – che i contribuenti abbiano destinato i soldi allo Stato, piuttosto che alla Chiesa cattolica o alle altre confessioni religiose, per vederli impegnati nel sociale.
D’altra parte è dal 2001 che le risorse dell’otto per mille lottano con le necessità del bilancio statale, bisognoso di reperire finanze. Per esempio, nel 2004 la Finanziaria sottrasse dal fondo dell’otto per mille 80 milioni, che furono in parte utilizzati per ripianare i buchi dei conti pubblici, ma anche per inviare il nostro contingente militare in Iraq e per il Fondo di previdenza del personale di volo. Così che negli ultimi undici anni l’otto per mille ha perso più della metà delle risorse: aveva a disposizione 1,2 miliardi, ma alla fine sono rimasti solo 510 milioni.
Di fronte a ciò assume ancora più rilievo la proposta di evitare che la quota del contributo possa prendere strade diverse da quelle previste dalla legge e che i contribuenti si aspettano. Lo stop all’abitudine di svuotare il tesoretto dell’otto per mille è contenuto in un disegno di legge – frutto di un collage di diversi progetti parlamentari – approvato a fine settembre dalla Camera e ora all’esame del Senato. Il Ddl prevede nuovi criteri di ripartizione dei soldi, piano che ora predispone entro fine luglio di ogni anno la presidenza del Consiglio sulla scorta delle indicazioni delle amministrazioni competenti. Secondo la proposta, invece, anche le commissioni parlamentari – che ora hanno solo una funzione consultiva e che in passato si sono spesso trovate in disaccordo sulla ripartizione operata da Palazzo Chigi – dovrebbero dire la loro su come suddividere i soldi. Sempre che i fondi non vengano dirottati altrove. Ma anche in questo caso il Ddl impone qualche vincolo: lo storno delle risorse può avvenire solo di fronte a esigenze impreviste assolutamente straordinarie.