Antonio Quaglio, Il Sole 24 Ore 23/1/2012, 23 gennaio 2012
LA RISCOSSA DI UNICREDIT: SUCCESSO BIS SUL MERCATO
Sono trascorse non più di nove sedute tra la mattina in cui il Financial Times tacciò di «fiasco disastroso» l’aumento di capitale UniCredit al suo avvio e la chiusura del periodo di negoziazione dei diritti. Da quel minimo - davvero minimo - di 2,17 euro il 9 gennaio il titolo è risalito a un massimo di 3,36 euro, ripresentandosi a 3,31 alla riapertura di oggi. Lo stesso valore del diritto - quasi carta straccia allo start-up - è risalito fino quasi a 2 euro nel finale. I conti ultimi dell’operazione si potranno trarre solo tra una settimana, ma in pochi ormai dubitano della riscossa del titolo di Piazza Cordusio: capace di riemergere al termine di una richiesta al mercato di 7,5 miliardi di euro di mezzi freschi.
Soprattutto il timing della ripatrimonializzazione aveva lasciato interdetti alcuni osservatori della City. UniCredit aveva deciso di "andare avanti" in Borsa all’indomani del duro stress-test dell’Eba che aveva aggiornato a 115 miliardi il fabbisogno di capitale aggregato delle grandi banche europee. Di questi, 15,7 miliardi (tra molte polemiche) erano stati attribuiti al comparto italiano e metà al solo UniCredit. Piazza Coordusio non era ritenuto il gruppo più debole in assoluto: al gigante spagnolo Santander era richiesto un rafforzamento più che doppio (26 miliardi); e un aumento di poco inferiore (5,3 miliardi) era stimato per la tedesca Commerzbank, già oggetto di un robusto salvataggio statale. Tuttavia solo il gruppo italiano ha mantenuto ferma la decisione di affrontare direttamente il mercato: una decisione assunta tra l’altro prima che l’Authority bancaria Ue stilasse le sue pagelle per il raggiungimento del Core Tier 1 al 9& il prossimo 30 giugno.
Mentre il Santander ha annunciato azioni di capital management (come la conversione di azioni privilegiate in ordinarie e la cessione-portage di asset esteri non strategici) e Commerz ha messo in campo solo utili non distribuiti e deleveraging di bilancio, UniCredit ha raggiunto il traguardo: l’aumento garantito da un consorzio garantito da Mediobanca e Merrill Lynch salvo imprevisti raggiungerà il virtuale "tutto esaurito".
E’ una buona notizia (e non piccola) non solo per il gruppo pilotato dal Ceo Federico Ghizzoni, "votato" sulla fiducia dalle Fondazioni azioniste storiche, dal fondo sovrano Aabar (Abu Dghani) che salirà al 6,5%; ma anche da un asset manager internazionale come Capital Research, salito al 2,5 per cento. La principale banca italiana, per la seconda volta dopo il crack Lehman, riesce a ricapitalizzarsi in Borsa senza ricorrere a supporti pubblici: e lo fa mentre il suo rating sovrano di riferimento è stato messo sotto fortissima pressione da Standard & Poor’s e il debito pubblico domestico in portafoglio soffre delle tensioni sullo spread. E’ una buona notizia, quindi, anche per le altre banche italiane: in particolare per le tre (Mps, Banco Popolare e Ubi Banca) che hanno appena presentato alla Banca d’Italia i "piani Eba" di sostenibilità patrimoniale. E’ una buona notizia, più in generale, per l’attrattività di capitale dell’Azienda-Italia e quindi per il suo "rating sostanziale", mentre il governo sta transitando dalla manovra "salva-Italia" alle strategie "cresci-Italia". E’ una buona notizia per Piazza Affari: anche se ora è compito di UniCredit confermarla.