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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Difesa, si taglia in tutto il mondo fare la guerra è ormai un lusso – C’è chi taglia e ma anche chi raddoppia

Difesa, si taglia in tutto il mondo fare la guerra è ormai un lusso – C’è chi taglia e ma anche chi raddoppia. Quando, causa crisi economica, il ministro della Difesa Giampaolo di Paola ha pronunciato la frase «non ci sono vacche sacre, rivedremo tutti i programmi», tutti hanno avuto conferma che nel villaggio globale dell’industria della difesa l’Italia è entrata fra quelli che tagliano. Non è così per Cina, per Brasile, per India, per altre potenze economiche asiatiche o europee in ascesa, che fanno coincidere la crescita del Pil con il raddoppio dei carri armati. Nel mondo occidentale prevalentemente si taglia ma vedremo delle sorprese. L’imperativo è risparmiare, e per risparmiare sul serio bisogna rivedere le dimensioni del cosiddetto "strumento militare": qualcuno deve rivedere le sue ambizioni geopolitiche. Il processo più eclatante è quello messo in piedi da Obama: la prima superpotenza, che per quasi 10 anni ha condotto due guerre contemporaneamente (Iraq e Afghanistan), ha deciso di tagliare 450 miliardi di dollari in 10 anni. Per ora, si scende da 729 (nel 2010) a meno di 700 miliardi (nel 2012). Gli Usa riorientano lo strumento militare, scegliendo l’Asia (Cina) come potenziale campo di battaglia e alleggerendo la presenza in Europa. E aprono una profonda review all’interno del Pentagono per contenere e razionalizzare le spese. Presto il segretario alla Difesa, Leon Panetta, confermerà o cancellerà alcuni programmi, compreso il famoso caccia F35 della Lockheed Martin, il progetto per un cacciabombardiere "stealth" (invisibile ai radar) che gli Usa costruiranno con Gran Bretagna e Italia per venderlo poi a Turchia, Australia, Olanda, Canada, Norvegia, Danimarca e ora Giappone. In Italia, oltre ad Alena, nel progetto sono impegnate aziende come Avio, Vitrociset, Aerea, Piaggio, Galileo e Selex. L’Italia ha già speso 2 miliardi di dollari per partecipare alla fase di sviluppo del progetto e costruire a Cameri (Novara) la fabbrica dove verranno assemblati e poi manutenuti tutti gli aerei per i paesi europei. Un ridimensionamento della spesa totale è possibile, per esempio ridurre i numeri delle macchine prenotate, che oggi sono 131. «Ma il problema è che se cancellassimo l’F35 fra qualche anno, con i Tornado e gli Amx in disarmo, l’Italia sarà senza un cacciabombardiere», dice Gregory Alegi, esperto di difesa. Se il governo Monti decidesse di tagliare del tutto il programma, oltre a perdere i 2 miliardi di dollari già spesi, l’Italia avrebbe fatto la scelta di non avere un caccia capace di sostituire Tornado e Amx per i prossimi 40 anni. Che è possibile, ma sarebbe una svolta strategica forte per il paese. Fra i grandi paesi europei, la Germania è quello che ha deciso i tagli più radicali ma anche più ragionati. Le forze tedesche verranno ridotte da 206 a 185mila uomini, ma parallelamente all’interno di questa forza gli uomini capaci di essere impiegati all’estero saliranno da 8.200 a 10.000: come dire "fare di più con di meno". Inizialmente la difesa tedesca avrà bisogno di maggiori investimenti, circa 1 miliardo, ma una volta a regime lo strumento produrrà risparmi perché avrà meno uomini e meno equipaggiamento. Il ministro della Difesa tedesco De Maiziere vuole ridurre da 177 a 140 gli Eurofighter (il caccia europeo prodotto da Bae, Finmeccanica ed Eads), tagliare da 122 a 80 gli elicotteri NH90 (prodotti da Agusta/Westland e Eurocopter), ridurre i veicoli da fanteria Puma da 410 a 350, così come i carri armati Leopard 2 A6 della KraussMaffei dovrebbero passare da 350 a 225. Un altro grande paese europeo che ha ridimensionato lo strumento è la Gran Bretagna: il governo Cameron ha messo a terra tutti i "Sea Harrier" prodotti dalla British aerospace, gli aerei a decollo verticale che partivano dalle portaerei che hanno combattuto alle Falkland. Londra per ora non ha portaerei, in attesa che ne vengano costruite due, di cui una per risparmiare verrà rivenduta appena consegnata (interrompere il contratto sarebbe stato più costoso). Anche la Raf è stata costretta a tagliare gli Eurofighter (da 232 a 180), a chiudere molti aeroporti e stormi di volo, tra cui gruppo di Tornado sciolto quest’estate il giorno dopo la fine delle missioni in Libia. Ma tra i paesi europei ci anche sono casi diversi, innanzitutto la "pacifica" Svezia e addirittura la Grecia. Non è chiaro come finirà ad Atene, ma fino ad oggi fra i Paesi della Nato la Grecia è uno dei pochi che spende più del 2% del Pil, come chiesto dall’Alleanza. La Grecia è addirittura al 2,8 del Pil, e in funzione antiturca la sua spesa militare in questi anni non è mai stata ridotta. E’ inevitabile che Atene dovrà tagliare, non solo per la sua crisi ma ormai anche perché il divario economico, militare e strategico con la Turchia è incolmabile. La partita con Ankara è persa, è inutile continuare a spendere massicciamente. Altre sorprese sono la Polonia e come si diceva Svezia. La Polonia è una delle poche economie d’Europa a crescere con forza, il suo bilancio per la Difesa per il 2012 sarà di 8,79 miliardi di dollari (1,95% del Pil), con un incremento del 7,1% rispetto al 2011. Anche la Svezia, approfittando della saldezza della sua economia, si prepara a un piccolo incremento della spesa militare: Stoccolma spenderà 28 miliardi di dollari fra il 2012 e il 2015, pari al 1,2% del Pil, ma è l’unico paese a europeo a parte Francia, Gran Bretagna e Italia, ad avere una capacità di produzione militare capace di aiutare la sua Difesa (vedi il caccia Gripen della Saab venduto alla Svizzera, Repubblica Ceca, Sudafrica, Thailandia perché costa un terzo in meno dell’Eurofighter). Se usciamo dall’Europa, il discorso cambia radicalmente: su tutte, due economie asiatiche in forte crescita stanno investendo potentemente nella difesa: Cina e India. Pechino con 114 miliardi di dollari di spesa "dichiarata" (le spese segrete naturalmente non sono conteggiate) è di gran lunga il secondo paese in termini di spesa (dopo i 687 miliardi quest’anno degli Stati Uniti). Sta lavorando massicciamente alla modernizzazione e al potenziamento dell’Esercito del popolo (2,3 milioni di unità), con due obiettivi simbolici che allarmano gli americani: entro poco i cinesi avranno la loro portaerei e da qualche mese sono state confermate le indiscrezioni sull’aereo "stealth" cinese, equivalente all’F35 americano. L’India, la più popolosa democrazia al mondo, modernizza la sua flotta navale e i suoi aerei per tenere a bada il Pakistan, e in funzione di contenimento della Cina (ingegneri indiani collaborano al progetto di aereo stealth russo, il Sukhoi T50). Come si vede, nel mondo della Difesa c’è chi taglia e chi raddoppia, e inevitabilmente in questo settore nazioni emergenti e nazioni in declino confermano i nuovi ruoli che si preparano a giocare nel villaggio globale.