Alberto Arbasino, la Repubblica 23/01/2012, 23 gennaio 2012
Culti, voghe e icone kitsch fino al Van Gogh di Liz Taylor – Nel bookshop del Victoria & Albert Museum, tempo fa, c´erano soprattutto pubblicazioni: monografie erudite e piane su qualche tema studiato da qualche curatore
Culti, voghe e icone kitsch fino al Van Gogh di Liz Taylor – Nel bookshop del Victoria & Albert Museum, tempo fa, c´erano soprattutto pubblicazioni: monografie erudite e piane su qualche tema studiato da qualche curatore. Adesso, invece, soltanto ninnoli turistici. E la cospicua mostra sul Postmodernismo risulta una rassegna nostalgica di manufatti e architetture fra il 1970 e il 1990, decenni sovversivi ma facoltosi (terrorismi, Reagan-Thatcher, ecc.) quando ancora l´ironia si poteva accoppiare allo sperpero. E né l´ornamento si considerava un delitto, all´insegna del «less is more»; né la forma o la norma dipendevano da una funzione, comunque. Anzi, dall´oggetto al relitto, i totem e tabù e gli arzigogoli più lussuosi e lussuriosi e talvolta ridicoli erano divertenti e graffianti cocktails di retro-chic. «Quante provocazioni trasgressive e alternative!», si cinguettava beati. «Devastanti!». E quanta Milano sì bella e perduta - Alchymia, Memphis, Sottsass, Fornasetti, Mendini, Dorfles, Rossi, Alessi... - fra immagini di Las Vegas, pompe di benzina, insegne di barbieri, autostrade, asimmetrie e garbugli di culto e tendenza su forme basiche, lungo questi corridoi e ambientini lugubri, scuri, reverenziali, solenni... «Proteggetemi dai miei desideri», nello sperpero. «Se non ora quando», nel dispendio. «Tutti i nostri ieri» nello scialo fluido e liquido del politicamente correttissimo, multiculturale e interattivo nel tun-tun incessante del rock. «Hot Hits». Icone kitsch nel tardo capitalismo, bricolage di moda e violenza in un eclettismo radicale. Aggressività, iperrealtà, protesta politica contro la rendita finanziaria. Tutti killer proclamati. E thriller. Tutto emblematico e carismatico. Torri Littorie, costruttivismo russo, manga giapponesi. Ed ecco IL CORPO!. «Corruzioni & Menzogne» per lanciare un album. «Drag Divas». «High Falsettos». «New Socialism». «New Left». «New Camp», «New Fashion», «New Contexts», «No Limits». Celebrità sovvertive nello scialacquio. Frammenti dissociati o ricomposti di successi pop. Balletti distorsivi su montaggi di palinsesti "op" fra John Cage e Philip Glass, Philip Johnson e Walt Disney, Warhol, Rauschenberg, Lagerfeld. Formulette uso «postmodernismi quintessenzialmente superstrutturati». (E «destrutturati», no?). Comunque, ecco Vivienne Westwood e graffiti e Kraftwerk e Gucci e gli Hip-Hop Vicious Rappers e i Vagos y Maleantes alla Havana, col teatro Butoh di un´isoletta giapponese, Hans Hollein, la Neue Galerie di Stoccarda, Robert Venturi, Marco Zanuso, McDonald´s, Malcolm X. «Signori, si chiude», verseggiava qui T. S. Eliot, ai suoi bei tempi. E la Funzione appare costantemente subordinata a un design più o meno beffardo. Le architetture in mostra si presentano sempre più vanesie, la pubblicità fa sconti ma non rimborsi. I "renegades" più fuorilegge esibiscono marchi e marche di gran chiarezza con inviti all´acquisto "ribelle". Trionfano i servizietti infantili e la ninnolistica di Topolino. «Hurry up please its time» può sembrare anche un rap. Si chiude? [* * * ] Così, dopo tanti dibattiti astratti sul pre e sul post, ora potrebbe apparire postmoderna addirittura la cattedrale cattolica di Westminster, che risale agli ultimi anni dell´Ottocento e ai primi del Nove. Venne infatti edificata in stile bizantino, anche per distinguerla dall´Abbazia omonima, gotica e illustre. Decine di marmi preziosi, fra navate e cappelle e transetti. Un nartece sfolgorante pieno di matronei accumulati. E l´intera parte superiore, tutto un muro incompiuto scurissimo, che probabilmente resterà tale e conferisce un look provvisorio e semidistrutto all´assieme: colonnati e scatafasci. [* * * ] Anche la cattedrale di St. Paul attualmente non scherza, però. Di lontano, la cupola tipo San Pietro ostenta un colonnato uso Bernini sotto e un lanternino in cima che è Borromini puro. E dentro, una quantità di tombe di qualche "Sir" con busto del defunto ad opera di un altro "Sir". Subito fuori, il campeggio di «Occupy London» con tende e baracche vistosamente sgangherate, giacigli in disordine tipicamente british, e giovani occupanti felici di rilasciare interviste sulla propria contentezza tipicamente postmoderna alle varie tv. [* * * ] E così, i giornali postmoderni sono tuttora pieni di mode, voghe, culti, icone, tendenze, linee, stili di vita e di morte. Bellezze, fragranze, cultura, profumi per uomini tropicali, tempi moderni, vita intelligente, catastrofi dell´anno, grandi invenzioni, filantropie ecosostenibili, indagini sulle demenze precoci nei più piccini, cinquanta drammatici eventi di cinquant´anni fa. Sette meraviglie in Dalmazia, Dodici segreti in un solo subcontinente. High-tech gadgets a Hong Kong. Club di vini kosher in Argentina. Dall´Italia, modelli bunga-bunga per dandy-discoteche. «Assenti l´Italia e la Russia dalle esequie di Vaclav Havel a Praga». I deplorevoli cappelli di Camilla. Hokusai al British Museum: una pregevole «Ondata» appena acquistata, ma se ne sono viste parecchie ai Berliner Festspiele di recente. E non molti nell´immensa folla vi si arrestano. Tutti al Partenone! Mitici Tessali, Centauri violentemente capelluti, Amazzoni con stole al vento... «Io sono Chiomadoro, la Regina delle Fate, spirito son dei boschi, la mia voce ascoltate!»... Fregi di Alicarnasso che ispirarono quasi indubbiamente Canova?... Frattanto, Vermeer a Cambridge, Claude Lorrain a Oxford, Edward Burra a Chichester... E una grossa scultura di Barbara Epworth è stata rubata in un parco suburbano, dopo un Henry Moore asportato l´anno scorso. Quintali di buon metallo, si commenta. [* * * ] Sul lungofiume, appena sotto Fleet Street, si è inaugurato il restauro di un castelluccio «Two Temple Place», già appartenuto a un illustrissimo Waldorf Astor e decorato all´interno da William Morris, come il museo che effettivamente è diventato, dopo i restauri. Pareti piuttosto caldamente cupe di arazzi e ricami e tendaggi e tappeti e vetrate e poltrone narrative e tematiche avvolgono di penombra scale e mobili e pareti e soffitti di legno piuttosto chiaro. Una accuratissima aura medioevale, con successo. I mesi, le fiabe, il Roman de la Rose, la Bella e la Bestia. Memorie e motivi di tradizione e folklore, fra paradisi terrestri e Damigelle elettissime. E tutta una produzione industriale di ninfe, acanti, sirene, ricami, formelle, piastrelle decorative «per bellezza», coppe e calici per filtri e pozioni raffigurate su cuscinetti, puntaspilli, arazzi. Naturalmente si visita in punta di piedi e a voce bassa. Quasi quasi, a capo chino. Ricordando magari tanti anni fa, quando in certi gloriosi crepuscoli a Battersea ci si recava nella dimora di un leggendario ceramista deceduto nel tardo Ottocento. Ma da gran tempo la vedova agonizzava a un piano superiore; e un vecchio servo orgogliosamente mostrava i grandi piatti con dorature andaluse che rilucevano nel tramonto. Di ricordo in ricordo, torna addirittura alla memoria un «Ballo Boudin», dedicato in una galleria di Bond Street all´illustre pittore minore francese di spiagge normanne, e dunque proustiane. Era in costume, e Cecil Beaton venne con un vecchissimo completo in lino bianco molto malandato, e un modesto cache-col. [* * * ] Alla Royal Academy, in attesa del trionfo di David Hockney, la voga delle foto sbieche per l´edilizia sovietica. Voglia di raddrizzarle, come del resto con Rodchenko al Palazzo delle Esposizioni romane. Anche perché dal sotto si vede il disastro delle scrostature nei balconi curvi di cemento alla Corbusier. Gosplan e Gazprom, dormitori, refettori, sanatori, istituti tecnici e mausolei di culto fra la Stazione di Firenze e la Casa del Fascio di Voghera. Sale macchine, turbine, ciminiere, pavimenti, educazioni e ricreazioni sovietiche. Aero e Idro-dinamica. Trampolini. Soffitti. Scrostature, scalcinature. Produttività scenografica del Costruttivismo industriale, con modelli insigni. Tomba di Lenin sulla Piazza Rossa. E qualche statistica sui suicidi, eventuali? [* * * ] Vibrant? Dramatic? Terrific? Disturbing? Tempting? Exhilarating? Refreshing? Nel gran cortile di Somerset House, sullo Strand, una grande patinoire pubblicitaria per la gioia di grandi e piccini: come sistemare una pista di ghiaccio su una piazza romana. Di sopra, al Courtauld Institute, tre minuscole mostrine. Wyndham Lewis, con modeste pitture vorticiste alla vigilia della Grande Guerra, semplici stilizzazioni coetanee umili di Boccioni e Savinio; e la pretesa di rivaleggiare, come polemista su Blast e come scrittore, con le satire (?) nella Divina Commedia. Appaiono molto più sviluppati e liberati gli attigui Kirchner, Larionov, Vlaminck, Soutine, Werefkin, Braque, Friesz. Accanto, «Da Ribera a Picasso»: disegni spagnoli con ripetute chitarre, carte da gioco monumentalizzate, mattatori e manichini in dubbie compagnie; e qualche buon Goya. E alcuni schizzi del Barocco napoletano: Salvator Rosa, Preti, Fanzago. [* * * ] La grossa mostra alla Tate Modern di Gerhard Richter - tedesco ottantenne, talvolta considerato il massimo artista vivente - viene talora giustapposta come alternativa o pendant addirittura alla contemporanea esposizione leonardesca. Ma la più notevole differenza fra gli artisti del Novecento e quelli degli altri secoli risulta nella psicologia dell´approccio: stragi e massacri e dolori e dispiaceri occupano costantemente l´esperienza dell´Immaginario ben più fortemente che in epoche assai più feroci. Forse una volta «solo pene e crucci» era un argomento riservato alle vecchiette; e certamente le religioni ne hanno approfittato insegnando che le afflizioni meriteranno qualche ricompensa futura immancabile. Ma anche gli artisti contemporanei più laici sembrano afflitti come le nostre nonne dalle amarezze nel "vissuto". E forse a ciò si deve lo strepitoso successo dei "pop" americani, incuranti nell´opera di ogni mestizia esistenziale. Le mestizie di Richter sono evidenti, perché nato a Dresda, vissuto a Düsseldorf e a Colonia, incappato nella Banda Baader-Meinhof e nel crollo delle Torri Gemelle. E dunque, con l´Impegno moderno al posto della tradizionale Ispirazione, monocromi, policromi, specchi «senza titolo», teschi e candele, meditazioni orizzontali e verticali, contemplazioni, contestazioni, paesaggi più o meno convenzionali, ritratti mossi o appannati per motivazione ideologica, esattezze fotografiche, interessi impressionistici, rinascimentali, romantici. Impulsi e stimoli da Boccioni, Tiziano, C. D. Friedrich, ninfee di Monet, tavoline apparecchiate di Bonnard. Riflessioni, stati di flusso, video fatti per incutere vertigini, zone interattive, strutture repressive, foto con luci da più fonti, sguardi nel buio, mimesi citazionistiche bellissime degli stagni a Giverny. Colori discordi, acidi. Bombardamenti fantastici, onirici. Brutalismi. Sensiblerie. [* * * ] Attenzione, però, intanto, alla prossima asta dei Beni di Elizabeth Taylor. C´è un Van Gogh esposto già al Metropolitan di New York, venticinque anni fa. E rarissimo: è la sola veduta esterna della clinica psichiatrica (già monastero agostiniano, Saint-Paul-de-Mausole) a Saint-Rémy.