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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

AL «CORRIERE» NON RESTA CHE VENDERE I GIOIELLI


Per il «Corriere della Sera» si apre la stagione dei grandi saldi. Inutile parlare di investimenti. Proprio ieri è stato annunciata la nascita di Huffington Post Italia, frutto dell’alleanza tra il sito d’informazione Usa creato fra Arianna Huffington e il Gruppo L’Espresso. L’operazione vale dieci milioni e la Rcs ci girava intorno da un po’ di tempo nel tentativo di rafforzare la sua presenza sulla Rete. A quanto pare l’ultimo rilancio da parte degli arcirivali di «Repubblica» è stato irresistibile.
Non resta che la quaresima. Entro un mese il gruppo dovrà esaminare un piano di dismissioni con un duplice scopo: da una parte di fare cassa e dall’altra di tagliare le perdite. Alla prima voce compare la cessione della francese Flammarion specializzata nell’editoria libraria. Dall’altra si torna a parlare di un vistoso dimagrimento dell’area periodici. Comunque non ci sono preclusioni. Tutto quello che trova un compratore, a questo punto, può essere venduto. «Anche il Corriere della Sera» spiega una fonte in vena di sorrisi amari.
Una battuta certo. Ma offre la misura del problema. La Rcs è forte in Italia e in Spagna. Vale a dire le due nazioni dell’Eurozona messe peggio. L’emorragia di pubblicità e il declino dei lettori stanno scavando come talpe sui conti di Via Solferino. Nella buona sostanza sono solo Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport a tirare la carretta. Con difficoltà crescenti, peraltro. I libri hanno un equilibrio un po’ precario e qualche rivista perde un po’ meno di altre. Tutto qui. In Spagna è tempesta. L’insieme di queste fatiche potrebbe portare, secondo alcuni analisti, a una perdita di bilancio pari a 400 milioni. Una cifra piuttosto consistente che imporrà scelte rigorose. O un aumento di capitale oppure una severa cura dimagrante. Non è nemmeno escluso che servano entrambe le medicine. La sola vendita di Flammarion potrebbe non essere sufficiente. La casa editrice francese, nella migliore delle ipotesi, porterà 200 milioni. Una bella cifra. Ma certamente non risolutiva. Già adesso il debito di Rcs è vicino al miliardo. Il peso della Spagna ha aggravato la situazione. Senza contare la svalutazione degli avviamenti. Anche Flammarion avrebbe bisogno di una bella tirata a lucido prima di essere messa sul bancone del supermercato. Il 77% della casa editrice venne acquistata da Rcs Libri nel 2000 per circa 230 miliardi che equivaleva ad una valutazione complessiva dell’azienda di 300 miliardi.
Di recente sono emersi dei problemi. Come recita l’ultima relazione di bilancio «ricavi e margini sono sensibilmente diminuiti rispetto al 2010. Nei nove mesi dell’attuale esercizio la controllata transalpina ha garantito un giro d’affari sceso a 147,9 milioni (-2%)». Dal punto di vista industriale non rappresenta più quell’importante presidio nel mercato francese dei libri come un tempo.
I problemi di bilancio della Rcs si incrociano con gli appuntamenti societari. All’assemblea di aprile il consiglio d’amministrazione deve essere rinnovato. Diego Della Valle e Giuseppe Rotelli sono intenzionati a far sentire il loro peso. Soprattutto il patron della Tod’s non ha mai nascosto le proprie ambizioni. Vuole accrescere la sua quota del 5%. E vorrebbe anche la responsabilità della gestione convinto di poter sistemare l’azienda facendola tornare fonte di guadagno (da aggiungere al peso politico che non ha mai perso). Gli altri azionisti puntano i piedi (a cominciare da presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli. L’urgenza di un aumento di capitale favorirebbe il riassetto. Il nuovo consiglio sarà l’esito del braccio di ferro.

Nino Sunseri