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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Ecco il guanto dall’alito caldo - È arrivato il freddo e la prima cosa da coprire sono le mani, prima ancora che il capo, poiché è con le mani che facciamo tutto

Ecco il guanto dall’alito caldo - È arrivato il freddo e la prima cosa da coprire sono le mani, prima ancora che il capo, poiché è con le mani che facciamo tutto. C’è addirittura chi sostiene, come lo studioso di scienze cognitive Michael C. Corballis, che il linguaggio non derivi dalla parola, bensì dai gesti. L’ha scritto in un libro: «Dalla mano alla bocca» (Cortina). È probabile che a Corballis interesserebbe l’ultimo tipo di guanto oggi in circolazione. I guanti servono a riparare le mani e a tenerle calde. Per questo un produttore francese di guanti sportivi, Wed’ze, da indossare sulla neve, e non solo lì, ha avuto un’idea: creare una camera d’aria calda nel guanto medesimo. Come? Utilizzando un’intercapedine, un interstizio, tra la parte esterna e quella interna del guanto, da riempire d’aria. Basta aprire uno sportellino posto sul dorso e soffiare dentro il buco. L’involucro che ricopre le mani si gonfia del nostro fiato, e conserva il calore per qualche tempo. Si chiamano Guanti Rns 600 Selfheat: «Calore da sé». Oggi che tutto è self, dal rifornimento di benzina all’acquisto nel supermarket, dal bancomat alla banca online, oggi che tutti fanno tutto, senza più ricorrere ad altri che lo fanno per te - la fine del lavoro, si è chiamata qualche anno fa questa trasformazione -, anche il riscaldamento delle mani è self. Del resto, in assenza di fonti di calore come il fuoco, un tempo ci si scaldava le mani al freddo, strofinandole, oppure mettendole sotto le ascelle, o ancora alitandoci sopra. Così funzionano i guanti della Wed’ze. Quando la temperatura scende sotto zero, via tutti a soffiare. Come tante divinità che creano, o conservano, la vita mediante l’alito. Per dirla con uno scrittore, Elias Canetti, gli oggetti, tutti i nostri oggetti, hanno un valore perché noi li abbiamo fabbricati: nascono come gesti delle mani. Il processo creativo è cominciato, dice in «Massa e potere», con l’aiuto delle mani che rappresentarono le cose stesse; e poi, dopo averle rappresentate, le fabbricano. Parole e oggetti sono emanazione di un’unica esperienza, quella di rappresentare con le mani. Ecco perché sono così importanti, ed è così significativo tenerle al caldo. Insomma, si potrebbe, visti questi guanti, rovesciare il titolo di Corballis, che deve la sua idea a Canetti, e tuttavia non lo cita: dalla bocca alla mano. Soffiando dentro il guanto di Wed’ze ricreiamo noi stessi. E possiamo continuare a usare le mani al freddo. Non è poco.