ALBERTO MATTIOLI, La Stampa 23/1/2012, 23 gennaio 2012
Città e fortezze in miniatura al Grand Palais - La mostra La France en relief , al Grand Palais di Parigi, celebra innanzitutto l’inamovibile efficienza della pubblica amministrazione gallica
Città e fortezze in miniatura al Grand Palais - La mostra La France en relief , al Grand Palais di Parigi, celebra innanzitutto l’inamovibile efficienza della pubblica amministrazione gallica. In Francia i regimi cambiano, ma lo Stato resta. E così dal 1668 al 1873, attraversando l’Ancien régime, tre Repubbliche, due Imperi, un Consolato, una Restaurazione e una Monarchia borghese, gli appositi servizi continuarono imperterriti a realizzare, conservare, aggiornare e restaurare i «plans-reliefs», i plastici delle principali piazzeforti francesi. Risultato: una collezione di 260 modellini di 150 fortezze, perfette riproduzioni tridimensionali in legno, carta e seta (per fare gli alberi) con tutti i minimi dettagli di bastioni, cortine, batterie ma anche della città che c’era dentro e dei campi che la circondavano. In scala 1:600, un piede per cento tese, secondo le unità di misura prerivoluzionarie. E’ una Francia in miniatura ma non troppo: il «plan» del porto di Cherbourg, realizzato dal 1813 al 1819, dunque sotto Napoleone I e Luigi XVIII, attualizzato dal 1863 al 1872, fra Napoleone III e la Terza repubblica, e restaurato dal 1946 al 1948, sotto la Quarta, consiste in 46 tavole tridimensionali, è lungo 17 metri, largo nove e mezzo e copre una superficie di 160 metri quadrati. Ed è completato da quello della diga fortificata che chiude il porto: altri 15 metri quadrati. La collezione è conservata nell’apposito museo nelle soffitte degli Invalides. Adesso però (fino al 17 febbraio) sedici dei plastici più spettacolari sono esposti in modo spettacolarissimo sotto la cupola di vetro del Grand Palais: ogni «plan-relief» si riflette in un grande specchio e i cannocchiali permettono al visitatore di scrutarne ogni dettaglio come se fosse il comandante dell’armata assediante. In effetti le origini della collezione sono militari. In un’epoca in cui la cartografia era molto più incerta di oggi ma la Francia già altrettanto centralizzata, i plastici permettevano di mettere sotto gli occhi di Luigi XIV e dei suoi ministri, senza bisogno di spostarsi da Parigi, tutte le difese del Regno. E tanto erano pregiati e pregevoli che dal 1700 in poi furono ospitati nella grande galleria del Louvre, all’epoca non ancora museo ma palazzo reale. I più spettacolari sono quelli delle fortezze sulla frontiera delle Alpi, soggette a continui passaggi di proprietà fra la Francia e il Ducato di Savoia prima e il Regno di Sardegna poi. Qui praticamente il confine si è spostato una volta a generazione almeno fino al 1947, quando Briga e Tenda furono cedute alla Francia per soddisfare un capriccio del generale De Gaulle, impegnatissimo a far credere ai francesi di aver vinto una guerra che invece avevano disastrosamente perso. Così fra Montmélian (riprodotta in rovine dopo che il maresciallo di Catinat l’aveva tolta al Duca di Savoia nel 1691), Embrun, Fort-Barraux, MontDauphin, Grenoble (impressionante, con tutta la città perfettamente riprodotta com’era sotto Luigi Filippo) e Briançon, compaiono anche due forti che oggi stanno indiscutibilmente in Italia. Uno è Exilles, fatto radere al suolo da Napoleone ma ricostruito dai Savoia dopo il 1815 e, unendo al danno la beffa, con i soldi dell’indennità di guerra versata dalla Francia dopo Waterloo. L’altro è Fenestrelle, «la muraglia delle Alpi» costruita da Ignazio Bertola, magnifica sia nell’originale che in miniatura. Per la verità, il plastico non è francese ma faceva parte della raccolta di Vittorio Amedeo III. Ma nel 1809, dice pudicamente la didascalia, «le armées francesi portarono via tutta la collezione» da Torino, insomma la rubarono. Del resto, oggi non è certo francese Lussemburgo, presa dal Re Sole nel 1684 e persa nel 1697, poi ripresa dal 1795 e ripersa nel 1814. E men che meno Berg-op-Zoom, fortezza olandese che nel 1747 fu conquistata dal conte di Lowendal con un saccheggio che scandalizzò tutta l’Europa dei lumi. Luigi XV, come al solito indeciso, chiese al maréchal de Saxe come regolarsi con il barbaro. Risposta: «Sire, o lo fate maresciallo di Francia o lo fate impiccare». Il Re lo fece maresciallo. Corsi e ricorsi storici. Il plastico di Strasburgo, eterno pomo della discordia fra francesi e tedeschi, fu «portato via» dai prussiani nel 1815, dopo Waterloo. Il plastico (72 metri quadrati, con la celebre cattedrale perfettamente riprodotta) fu rifatto sotto Napoleone III. Però nel 1870 i prussiani riportarono via Strasburgo alla Francia: stavolta non la copia ma l’originale. Mentre il «plan-relief» di Brest, tuttora il principale porto militare sull’Atlantico, è prezioso per sapere com’era la città, che durante la Seconda guerra mondiale fu praticamente rasa al suolo. E così via. Però, considerazioni storiche a artistiche a parte, qualsiasi maschio adulto che visiti questa mostra eccezionale torna immediatamente bambino. Insomma, viene subito voglia di scavalcare la balaustra. E di tirare fuori i soldatini.