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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Le statue più erotiche? Al cimitero - Se volete provare un’espe­rienza, almeno visiva, di sesso estremo, vi consi­glio di andare a Venezia, magari al Carnevale e andare alla Biennale, al Padiglione Italia in sa­la Nervi

Le statue più erotiche? Al cimitero - Se volete provare un’espe­rienza, almeno visiva, di sesso estremo, vi consi­glio di andare a Venezia, magari al Carnevale e andare alla Biennale, al Padiglione Italia in sa­la Nervi. Fino al 29 febbraio c’è una mostra singolare che ebbi la fortu­na di vedere in anteprima a Civita­nova Marche, città natale dell’arti­sta- installatrice. Di che mostra par­lo? Vorrei chiamarla Cimiteros, e non è un termine spagnolo, ma pro­prio la fusione di cimitero ed eros. Valeria Paniccia, che ha curato questa mostra con la benedizione di Vittorio Sgarbi - che visto il suc­cesso, l’ha protratta a tutto febbra­io - l’ha battezzata «Erotici abban­doni ». Ci sono monumenti funera­ri con corpi eccitati e nudi, orgasmi di granito, prodigiosi lati b, turgidi capezzoli che accompagnano il viaggio estremo di giovani donne, amatori rubati precocemente alla vita e perciò ricordati nella loro più gloriosa attività, ma anche risorgi­mentali senatori dai cognomi san­ti. La morte, il cimitero, il marmo e il monumento sono quanto di più remoto si possa pensare a proposi­to delle passioni erotiche, il calore delle carni, gli affanni degli amples­si amorosi. E invece proprio lì, nei dolenti e austeri cimiteri, da Sta­glieno di Genova al Verano di Ro­ma, e dal Monumentale di Milano e in altri luoghi funebri, ci sono sce­ne erotiche di marmo da far prova­re l’ebbrezza di una forma nuova di rigor mortis . Naturalmente era difficile trasportare in una mostra monumenti cimiteriali, statue di marmo e lapidi: la trovata d’artista di Valeria Paniccia, davvero origi­nale, è di aver riprodotto quei mo­n­umenti ad eros oltre la vita su len­zuola; ma lenzuola vissute, rubate alla vita, agli amici, ai famigliari, ci assicura la Paniccia. Veri sudari che hanno accompagnato atti d’amore e congedi di vita. Il camposanto è per definizione luogo sacro, dominato da simboli religiosi. E invece qui vedi le perfor­mance estreme di Jole, Neera, Gia­na, Isabella, Maria, morta in amo­re, con una lapide misteriosa, inti­tolata dallo scultore Pietro da Vero­na Dedizione , in cui è scritto «Non dite ad alcuno perché son morta». E qui la fantasia erotica e necrofila si scatena.C’è il monumento fune­­rario erotico dei Piaggio, a Genova, e una giunonica femminona dai se­ni prorompenti che accompagna il monumento dei Bardelli a Milano. Ma c’e a Roma un curioso e attraen­te­monumento erotico risorgimen­tale del senatore siculo Francesco Paternostro, dove un corpo piega­to sulla tomba mostra terga prodi­giose, quasi parlanti, di una donna ai passanti che muoiono dalla vo­glia di trovarsi al posto del fortuna­to parlamentare. Sotto di lei, scor­r­ono nella lapide immagini di guer­re risorgimentali, camicie rosse ga­ribaldine e soldati piemontesi. E ve­dendo insieme la scena, ti vien vo­glia di titolarla I Mille e una notte, per correlare l’epopea garibaldina e l’appeal erotico della posatrice. Venezia, si sa, si presta a questi incontri pericolosi di Amore e Mor­te, Thomas Mann ed’Annunzio lo hanno magnificamente illustrato. E la letteratura simbolista e deca­dente tra Amore e Morte, compre­sa la fascinosa etimologia del­l’amore come negazione della morte, A-mors, o il frutto che lega eros e thanatos, il mirto, sembra confermare l’amplesso. Ricordo l’ammirazione che negli ambienti venuti dal neofascismo circolava per esponenti politici, nazionali ma anche locali, deceduti nel pie­no di un amplesso, di cui si narrava­no estremi turgori. Caduti con ono­re, si pensava, con sprezzo del peri­colo, in piena virilità. Aggiungi alla mostra cimiteroti­ca quell’aria festosa ma vagamen­te necrofila del carnevale venezia­no, quelle maschere che sembra­no fantasmi venuti dal settecento e dai rondò, quelle ciprie e quei cero­ni come di cadaveri in licenza pre­mio. La cornice veneziana si presta come nessuna al cimiteros. Ci vor­rebbe un Guido Ceronetti, acuto re­censore di cimiteri e cappelle estre­me, ad accompagnare il viaggio erotico mortuario e illustrarne i si­gnificati esoterici. Ma colpisce che questi monu­menti della belle époque, e comun­que risalenti all’ultimo ventennio dell’ottocento e agli anni che prece­dettero la prima guerra mondiale, sorgano in cimiteri cristiani, catto­lici e consacrati. Questa tolleranza estrema su eros e i corpi nudi, in piena città dolente e cristiana, que­sto alternarsi di seni nudi e crocifis­si nelle stesse lapidi, un po’ sor­prende. Certo si tratta di sesso sicu­ro, perché in marmo e granito, e di eros platonico, solo figurato, per­ché impossibile a consumarsi: di consumato ci sono solo i corpi dei protagonisti. Ma sorprende que­sta libertà di espressione davanti al ricordo dei peccati della carne; una specie di riabilitazione postu­ma del sesso, o perlomeno di ricon­si­derazione pietosa della sua uma­nità. Mi ricorda una sala vagamen­te pompei­ana e assai pagana in pie­na città del Vaticano. Dopo aver vi­sitato la mostra, la notte mi sognai la donna di pietra con i capelli al vento e il suo corpo disteso sulla tomba in pieno atto d’amore,men­tre donava al defunto un piacere immortale e ai vicinidi tomba l’in­vidia perenne.