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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Dal Big Ben al kilt: l’Inghilterra va in saldo - Dicono che gli inglesi siano pragmatici, perfino le guerre le avrebbero fatte sempre per soldi, gli ideali molto in terza linea (alla popolarità di Tony Blair, con l’Irak,si è visto che cosa sia succes­so)

Dal Big Ben al kilt: l’Inghilterra va in saldo - Dicono che gli inglesi siano pragmatici, perfino le guerre le avrebbero fatte sempre per soldi, gli ideali molto in terza linea (alla popolarità di Tony Blair, con l’Irak,si è visto che cosa sia succes­so). E ora pare che qualcuno pensi perfino a vendere Westminster, il palazzo del parlamento, con tan­to di Big Ben annesso, solo perché è in decadenza, e servirebbe un miliardo di sterline per ristruttu­r­arlo e renderlo a norma da ventu­nesimo secolo (per esempio con i boiler, che sarebbero «lì lì per esplodere»). Insomma, come cer­ti politici americani, che quando la moglie si ammala la piantano in asso, il popolo di Sua Maestà sa­rebbe pronto a voltare le spalle a uno dei simboli di Londra e del po­­tere, in nome del realismo più cru­do imposto dalla crisi: i conti. Anche alla Camera dei Comu­ni, come al governo in Italia, c’è chi non guarda in faccia a nessu­no ( neanche a sé stesso, in questo caso) e pur di tagliare, risparmia­re e fare quadrare il budget è pron­to all’inimmaginabile: cedere il palazzo, magari ai russi o ai cinesi, sempre disponibili a supplire alle mancanze dell’Occidente, intutti i sensi. Il portavoce dei Comuni John Bercow è l’uomo della nuo­va provvidenza, quella della Gran Bretagna in saldo:è lui che ha ven­­tilato l’idea, spiegando che i lavori costerebbero un miliardo, cioè tanto quanto vale l’edificio stesso, quindi l’esborso sarebbe troppo gravoso per le casse statali, in un momento come questo; e poi i par­lamentari dovrebbero comun­que trasferirsi per un paio d’anni almeno, quindi tanto varrebbe, a quel punto, traslocare del tutto. Fatti i calcoli, fra vendita delle Houses of Parliament e acquisto di una sede nuova, il risparmio sa­rebbe di cinquecento milioni. Non sono solo fantasie: le ipotesi possibili saranno discusse oggi in parlamento, in una riunione di cri­si. Il punto è - in prospettiva - il mantenimento: il palazzo spro­fonda nel Tamigi, ci sono proble­mi elettrici, rischi elevati di incen­dio, amianto, minacce varie alla incolumità dei suoi inquilini, e pu­re il Big Ben, a furia di tremolii cau­sati dalla m­etropolitana e dai lavo­ri al parcheggio sotterraneo, si è in­clinato come la torre di Pisa, tanto da essere notato dai turisti. «Un di­sastro elegante» ha chiosato una fonte vicina alla questione con il Mail . Tanto da fare finire la storia su una bancarella? Suvvia, perfi­no Catullo intravedeva, nella bel­lezza di Lesbia, la sua vecchiaia fu­tura; possibile che Bercow e colle­ghi si lasci­no davvero suggestiona­re da ragionamenti del tipo: «Non è logico spendere un miliardo per riparare un edificio che vale un mi­liardo »? O che non ci sia un Della Valle pronto a sponsorizzare la ri­strutturazione? Così pare. Pare che pure la regi­na si sia fatta convincere ad affitta­re un’ala di Kensington Palace al­la delegazione russa per circa un mese durante le Olimpiadi. Feste per gli oligarchi, in quella che, una volta ristrutturata, sarà la casa di William e Kate. E pensare che il principe è il preferito di Sua Mae­stà. Ma il soldo è soldo, money is money, perfino il ministero della Difesa organizza una svendita di materiale militare, in surplus o di­smesso. Così si possono compra­re camicie e pantaloni mimetici, stivaloni, o i mitici kilt dei reggi­menti scozzesi come i Black Wa­tch o i Seaforth Highlanders, che sono andati a ruba, visto che costa­vano soltanto sessanta sterline, spedizione compresa. Ma sul sito edispodals.com si trovano anche motovedette a quindicimila sterli­ne, una nave idrografica per esplo­rare l’Artico a ventimila, un aereo Lightening T-5, che ha volato per vent’anni fino al 1988. Il dettaglio è che è senza motori. Ma in tempo di crisi c’è chi passa sopra alla sto­ria, figuriamoci al buon senso.